Il Tirreno

«Caro energia? Il vero problema sono i costi dei fertilizzanti»

Sara Chiarei
Nella foto un vitigno
Nella foto un vitigno

Carlotti, presidente della Cooperativa Terre dell’Etruria: «Gli sconti? No, ai produttori va riconosciuto il prezzo reale»

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DONORATICO. «I rincari di prodotti come i cereali italiani sono una speculazione perché quelli che consumiamo oggi sono stati prodotti nel 2020, piuttosto ciò che mi preoccupa è la produzione futura a causa degli attuali rincari».

Queste le parole di Massimo Carlotti, presidente della Cooperativa Terre dell’Etruria che evidenzia come quando a novembre verrà seminato il grano nuovo sarà condizionato dall’effettivo aumento dei fertilizzanti (+280%) e dei semi passati a costare 570 euro a tonnellata nel 2020 alle attuali 740.

Ma perché simili rincari?

«I fertilizzanti – spiega Carlotti – sono composti da sostanze, tra cui ammonica, provenienti dai paesi dell’est in più ci sono i problemi dei trasporti legati al caro carburante». Le vere criticità secondo il presidente del Consorzio non sarebbero gasolio e caro-energia di cui certo non nega l’aumento, ma che tradotto in termini pratici pesa nell’ordine di pochi centesimi, piuttosto sarebbe il considerevole rincaro dei materiali per la produzione a mettere in crisi un settore cui purtroppo, evidenzia, non è mai stato riconosciuto il prezzo giusto delle materie prime. «Noi – prosegue – siamo totalmente contro a chi applica sconti sul cibo perché quando si parla di materia prima andrebbe riconosciuta all’agricoltore per il suo prezzo reale».

Ma perché un paese che gode di un clima mite come l’Italia bagnato su tre lati dal mare non riesce ad essere autonomo nella produzione del grano? «Non abbiamo le quantità di terreno per una simile produzione – dice – in più è necessario ricorrere anche a grani esteri per ottenere la pasta indirizzata al mercato industriale. Per sopportare la precottura, ad esempio nei ristoranti, occorrono anche grani diversi dai nostri perché dotati di altre caratteristiche. Insomma, almeno che non si intenda ridurre la produzione industriale di pasta, dobbiamo continuare ad importare grani esteri». È chiaro che i rincari dei materiali tecnici necessari alla produzione (concime, fertilizzanti, semi) potrebbe avere come conseguenza non tanto l’irreperibilità di certi prodotti quanto l’aumento di prezzi per il consumatore finale. «Da sempre – dice – chiediamo il giusto utile affinché il produttore possa viverci e ripagare i costi di produzione. Conti alla mano, basterebbero 10 centesimi al chilo in più per prodotto, il mancato riconoscimento di questa cifra, seppure minima, porterà alla chiusura di molte aziende. L’effetto sarà – sottolinea – che il melone o i pomodori sulle nostre tavole arriveranno da qualche altra parte d’Italia, o addirittura del mondo».

Dal canto suo “Terre dell’Etruria” sta provando da tempo a controllare l’uso di concimi che tuttavia non può certo essere azzerato mentre una politica di sconti non è attualmente contemplabile. «Non siamo nelle condizioni di poter diminuire i prezzi – dice il presidente – siamo già al limite». Una naturale conseguenza del risicato ricavo degli agricoltori (cui vanno aggiunti come visto gli ingenti rincari di materiale tecnico) è l’accaparramento dei terreni in atto sia in Maremma che in Val di Cornia, poiché molti proprietari si trovano costretti a lasciare. «Il super intensivo – spiega – comporta però il consumo del 60 per cento in più di acqua ed una monocultura spesso non toscana. Bisogna mantenere le aziende che si trovano sul territorio con una differenziazione produttiva, come salvaguardia dalle alluvioni e a beneficio del nostro ecosistema. Il super intensivo invece, sfrutta il territorio».

“Terre dell’Etruria” è una società cooperativa agricola che da lavoro a 240 persone e coinvolge oltre 3.000 aziende in un territorio che abbraccia tutta la toscana ma la cui produzione ortofrutticola si concentra principalmente nel grossetano e a Venturina. Solo nel settore cereali, la cooperativa produce circa 400mila quintali in un’area di 10.000 ettari di gestione; il settore ortofrutticolo si estende su 600 ettari, comprende 900 aziende associate, produce 350.000 quintali, 200 sono i conferitori e 153 varietà diverse di ortaggi che si cercano; infine in quello oleario Terre dell’Etruria lavora circa 70.000 quintali di olive pari ad una superficie di 15.000 ettari di oliveti.

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