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Due rigori parati in una sola partita: è Lagomarsini l’eroe del momento

di Massimo Guidi
Due rigori parati in una sola partita: è Lagomarsini l’eroe del momento

Il numero 1 del Seravezza: vi svelo il trucco

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SERAVEZZA. Non si etichetta come un vero e proprio pararigori, anche se qualcuno in carriera lo ha neutralizzato. Definizioni a parte, domenica scorsa Ettore Lagomarsini ha voluto scrivere una pagina importante nella sua personale storia calcistica, neutralizzando due tiri dal dischetto a Elio Calderini, uno degli attaccanti più navigati in categoria che si era portato sulla fatal piazzola pregustando già il successo. Una specie di regalo scartato con qualche giorno di anticipo, visto che il prossimo 22 gennaio il portiere del Seravezza spengerà trenta candeline, in concomitanza con la disputa della sua partita di campionato numero 300. Metà milanese (per parte di mamma) e metà carrarese, ha iniziato a giocare a calcio un po’ più tardi rispetto ai suoi coetanei perché a lui piaceva di più il judo, sport che comunque ringrazia per averlo aiutato ad essere molto coordinato nei movimenti. Poi per seguire le orme del fratello è passato a tirare calci ad un pallone o meglio a volare tra i pali con l’Oratorio Don Bosco. Se la cava bene il ragazzino e il salto dalla storica società alla Carrarese è quasi automatico. In gialloblù viene notato dagli scout del Genoa che lo portano sotto la Lanterna, dove rimane per due stagioni con la formazione Primavera. La prima come vice di Mattia Perin, la seconda da titolare, disputando anche un torneo di Viareggio. Poi inizia a girovagare per l’Italia. Messina, Aversa e dopo un ritorno a Carrara, va ad Avellino. Sono stagioni importanti e ricche di soddisfazioni. A Messina vince il campionato di serie D e l’anno seguente quello di Seconda Divisione, ad Avellino un campionato di serie D e lo scudetto di categoria. Dopo l’esperienza in Irpinia sente la necessità di tornare a casa ed accetta le proposte della San Marco Avenza, con la quale trionfa nella Coppa Toscana di Eccellenza.
Il resto è storia recente con la chiamata del Seravezza con il quale sta giocando per la seconda stagione consecutiva.
Lagomarsini, si definisce un pararigori?

«Qualcuno in carriera l’ho parato, ma non mi definirei un vero e proprio specialista».
Non sarà un pararigori, ma la doppia prodezza di Città di Castello non potrà mai dimenticarla. Ci racconti quei momenti.
«Di solito scelgo prima del tiro da quale parte tuffarmi, anche se qualche volta cambio idea soprattutto quando gli attaccanti prendono rincorse lente. In occasione del primo rigore ho atteso fino all’ultimo momento e ho visto che Calderini “apriva” il piatto destro per indirizzare il pallone alla mia sinistra e sono riuscito ad intercettare il tiro. Sul secondo rigore ho pensato che avrebbe cambiato angolo e così è stato».
Dove iniziano i meriti di un portiere in occasione di una mancata trasformazione di un rigore?
«Se il rigorista calcia forte e angolato per il portiere non c’è scampo. La bravura del portiere sta nel provare ad intuire dove verrà calciato il rigore. Il portiere ha il vantaggio di avere niente da perdere. La pressione è tutta per chi deve calciarlo».
Ha giocato sui campi di molte regioni d’Italia. Quali sono le differenze tra quelli del sud e quelli del nord?
«Al sud c’è più agonismo rispetto ai gironi del nord, dove trovi squadre più tecniche. Poi il fattore ambientale. Al sud molte persone frequentano ancora gli stadi e dunque puoi trovare ambienti più caldi».
Ha rimpianti per non essere rimasto nel calcio professionistico?
«No: ho sempre cercato di dare il massimo perché il calcio è la mia professione. Ma a volte non basta perché per andare avanti subentrano anche altri fattori».
Ma veniamo al presente. Cosa è successo al Seravezza nella prima parte di questa stagione?
«Avevamo ottenuto risultati importanti in precampionato e probabilmente questo ci ha fatto sottovalutare un po’ il girone E, che rispetto a quello della passata stagione si è rivelato più complicato dal punto di vista agonistico».
Svaniti i possibili sogni di gloria qual è il vostro obiettivo?
«La classifica è corta: due vittorie di fila ti portano in alto, due battute d’arresto ti portano nelle zone pericolose. Dobbiamo cercare di fare il meglio possibile per raggiungere al più presto una zona di classifica tranquilla». 

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