Il Tirreno

La ricostruzione

Cecina, cosa sappiamo della rapina alla gioielleria OroArt: il mistero del sacco nero e tutti gli elementi nascosti dietro al colpo da film

di Ilenia Reali

	La rapina alla gioielleria a Cecina
La rapina alla gioielleria a Cecina

Gli investigatori stanno ricostruendo ogni dettaglio del blitz avvenuto in piazza XX Settembre, mentre le immagini delle telecamere e le prime testimonianze delineano un’azione rapidissima che ha lasciato il quartiere sotto choc

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CECINA. Quattro minuti per portare a termine un furto nella notte tra giovedì 7 e venerdì 8 maggio. Pochi secondi che segnano la differenza tra una tragedia e una tragedia scampata. Un episodio vissuto nel presente, come se fosse un film americano, ma che rimanda a episodi ben più gravi del passato. A un momento rimasto scolpito nella memoria delle vittime ma anche della città. La rapina del 2004, violentissima, i coniugi Fabio ed Elena Raia vorrebbero dimenticarla. E hanno deciso di non parlarne più. Eppure a Cecina si tratta della prima cosa a cui tutti hanno pensato quando sul video della spaccata, registrato da un residente di piazza XX Settembre ai danni della gioielleria OroArt, si è visto arrivare l’auto della vigilanza mentre i quattro malviventi stavano ancora portando via oro e brillanti dalla vetrina. «Sono cose non paragonabili», si limita a dire Elena, moglie di Fabio Raia, a domanda esplicita. Era il 2004 e tre banditi presero a calci, pugni e morsi il marito che, picchiato e legato, per poco non perse un occhio. A Cecina una spaccata come quella avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 maggio non si vedeva da tempo. Proprio per le conseguenze che avrebbe potuto avere e che non ha, fortunatamente, avuto. Erano da poco passate le 3 di notte quando l’allarme della gioielleria ha preso a suonare all’impazzata. Quattro persone con il volto coperto da occhiali e cappelli avevano preso una Fiat Panda parcheggiata in piazza e stavano distruggendo la saracinesca.

Quattro minuti

I quattro malviventi hanno distrutto completamente la vetrina e hanno cominciato a fare avanti e indietro tra il negozio e un’Audi azzurra parcheggiata a pochi metri con a bordo un “palo” che controllava che nessuno arrivasse. Intanto uno dei quattro faceva avanti e indietro con la piazza prendendo degli oggetti: difficile capire di cosa si trattasse. Forse strumenti utilizzati per la rapina e custoditi in una terza auto? Pochi minuti e sul posto è arrivata un’auto della vigilanza con a bordo una guardia giurata. Non ha fatto in tempo a prendere nessuna iniziativa: il “palo” ha preso un estintore e ha cominciato a utilizzarlo, spruzzando la sostanza chimica, contro l’auto in modo da rendere impossibile alla guardia di vedere cosa stesse accadendo. Contemporaneamente ha cominciato a suonare il clacson per attirare l’attenzione degli altri. Subito sono saliti tutti sull’Audi e mentre anche un secondo malvivente spruzzava la polvere di un secondo estintore verso l’auto della vigilanza, uno è di nuovo sceso e ha cominciato a correre attraverso la piazza. Le immagini lo perdono di vista ma l’Audi riparte e pochi metri più in là recupera il complice con un sacco nero pieno. Cosa conteneva? La banda è quindi fuggita in direzione del ponte di via della Circonvallazione e da lì sono state perse le tracce.

Cosa sappiamo

Alcuni elementi importanti per le indagini ci sono già: i quattro avevano il volto coperto e non sono riconoscibili ma nel video si sente distintamente almeno una delle voci. Parlano italiano. In tanti, in piazza, hanno assistito (svegliati dall’allarme) al colpo dalle loro finestre e ci potrebbero essere testimoni che hanno notato qualcosa di più rispetto alle immagini di un video che già tantissimo racconta di quei minuti di terrore a Cecina. «Siamo stati avvisati – spiega Elena Raia – dal nostro servizio di vigilanza arrivato pochi minuti dopo, in un secondo tempo rispetto al collega che si è trovato in piazza insieme a i ladri Noi siamo clienti di Lince, il primo ad arrivare è stato Rangers Battistolli». «Non è stata aperta la cassaforte – aggiunge Raia – ma sono stati rubati oro e brillanti dalla vetrina. Di solito togliamo alcune cose ma altre rimangono: ancora non siamo in grado di quantificare il bottino. Una parte del danno, importante, riguarda saracinesca e vetrina completamente da rifare».

La gioielleria lavora gemme preziose e a realizzare un bottino di svariate migliaia di euro è un attimo. La signora Raia si lascia scappare qualche parola in più commentando la spaccata. «Siamo dispiaciuti e amareggiati per questo episodio, il terzo di cui siamo vittima in trent’anni. Siamo però consapevoli che nessuno si è fatto niente e questa è la cosa più importante. Bene anche che sia avvenuto con il negozio chiuso e con nessuno all’interno». La polizia, arrivata con i carabinieri, sul posto in pochi minuti sta coordinando le indagini. Si stanno controllando le telecamere lungo il percorso oltre a visionare quelle registrate dal circuito interno della gioielleria. Inutile dire che il video registrato, praticamente in presa diretta da un testimone, aiuta ad acquisire elementi importanti nonostante i volti dei malviventi non siano riconoscibili. 

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