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La storia

Altro che donna nel pallone, Pieroni ha le idee chiare: «Qui il mio mondo»

di Massimo Guidi
Altro che donna nel pallone, Pieroni ha le idee chiare: «Qui il mio mondo»

Innamorata del calcio, lavora per il Seravezza

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VIAREGGIO. Quando una passione coltivata fino da bambina si trasforma in una occasione di lavoro. È la storia di Susy Pieroni, la dinamica segretaria del Seravezza Pozzi che a un certo punto della sua vita ha deciso di dire basta al lavoro che faceva senza troppo entusiasmo, per abbracciare una nuova avventura nel mondo del calcio. Pietrasantina «ma delle campagne», come rivendica orgogliosamente, cresce nel mito del Torino, la squadra del cuore di papà Aldo che spesso la porta a vedere le partite della squadra granata. Ma anche quelle della Coppa Carnevale a Viareggio che ritiene un po’ la sua città d’adozione perché le ricorda i tempi della scuola, al “Piaggia” e le serate al Carnevaldarsena. Oltre a papà Aldo c’è anche un’altra persona che le ha fatto amare il calcio: Nicola Bertoni, ex calciatore del Pietrasanta poi collaboratore di Oreste Cinquini a Bologna, che la porta a Pietrasanta dove Bertoni aveva iniziato la carriera di dirigente. Susy rimane per cinque anni a Pietrasanta prima di approdare al Seravezza otto anni or sono.
Come è nato il suo interesse per il calcio?
«Grazie a papà Aldo e al mio amico Nicola Bertoni. Papà era un grande tifoso del Toro e spesso lo accompagnavo a vedere le partite, anche se il mio cuore batteva per l’Inter. Ma non glielo dicevo. Con Nicola siamo amici da sempre e fino dagli anni della scuola mi diceva che ero l’unica donna che conosceva con la quale poteva parlare di calcio».
Bertoni che è stato importante nel farle cambiare lavoro.
«Lavoravo in un’azienda a Pisa. Un lavoro che non mi piaceva e oltretutto non mi consentiva di stare il tempo che avrei voluto con mio figlio Nicola. Un giorno mi contatta Bertoni, il quale mi chiede se mi piacerebbe andare a lavorare in segreteria al Pietrasanta».
E lei cosa ha risposto?
«Ho subito accettato, senza riserve perché era l’occasione per cambiare vita e andare a fare un lavoro che ero convinta mi sarebbe piaciuto».
Cosa ricorda dell’impatto con la nuova attività lavorativa?
«Ricordo la disponibilità del presidente Ciaponi e soprattutto Lello La Piano, il quale mi ha insegnato tutto quello che c’era da sapere per gestire la segreteria di una società di calcio».
Prima di Seravezza ha avuto altre esperienze simili?
«Sì, ho lavorato per un periodo al Bozzano dove mi aveva portato Luciano Coluccini e nello stesso periodo collaboravo con al Croce Verde di Viareggio, dove ho conosciuto una persona eccezionale come Giovanni Poletti».
Poi arriva la chiamata del Seravezza.
«Mi aveva contattato anche il Real Forte, ma ho preferito scegliere il Seravezza perché conosco da tanti anni il presidente Vannucci».
Come descriverebbe l’ambiente del Seravezza?
«Semplice: una famiglia. Dal presidente a Edo Luisi e Vinicio Maggi, sono tutte persone con la quale si lavora in piena armonia. Così come con Marco Limetti, una persona che ha grandi competenze e Davide Pisani che si occupa della juniores arrivati quest anno».
Qual è la sua giornata tipo?
«Sono in segreteria dalle 15 alle 20, per tutta la settimana. Durante la mattinata sbrigo molti lavori tramite il telefono».
Il suo lavoro è in continuo aggiornamento. Come ha vissuto l’abbandono del cartaceo?
«Il primo anno della serie D ho fatto un corso a Roma sulla dematerializzazione. Ricordo che alzavo sempre la mano per chiedere delucidazioni perché volevo imparare alla svelta».
Come vive il giorno della partita?
«Dall’ufficio posso vedere la partita. E allora me ne sto lì da sola a soffrire e a gioire. Domenica dopo la sconfitta con l’Arezzo ho passato una brutta serata».
Qual è il suo rapporto con le altre donne nel… pallone?
«Mi sento spesso con Carmen Galavotti del Real Forte, che è sempre molto disponibile così come Michela Marchetti del Pietrasanta».
In tanti anni di calcio quali sono i momenti che ricorda con maggior piacere?
«La vittoria nei playoff del Pietrasanta sul Castelnuovo e la festa che ci fecero a Gambassi nell’ultima giornata del vittorioso campionato d’Eccellenza. Ma la cosa che mi fa più piacere è quando incontro ragazzi che ho conosciuto quando erano nella scuola calcio e che ancora oggi quando mi incontrano mi salutano con affetto».

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