Il Tirreno

L’evento

Cecina torna a celebrare l’artista Sibylle Geiger

di Federica Lessi
Una foto giovanile di Sybille Geiger e Alessandro Schiavetti per sette anni direttore della Fondazione Geiger cecinese e ora curatore della retrospettiva
Una foto giovanile di Sybille Geiger e Alessandro Schiavetti per sette anni direttore della Fondazione Geiger cecinese e ora curatore della retrospettiva

Una mostra di costumi e bozzetti segna il «ritorno a casa». Attesi 10mila visitatori al Centro espositivo comunale

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CECINA. Anticonformista e riservata, rigorosa e di grande talento. Sibylle Geiger, costumista e pittrice ma soprattutto filantropa svizzera, ha dedicato una vita alla sua passione più grande, l’arte, vincolando il suo ingente patrimonio alla Fondazione culturale Hermann Geiger di Basilea, che si occupa di mostre di arte contemporanea, prima di scomparire nel 2020, minata da un tumore.

Una guerriera silenziosa, che dal 2000 aveva scelto di vivere sul territorio con l’amatissimo marito Rocco Piermattei, donando alle gente che l’aveva accolta istituzioni culturali come il tempio buddista, inaugurato nel 2007 nel quartiere Città Nuova, e la Fondazione Hermann Geiger, intitolata al nonno industriale farmaceutico, che dal 2009 ha promosso tante mostre, anche di artisti internazionali cui Sibylle era legata.

A questa figura di donna e artista è dedicata la mostra “Sibylle Geiger. Una vita per l’arte. Costumi e bozzetti”, aperta da domenica 8 dicembre ore 17 al Centro Espositivo Comunale. Promossa dal Kulturstiftung Basel Hermann Geiger (KBH. G), diretto da Raphael Suter, la retrospettiva è curata da Alessandro Schiavetti, per sette anni direttore della Fondazione Geiger cecinese.

«È importante riportare a Cecina la figura di quest’artista, che in età avanzata poteva godersi il suo patrimonio, invece ha deciso di donare arte e cultura al territorio che l’ha accolta – afferma Schiavetti – in occasione delle mostre diceva «vorrei che le persone tornando a casa comprendessero quanto l’arte e la cultura li rendano migliori”. Ha passato una vita dietro le quinte come costumista, volevamo riportarla in città con gli onori che merita, chiudendo il cerchio di un rapporto iniziato oltre vent’anni fa».

La mostra, si attendono 10mila visitatori, è articolata in quattro sezioni, con i filoni del percorso professionale di Sibylle: teatro, opera, balletto e cinema, e comprende 80 bozzetti, alcuni dipinti e pannelli con scritti di pugno della costumista, documenti che testimoniano i suoi studi e ricerche. Nasce ad Hannover nel 1930 Sibylle Geiger, in una famiglia sensibile all’arte, studia pianoforte e canto mostrando un talento precoce. Ma la sua passione è fare la costumista, una vocazione non semplice da perseguire in quegli anni. Se ne va giovanissima a Parigi, con il sostegno economico del nonno Hermann, e con l’allora compagno artista. Il loro atelier è vicino a quello di Alberto Giacometti, che conosce e frequenta come altri artisti importanti della Parigi anni Cinquanta, in primo luogo Jean Tinguely e la compagna Niki De Saint Phalle, due personalità straordinarie. Qui inizia a lavorare per il teatro, creando costumi per opere messe in scena nei teatri europei come quelli di Stoccarda, Monaco, Amburgo, Vienna, Kassel e Lucerna. Disegna abiti accurati, storicamente fedeli ma anche interpretati con rigore, per opere liriche come Madama Butterfly, Don Giovanni, Don Carlos e miti classici come Medea e Ifigenia in Tauride.

Negli anni Sessanta incontra il teatro sociale di Brecht, adeguando il suo lavoro al nuovo clima. Nella danza è la personalità vulcanica della coreografa americana Catherine Dunham, che infonde al balletto classico il ritmo delle danze afro-caraibiche, ad ispirare i suoi costumi, iniziando una collaborazione memorabile.

La incontra a Roma, dove si è stabilita nel frattempo, stringendo amicizia con Giorgio Strehler, della cui stima è sempre stata orgogliosa, e iniziando a lavorare nel mondo del cinema. Gli anni Sessanta sono quelli della commedia all’italiana e presto a Cinecittà si affermano gli spaghetti western, per cui la costumista lavora a lungo, stringendo un sodalizio con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Ha un contratto con la 20th Century Fox e con la Rai, a testimonianza della sua professionalità matura. Si ritira dalle scene e torna in Svizzera, ma in gita a Roma conosce Piermattei a Trastevere, che sposerà dopo un lungo scambio epistolare e il corteggiamento assiduo del nobile romano. Si dedica alla pittura e apre una galleria a Roma, che porterà avanti alcuni anni prima di venire in Toscana, dove i coniugi restano colpiti dall’accoglienza che ricevono sul territorio. «Siamo riconoscenti a questo posto – dichiarò Piermattei nel 2007 – siamo stati accolti in maniera speciale. Mia moglie la prima volta che venne a Cecina chiese un’informazione su un indirizzo e ci fu accompagnata in macchina da un passante. A Roma o in altri posti sarebbe stato impensabile».

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