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La prima parata è su un rigore: il piccolo record di Michele Aperti

di Massimo Guidi
La prima parata è su un rigore: il piccolo record di Michele Aperti

«Pensare che non dovevo neanche giocare»

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VIAREGGIO. Probabilmente Michele Aperti ha stabilito un piccolo record. Già, perché il portiere della Torrelaghese ha compiuto il suo primo intervento della giornata parando addirittura un calcio di rigore. Prodezza salutata con tanto una dedica a mamma Maria Chiara. A cose normali Michele neanche doveva giocare, perché il titolare è Matteo Costa. Ma qualche ora prima di andare in campo il tecnico Simone Passaglia ci ripensa, e comunica al ragazzo che ogni domenica si accomoda diligentemente in panchina, che sarà lui ad avere la maglia con il numero uno contro il San Frediano. Su uno dei campi più complicati della categoria.

Non è la prima volta in stagione, ma Michele vive il momento con quella emozione che, dice lui, è propellente utile a caricarlo. E così, quando dopo appena otto minuti dal fischio di inizio il San Frediano usufruisce di un calcio di rigore, non si scompone più di tanto. Anzi fa il guascone, ed indica all’avversario dove deve indirizzare il pallone. Finta il tuffo dalla parte opposta per poi cambiare direzione, tuffandosi dal lato che aveva “consigliato” al cecchino di casa, il quale si vede neutralizzare in due tempi la conclusione. Ma non è finita qui: perché nel corso dei novanta e passa minuti compie altri interventi determinanti per portare a casa la vittoria griffata dal gol di Pardini.

Ventitré anni, mamma viareggina e papà del Mugello, tifoso della Fiorentina, è alla quinta stagione in forza alla Torrelaghese, dove ha trovato poco spazio avendo la strada sbarrata prima da Leandro Casapieri e poi Matteo Costa. Ma lui non ha mai alzato la voce, ha continuato ad allenarsi con cura aspettando l’occasione che puntualmente è arrivata e che in cuor suo spera non sia l’ultima. Cosa ha pensato quando si è trovato l’avversario pronto al tiro dal dischetto? «A niente. Ho solo cercato di attirare la sua attenzione indicandogli l’angolo dove calciare. Poi quando è partito ho fintato di andare dalla parte opposta, lui ha abboccato ed in pratica ha tirato dove gli avevo indicato. Ho respinto il pallone e poi grazie al velo dei compagni ho recuperato la sfera».

Il rigore che non viene trasformato è merito del portiere o demerito dell’attaccante? «Se calciato bene, magari angolato e forte, è difficile da intercettare, ma credo che qualche merito al portiere che para un rigore vada comunque dato». Si aspettava di scendere in campo dall’inizio? «No. Domenica, poche ore prima della partita, il nostro allenatore mi ha detto che avrei giocato». Un’investitura così inaspettata le ha provocato qualche problema? «No. Anche perché più mi emoziono e più riesco a giocare concentrato». Come vive la sua condizione di secondo portiere? «Quando hai davanti portieri del calibro di Casapieri e Costa sai che le possibilità sono limitate. L’unica cosa che mi è dispiaciuta nella passata stagione è che quando Casapieri non si poteva allenare non sono mai stato preso in considerazione».

Come quasi tutti i ragazzi ha iniziato a giocare a calcio a cinque-sei anni. Ha sempre fatto il portiere? «Sono stato subito indirizzato tra i pali. E il ruolo mi è piaciuto. Forse una malattia di famiglia visto che anche mio fratello Andrea che gioca nel Massarosa, fa il portiere». Tornando al rigore parato. Merita una dedica speciale. A chi va? «A Maria Chiara, la mia mamma che ha passato un momento difficile causa problemi di salute. Quella parata è tutta per lei». Tra i suoi famigliari c’è qualcuno che la segue? «Marco, mio papà, e la mia fidanzata Martina».

Oltre a giocare allena anche i portieri nelle giovanili del Lido di Camaiore. È un ruolo che le piace? «Alleno i ragazzini dal 2006 al 2009 del Lido di Camaiore. È il primo anno che ricopro questo ruolo da solo perché prima ho lavorato per tre anni con Andrea Carpita, che devo dire è stato un bravo insegnante». Tra molti anni quando smetterà di giocare potrebbe essere quello il suo ruolo? «Devo dire che mi piace allenare i portieri. Vedremo». Per Michele Aperti il calcio è…? «Una passione. Che mi ha fatto da supporto nel momento difficile della mia mamma. Quando andavo al campo per l’allenamento riuscivo a ritrovare un po’ di serenità grazie anche a tutto il gruppo della Torrelaghese».

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