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Un gol da capitano per alzare la coppa: la notte magica di Luca Maiorana

di Massimo Guidi
Un gol da capitano per alzare la coppa: la notte magica di Luca Maiorana

Ha conquistato il trofeo di Promozione

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MASSAROSA. Non tutti i gol sono uguali. Anche se difficilmente troverete un giocatore che voglia fare un distinguo, soprattutto un attaccante per il quale “ogni scarrafone è bello ’a mamma soja”. Luca Maiorana però non dimenticherà tanto facilmente il gol segnato nella notte del “Bozzi” di Firenze, che ha consegnato alla sua squadra, il Meridien Grifoni di Larciano, la Coppa Italia di Promozione. Un gol segnato da capitano e con la iconica maglia numero dieci indosso. Trenta anni compiuti lo scorso febbraio, il ragazzo di Piano di Mommio ha un certo feeling con la vittoria, visto che nella sua personale bacheca ci sono un campionato di Eccellenza vinto con il Seravezza, uno di Promozione con il Ponte Buggianese ed una classifica dei cannonieri vinta sempre con la formazione pistoiese. Ma soprattutto un campionato di serie D vinto con il Tuttocuoio ad appena venti anni, sotto la guida di quello che ritiene il suo maestro calcistico: Massimiliano Alvini. I suoi primi calci Luca li aveva tirati con i bimbetti di Capezzano e Piano di Mommio, prima di vivere le esperienze nelle giovanili di Empoli, Lucchese e Livorno. Attaccante esterno che può giocare anche vicino ad una prima punta, per sua stessa ammissione ha scoperto da non molto tempo quanto il gol «ti può far stare bene» (ne ha segnati 38 negli ultimi due anni) anche se per lui rimane comunque gratificante mandare a segno gli altri. I suoi primi tifosi sono papà Matteo, che da ragazzo ha giocato nella mitica Stella Rossa del “Carrara”, il quale non si perde una partita del suo ragazzo e mamma Grazia che negli anni di Empoli non gli ha fatto saltare un allenamento. Laureato in scienze della comunicazione, al mattino lavora per alcune aziende e nel pomeriggio è sul campo per gli allenamenti.

L’approccio con il calcio è stato per passione o per emulare qualche amico?

«Mi è sempre piaciuto correre dietro ad un pallone. Una passione per la quale ho avuto l’appoggio dei miei genitori, i quali mi portarono a Montecatini da un calzolaio per farmi fare le prime scarpe da calcetto perché a Capezzano giocavamo prevalentemente in palestra. Sono rosse e la mamma le conserva ancora gelosamente».

Nel corso degli anni ha avuto modo di frequentare settori giovanili di società professionistiche. Cosa crede le sia mancato per rimanere in quel mondo?

«Probabilmente ho sbagliato qualcosa ma non saprei dire cosa. E questo forse mi è servito per non farmi alimentare rimpianti».

Cosa ricorda degli anni di Empoli?

«È stata una bella esperienza che ho condiviso con Simone Della Latta. Ricordo ancora le nostre mamme che ci portavano agli allenamenti. Non ce ne hanno fatto saltare uno».

Poi al primo anno nei campionati dei grandi, col Tuttocuoio, incontra Massimiliano Alvini.

«Con lui ho imparato cosa è il calcio. Oltre che una brava persona, che non fa differenze tra anziani e giovani, è un tecnico molto preparato. Conosce ogni minimo dettaglio sui giocatori della squadra che devi affrontare. È una persona tosta che dà tutto per la sua squadra. Abbiamo vinto un campionato difficile contro formazioni come Piacenza, Spal, Lucchese, Massese e Pistoiese».

Poi dopo Rosignano, Castelnuovo e Pietrasanta arriva il secondo successo con il Seravezza. Un anno importante al di là del calcio.

«Sì, perché ho ripreso a studiare, mi sono laureato e ho definitivamente deciso che il calcio sarebbe stato più un hobby che una professione».

Calcio che le ha dato comunque parecchi soddisfazioni, non ultima quella vissuta con la conquista della Coppa Italia di Promozione. Emozioni?

«Tante, perché vincere una coppa significa per un calciatore dilettante l’unico momento nel quale alzi al cielo un trofeo. L’ho fatto da capitano, segnando il gol decisivo e con la maglia numero dieci. Emozioni uniche».

Ritiene quello del “Bozzi” il suo gol più bello?

«Sicuramente il più importante. Il più bello quello realizzato con una rovesciata da fuori area quando giocavo nel Ponte Buggianese. Quello da ricordare il primo in serie D con il Tuttocuoio contro il Mezzolara».

Con chi ha voluto condividere il successo?

«Con mio papà che è venuto a Firenze assieme al suo migliore amico Edi Arcangeli».


 

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