Il Tirreno

L'inchiesta

Caso percolato, Ok del giudice, ammesse quattro parti civili

di Claudia Guarino
L’avvocato Bottazzoli (a destra) con Antonio, padre di Virginia Tarantola
L’avvocato Bottazzoli (a destra) con Antonio, padre di Virginia Tarantola

Si costituisce anche il Comune, a marzo la decisione sul processo

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LIVORNO. Ci sono la Regione Toscana e c’è il Comune di Rosignano, che con la nuova amministrazione ha cambiato rotta. Ma ci sono anche la famiglia di Virginia Tarantola, morta di tumore a 15 anni e un ex dipendente di Scapigliato. Si delineano così le parti civili, la cui costituzione nel procedimento collegato al caso percolato di Scapigliato è stata ammessa ieri dal giudice. Per quanto riguarda il possibile rinvio a giudizio degli indagati accusati, a vario titolo, di reati collegati a traffico, smaltimento di rifiuti e frana colposa, invece, la risposta alla richiesta della procura è prevista per il 4 marzo. Ma andiamo con ordine.

I fatti

La questione è quella legata al cosiddetto “caso percolato” con fatti contestati relativi al periodo compreso tra l’anno 2017 e il 2020. Il cuore delle indagini portate avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, con il contributo della Procura della Repubblica di Livorno e con i rilievi della guardia di finanza, sta tutto nella gestione del percolato che, secondo gli inquirenti, veniva in parte reimmesso in discarica e non smaltito in maniera corretta. Secondo la tesi della Dda di Firenze, in quattro anni circa 150mila tonnellate di percolato sarebbero state riversate in discarica. Questo – secondo l’accusa – avrebbe consentito alla società che gestisce l’impianto un risparmio notevole sui costi, creando tuttavia un danno ambientale che si sarebbe palesato provocando addirittura una frana del versante di coltivazione dei rifiuti. Procedure, queste, considerate in regola dall’azienda. Mentre per la Procura ci sarebbero i termini per parlare di uno smaltimento illecito.

Gli indagati

Tali condotte riguarderebbero, oltre alla parte tecnica dell’azienda, anche il Comune di Rosignano, socio unico con potere di nomina degli amministratori e di stabilire la politica della società. Altro aspetto dell’inchiesta ha a che fare con il traffico di rifiuti in concorso per smaltimento abusivo delle acque di lavaggio e dei sedimenti di pulizia dei serbatoi di raccolta del percolato. Oltre all’ex sindaco di Rosignano Daniele Donati e al suo collega di Castellina Marittima Alessandro Giari, amministratore unico e poi presidente della società Scapigliato all’epoca dei fatti, sono imputati Massimo Carrai, di Rosignano, in quanto direttore tecnico dell’impianto; Dunia Del Seppia, come procuratore della società di gestione della discarica; Massimo Rossi, responsabile all’epoca dei fatti dell’area tecnica e coordinatore delle attività di servizio degli impianti; Matteo Giovannetti, responsabile dell’area tecnica; Franco Cristo, procuratore dal 25 giugno 2020 della Scapigliato.

Le parti civili

Il procuratore distrettuale Luca Tescaroli ha presentato nel luglio 2023 la richiesta di rinvio a giudizio, che deve ancora essere vagliata dal giudice. Nel frattempo è stata ammessa la costituzione delle parti civili. A ritenersi danneggiati dalle condotte contestate sono Regione Toscana e Comune di Rosignano, ma anche i genitori di Virginia Tarantola. Secondo la sua famiglia, infatti, nell’insorgenza del tumore che l’ha uccisa ad appena 15 anni, ha avuto un ruolo proprio la gestione dei rifiuti nella discarica di Scapigliato, nelle cui vicinanze la ragazza ha vissuto.

«Avanti in aula»

«I genitori sono soddisfatti per l’esito dell’udienza e sperano di fare giustizia per la loro figlia», dice il legale della famiglia, l’avvocato Federico Bottazzoli del foro di Livorno, che segue il caso per l’Osservatorio Nazionale Amianto. Ammessa anche la costituzione parte civile di Paolo Bozzi, ex dipendente di Scapigliato seguito dall’avvocata Corrada Giammarinaro. «L’accoglimento da parte del gip delle costituzioni di parte civile del signor Paolo Bozzi, dipendente di Scapigliato in pensione, dei genitori di Virginia Tarantola, della Regione Toscana e del Comune di Rosignano è stato motivato con fine profilazione delle argomentazioni adeguate a formulare richiesta di tutela alla autorità giudiziaria, che solo all’esito del processo potrà pronunciarsi in ordine alla effettiva affermazione della titolarità del diritto controverso». La prossima udienza è in programma per il 4 marzo quando, dopo aver ascoltato la difesa, il giudice dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio.

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