Il Tirreno

La sentenza

Cecina, picchia e violenta la moglie: «Quando ero incinta mi ha dato una pedata alla pancia» – Condannato a cinque anni

di Stefano Taglione

	Due guardie all'ingresso del tribunale
Due guardie all'ingresso del tribunale

L’uomo, un 49enne di Cecina, dovrà inoltre risarcire le parti civili: 30mila euro all’ex moglie e diecimila ciascuno alle tre figlie costituite nel procedimento

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CECINA. Per anni avrebbe imposto alla moglie e ai figli un clima familiare fatto di paura, umiliazioni, aggressioni e silenzi. Un contesto che, nel corso del processo, si è arricchito di uno stupro, con la donna costretta a un rapporto non consenziente: «Gli dicevo basta, smettila». Ora è arrivata la condanna: cinque anni di reclusione per un quarantanovenne di Cecina, colpevole di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. I giudici hanno disposto inoltre l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e quella perpetua da qualsiasi incarico legato a tutela, curatela e amministrazione di sostegno. L’uomo - Il Tirreno omette il suo nome per preservare l’identità delle vittime - dovrà inoltre risarcire le parti civili: 30mila euro all’ex moglie e diecimila ciascuno alle tre figlie costituite nel procedimento, assistite dalle avvocate Elena Parietti e Alice Maria Smareglia.

La ricostruzione

Secondo la procura, i maltrattamenti sarebbero andati avanti dal 2004 al 2019. Negli atti vengono descritti episodi di violenza fisica e psicologica, minacce, urla, mobili distrutti durante le liti e un costante clima di sopraffazione. E una violenza sessuale. La donna ha raccontato in aula una relazione iniziata quando aveva poco più di 20 anni. «Faceva uso di marijuana e quando era in astinenza diventava aggressivo - le sue parole -. Una volta, quando ero incinta, mi ha dato un calcio nella pancia. Ho cominciato a perdere il liquido amniotico, sono stata ricoverata». La vittima ha descritto anche altri episodi: schiaffi, pugni e oggetti lanciati durante le discussioni. In aula ha raccontato che le bambine, ormai adolescenti, arrivavano a mettersi fisicamente tra lei e il marito «per evitare che volassero le mani». Ha parlato di problemi economici continui, bollette non pagate e di un’attività di spaccio che il marito avrebbe avviato parallelamente al lavoro, spiegando di aver scoperto droga e soldi nascosti in casa e di essere stata invitata più volte a effettuare trasferte senza sapere cosa trasportasse.

Gli abusi

Uno dei passaggi più delicati riguarda però quanto sarebbe accaduto a una delle figlie quando la famiglia si trovava in una casa vacanza. Secondo la testimonianza della madre, la ragazzina avrebbe subito molestie sessuali dal proprietario dell’immobile, giudicato per questa vicenda in un procedimento separato. La donna ha raccontato che la figlia, rientrata a casa in lacrime dopo una serata trascorsa nell’appartamento, si sarebbe chiusa in bagno cercando di lavarsi e avrebbe poi confidato alla madre di essere stata toccata nelle parti intime e che l’uomo aveva tentato di baciarla. La vittima ha inoltre spiegato che il marito le avrebbe imposto il silenzio sulla vicenda, scoraggiandola dal denunciare. Secondo il suo racconto, l’uomo temeva che la querela potesse ritorcersi contro di lui a causa dell’attività di spaccio e dei rapporti che il proprietario dell’immobile avrebbe avuto con quell’ambiente. «Mi disse di non parlare», ha riferito in aula, spiegando di aver avuto paura di perdere le figlie. Nel corso delle udienze sono stati ascoltati diversi testimoni, che hanno descritto un contesto domestico segnato da tensioni continue. La situazione sarebbe precipitata definitivamente nel 2019, quando le figlie vennero allontanate dalla famiglia su disposizione dell’autorità giudiziaria. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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