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Il sergente di ferro resta alla guida del Pietrasanta: «Il lavoro paga»

di Massimo Guidi
Il sergente di ferro resta alla guida del Pietrasanta: «Il lavoro paga»

Bucci già confermato dopo l’ottima stagione

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PIETRASANTA. Un po’ Eugenio Bersellini e un po’ Carlo Mazzone. I cosiddetti sergenti di ferro che magari non appartengono alla generazione calcistica di Massimiliano Bucci, e ai quali il tecnico del Pietrasanta somiglia per il modo di stare in panchina, ma anche per il saper fare gruppo. Un po’ comandante e un po’ capo banda, di quelli capaci di farsi seguire dai suoi giocatori, soprattutto nei momenti peggiori. Come è accaduto anche nella stagione appena conclusa, quando la squadra ha fatto quadrato intorno al suo comandante che l’ha guidata fuori dai mari procellosi della bassa classifica. Fino a portarla ai margini della zona playoff. Un risultato che la società ha riconosciuto, confermando Bucci e il suo staff anche per la prossima stagione. Perché, al di là del blasone, non va dimenticato che la società di via del Crocialetto ha affrontato il campionato di Promozione da neopromossa. Trentotto anni, viareggino, è alla settima stagione in panchina dopo un passato da difensore centrale sempre ostico da superare con le maglie di Bozzano, Capezzano e Seravezza, interrotto a poco più di trent’anni per un ginocchio ballerino. Bozzano, Torrelaghese e Pietrasanta sono le tappe di una carriera da tecnico sempre in crescendo.
Bucci, si aspettava la conferma subito dopo il triplice fischio dell’ultima di campionato?
«Nel calcio, a tutte le latitudini, non c’è mai niente di certo. Una conferma penso meritata per me e il mio staff, perché abbiamo svolto un lavoro importante».
Si è mai sentito in discussione dopo l’inizio con il freno a mano tirato?
«Un tecnico viene valutato in base ai risultati e se questi non arrivano può essere messo sulla graticola. Non è stato il mio caso, perché ho sempre avuto il supporto della dirigenza che vive la squadra sette giorni su sette, è presente agli allenamenti e dunque ha potuto toccare con mano il lavoro svolto».
Qualcuno la descrive come un sergente di ferro. È d’accordo nell’accettare questa etichetta forse nel calcio di oggi un po’ in disuso?
«Ho un carattere deciso, mi piace usare il bastone e la carota. Ma so stare in gruppo e soprattutto mi piace il dialogo con i miei giocatori. In sette anni di carriera mi è capitato di avere qualche discussione. Ma credo che sia una cosa che capita a tutti gli allenatori».
Nonostante l’aria da burbero si dice che lei abbia un buon rapporto anche con i giovani.
«Sono la nostra risorsa. E poi prendersela con i giovani vuole dire avere poca personalità, caso mai te la devi prendere con i vecchi dello spogliatoio che hanno il compito di trascinare la squadra».
Perché ha scelto di fare l’allenatore una volta appesi gli scarpini al chiodo?
«Perché mi è sempre piaciuto. Ho avuto allenatori importanti come Adami, Bertocchi, Meniconi, Coluccini e Baicchi, e tutti mi hanno sempre considerato un allenatore in campo. E a me è sempre piaciuto interpretare il ruolo del leader».
Qual è il suo allenatore di riferimento?
«Il mio idolo è Ancelotti, a mio avviso il più bravo tecnico nella storia del calcio. Ma al di là dei suoi meriti tecnici mi piace perché è uno che sa tenere bene il gruppo».
A 38 anni c’è ancora ampiamente il tempo per provare a salire di categoria.
«Sono ambizioso e mi piacerebbe arrivare ad allenare magari in serie D, categoria per la quale ho l’abilitazione».
È soddisfatto per il suo percorso fatto finora?
«In sette anni di panchina ho sempre centrato qualche obiettivo. Il primo anno ho ereditato il Bozzano in una situazione difficile e l’ho portato alla salvezza; la stagione seguente ci siamo piazzati al terzo posto. Poi ho centrato una salvezza difficile anche con la Torrelaghese. L’anno seguente mi sono dimesso quando eravamo comunque sesti in classifica. Poi le due stagioni al Pietrasanta. Con la vittoria dello scorso campionato e l’importante piazzamento nella stagione appena conclusa».
Cosa chiederà ai dirigenti del Pietrasanta per la prossima stagione calcistica?
«Dobbiamo provare a fare il salto di qualità. Non dico puntare alla vittoria, che è sempre difficile, ma comunque fare un campionato importante. Abbiamo già una buona base di giocatori e credo che con quattro o cinque innesti di qualità direi che possiamo fare bene».
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