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Progetto Morello, la ricerca dell'identità del Sangiovese di Scansano

Progetto Morello, la ricerca dell'identità del Sangiovese di Scansano

Ci sono terre difficili da raccontare. La Maremma è una di queste: assolata, ventilata, poco incline alle scorciatoie

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Dal 2003 Roccapesta prova a darle voce attraverso il vino, convinta che non si possa raccontare un territorio senza prima conoscerlo a fondo. Da questa volontà di conoscenza nasce il Progetto Morello.

A differenza di altre note denominazioni toscane a base di Sangiovese, quella del Morellino di Scansano è giovane ( DOCG solo dal 2006) e sta compiendo oggi il passaggio dall'infanzia alla maturità enologica, alla ricerca di uno stile e di un'identità propri. Roccapesta ha scelto di contribuire a questa indagine con un lavoro scientifico condotto direttamente in vigna, che non rinnega la tradizione ma la accompagna: per questo la vinificazione resta autentica e ridotta all'essenziale, con fermentazioni spontanee ad opera di lieviti indigeni, nessuna filtrazione e legni non tostati, per non aggiungere sapori estranei a quelli del territorio.

Il vero laboratorio è il vigneto: trenta ettari condotti con sola manodopera interna e lotta integrata, dove alle vigne storiche degli anni Settanta si affiancano impianti recenti con oltre trentacinque cloni diversi di Sangiovese. La convinzione centrale è che il futuro del vino si coltivi in campo, adattandosi all'equilibrio naturale dell'ambiente e non forzandolo. Il Progetto Morello è, in questo senso, il punto di incontro tra la tradizione che rispettiamo come esempio e la scienza che guardiamo come futuro.

Il nome viene dal Morello, lo storico vino che ha dato i natali alla denominazione, e l'indagine si articola su sette fattori. Due sono ambientali e comuni a tutto l'areale: la luce maremmana, diretta, riflessa dal mare e non ostacolata grazie al basso inquinamento; e il clima, fatto di stress idrico estivo, piogge rigeneranti di fine estate e forti escursioni termiche pre-vendemmia, ideali per la concentrazione aromatica e fenolica del Sangiovese. Cinque riguardano l'azienda: la biodiversità clonale (35 cloni impiantati), lo studio dei suoli dei cinque vigneti vocati (tra 250 e 550 metri), la gestione diretta delle vigne, una tecnologia pensata per prevenire anziché correggere, e un approccio ecosistemico che lascia convivere la vite con erbe spontanee, insetti e microrganismi.

Da quei cinque vigneti nascono altrettanti vini a singola vigna. Il primo è stato Vigna Liuzza 2021, da una parcella a 350 metri su suoli ricchi di minerali ferrosi: un vino teso e contratto, destinato al lungo affinamento. Con l'annata 2022 si è aggiunta I Gaggioli, tra i vigneti più antichi dell'areale, a 400 metri su argilla e galestro, che restituisce un vino ampio e gustoso, dai toni di frutta matura. Il 2023 non è stato prodotto: l'annata non ha dato uve all'altezza degli standard imposti. Una rinuncia che, in un progetto di ricerca, vale quanto un risultato.

Con l'annata 2024, in commercio da fine settembre, entra per la prima volta Vigna Brunetto, a 350 metri su suoli ricchi di scisto. Di questo vino, per ora, non diciamo altro: certe bottiglie  vanno assaggiate. Chi vorrà conoscerlo potrà farlo in cantina il 28 settembre, alla prima edizione di Roccapesta&Friends. Tutte le informazioni su roccapesta.com

ROCCAPESTA AZ. AGR.

Località Macereto 9, 58054 Scansano (GR)

Tel: 0564599252 Mail: info@roccapesta.it

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