L’incidente
Bibbona, un tesoro nascosto sotto terra: villa romana o un borgo in cui si produceva olio? Cosa hanno scoperto gli archeologi
L'insediamento scoperto durante gli scavi per rifare il metanodotto. La struttura è a pianta quadrata: trovati vasi, resti di pavimenti e vasche di contenimento
BIBBONA. Vicino a Bibbona in età imperiale romana si producevano vino o olio in una struttura dedicata. Potrebbe essere una villa dotata di un impianto apposito o un piccolo borgo produttivo fuori dell’abitato. L’insediamento scoperto in estate nell’area Calcinaiola, durante i lavori per il rifacimento del metanodotto di Snam, è ancora in corso di scavo e il responsabile dello scavo stratigrafico Nicola Varriano (della società specializzata Ares srl di Aversa, coordinatore Pasquale Marino) adotta tutte le cautele dell’archeologo che fa un approfondito lavoro scientifico.
Il sito archeologico, pur con i lavori in progress sia del metanodotto che dell’area di scavo, e nonostante la pioggia di ieri mattina, è stato mostrato ai cittadini per condividere un bene del territorio che appartiene a tutti.
Per l’occasione Snam Rete Gas ha aperto il cantiere mentre la ditta Tre Colli, che sta facendo i lavori, ha organizzato le visite in sicurezza, la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio – presente con la funzionaria Gloriana Pace – ha patrocinato e promosso la giornata aperta al pubblico, il Comune ha dato il patrocinio all’iniziativa. Il sindaco Massimo Fedeli, visitando il sito con l’assessora alla cultura Manuela Pacchini, ha apprezzato l’entusiasmo dei bibbonesi che in breve tempo hanno fatto il sold out alle visite e ha annunciato che ospiterà la conferenza di presentazione dello scavo con gli archeologi presso il Teatro La palestra.
L’area attuale in corso di indagine è di circa 2.400 metri quadrati e dopo alcuni mesi di lavoro ha rivelato una zona produttiva di età imperiale romana (con vari secoli di frequentazione tra primo e terzo-quarto secolo dopo Cristo). Durante lo scavo sono stati ritrovati ceramiche e oggetti di metallo per cuocere, che insieme alle scorie ferrose sparse ovunque rivelano un impianto metallurgico. Le monete riferibili all’imperatore Alessandro Severo (terzo secolo) e alla moglie dell’imperatore Decio (metà terzo secolo) collocano l’insediamento in piena età imperiale, anche se l’analisi delle ceramiche e il quadro complessivo consentirà una collocazione più precisa. La struttura emersa è a pianta quadrata, e poteva avere vari usi.
Certamente c’era una parte produttiva, testimoniata dalla presenza di tre vasche, due realizzate in opera cementizia romana, un materiale pregiato e resistente, e una terza con frammenti di tegole di reimpiego, per potenziare l’impianto. Con probabilità era adibito alla produzione di vino o di olio, la certezza verrà dalle analisi di laboratorio sui residui dei materiali, infatti la concentrazione di uva in casi analoghi è stata dirimente.
È stato ritrovato anche il fondo di un grosso vaso o d'olio di terracotta per i liquidi, un contenitore che si era crepato ed è stato restaurato con una grappa di piombo, per evitare la fuoriuscita del materiale. I frammenti di un pavimento grezzo fanno pensare ad una zona di pigiatura o per pressare il mosto. Inoltre c’era un impianto di riscaldamento, documentato da un ambiente con piastrelle che sorreggevano colonnine fittili, probabilmente per un bagno di servizio. La struttura sembra fosse circondata da un grande canale di scolo. Gli ambienti emersi finora – le vasche di decantazione, un ambiente di pigiatura, i canali di collegamento – fanno pensare ad una villa romana o ad un piccolo borgo fuori città a vocazione produttiva. In attesa che l’area sia scavata completamente e per proseguire i lavori del metanodotto, le trivellazioni andranno più in profondità e il tracciato dell’impianto sarà prolungato uscendo fuori dal sito archeologico, in una zona caratterizzata da un banco argilloso, che non ha rivelato reperti.
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