Il Tirreno

L’Accademia medicea premia il cecinese Niccolai

di Samuele Bartolini
L’Accademia medicea premia il cecinese Niccolai

Il ceramista e scultore vorrebbe donare una sua opera alla città di Cecina Il 16 giugno la cerimonia nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze

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CECINA. L’infinito. Ecco cosa va cercando Michele Niccolai con quel bronzetto di Chimera rivisitata nell’ufficio di Eugenio Giani. C’è il serpente testa e coda, c’è la figura femminile che tiene in braccio una capra. Col tutto che prende vita in un 8 disteso. L’infinito, appunto. Sono lontani i tempi quando Niccolai costruiva barche da canottaggio con la Cooperativa Donoratico per le Olimpiadi 1980 in Unione Sovietica. Peccato che i mitici Abbagnale gli dissero no: ora è solo un dolce ricordo. Michele Niccolai è un fiorentino di adozione ma cecinese di origine. Ci tiene alla sua terra. Ci torna sempre quando può. Di professione fa l’organizzatore di mostre a Palazzo del Pegaso. Anzi. Fu lui l’ispiratore di Riccardo Nencini, allora presidente del parlamentino toscano. Ma appena ha un po’di tempo libero realizza opere d’arte in ceramica e non solo. È da quando aveva tredici anni che plasma la terracotta.

Il nonno che aveva la fornace a Vallino delle Conche lo lasciava giocare con la materia incandescente e lui si divertiva a inventare le forme che aveva in testa. Ora che è a due passi dalla pensione chissà cosa s’inventerà con tutto il tempo a disposizione che avrà davanti. «Non riesco mica a stare fermo con le mani. E figuriamoci se tengo ad arrugginire la mia mente», dice alla vigilia di un evento importante. Sì, perché Michele il 16 giugno sarà insignito di un premio doppio nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. L’Accademia internazionale medicea gli consegna il premio europeo Lorenzo Il Magnifico e il Collare Laurenziano per meriti artistici. Una bella soddisfazione per un ceramista scultore in piena attività.

Da cattolico praticante con in testa un Dio fatto di terra fuoco acqua e aria rincorre un ideale di figura femminile che ha due esempi nella vita. «Sono la Madre Terra che rappresenta il passato e mia figlia come deposito futuro che lascio quando non ci sarò più», dice Niccolai. Le figure femminili e il Dio alchemico. Il farsi carico nelle opere d’arte di un infinito dove maschile e femminile si confondono e una lumaca, come si definisce lui, che si porta sulle spalle tutto il peso di una fede fuori dai canoni. Eppure a 65 anni Michele Niccolai si ritiene più che soddisfatto di tutta la cultura che ha portato in Consiglio. «In vent’anni abbiamo tenuto ottanta mostre e gli artisti che son passati di qui ci hanno donato 600 opere. Penso a Ghelli, Possenti, Talani. Siamo al pari del Museo Pecci di Prato», dice con orgoglio.

Ora che sta per ricevere i premi a Palazzo Vecchio ha un sogno nel cuore. «Vorrei donare una mia opera al Comune di Cecina». E chissà che il sindaco Samuele Lippi non realizzi il suo sogno.

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