Palazzolo, quando il gol non ha età
A 37 anni è tornato in campo dopo lo stop per la pandemia e con il Corsanico ha segnato sotto gli occhi del figlio Gioele
Massimo Guidi
Viareggio. Aveva tirato gli ultimi calci a un pallone un anno e mezzo fa. Poi la pandemia aveva costretto Antonio Palazzolo, per tutti Tony, a restare ai box. Aveva anche deciso, peraltro senza troppa convinzione, di dire basta perché a 37 anni suonati e con un ginocchio in disordine si può anche fare festa. Ma poi la sua indole di guerriero accompagnata da una passione infinita lo hanno fatto recedere dalla decisione: non poteva chiudere così, non per sua scelta. E allora ad inizio dell’estate ha cominciato a telefonare a qualche allenatore che riteneva amico per potersi allenare senza impegno per nessuna delle parti. Ma con grande sorpresa ha dovuto incassare due o tre no secchi. Una brutta delusione, ma Tony non si è dato per vinto e si è ricordato che a Corsanico allena Gabriele Mazzei, suo compagno di squadra tanti anni e con il quale è rimato amico, il quale non solo lo ha accolto ma gli ha proposto di far parte della rosa degli orange. Già perché anche se hai a disposizione una batteria di attaccanti niente male un Palazzolo tirato al lucido può sempre tornare utile, magari part time. L’antico bomber ha accettato la proposta e domenica è andato in campo, a sorpresa, dal primo minuto segnando anche un gol di fronte alla moglie Eleonora e il loro figlio Gioele.
Cosa ti ha spinto a tornare in campo?
«Soprattutto la grande passione per questo sport. Dopo quasi due anni senza scendere in campo avevo deciso di smettere anche perché lavoravo molte ore e non avevo tempo per allenarmi. Poi ho cambiato lavoro, il tempo libero è aumentato e ho cominciato a rielaborare che dovevo tornare ad allenarmi per vedere se potevo continuare a giocare magari per un anno o due perché il tempo non fa sconti».
E allora cosa hai fatto?
«Ho telefonato a due o tre amici che allenano squadre della nostra zona ma ho ricevuto un rifiuto. La motivazione? Hanno rose numerose e che quindi non c’era spazio per potermi ospitare».
Un brutto colpo. E come hai reagito?
«Ho chiamato Gabriele Mazzei con il quale avevo giocato a Ponsacco quando avevo 19 anni e lui mi ha accolto con entusiasmo dicendosi contento di potermi ospitare con la speranza di potermi rivedere in campo».
Un auspicio che è diventato realtà?
«Io non volevo mettere in difficoltà nessuno. Ho detto che prima era necessario verificare come avrei reagito agli allenamenti».
E il tuo fisico ha detto che non era ancora tempo di attaccare gli scarpini al chiodo.
«Il ginocchio sinistro che negli ultimi anni mi ha dato qualche problema ha risposto bene e allora ho accettato di far parte della rosa. Anche perché mi sono inserito bene grazie ad un gruppo di ragazzi fantastici. Io mi sono messo a disposizione di tutti sapendo qual è il mio ruolo».
E invece col Vagli sei partito dall’inizio. Te lo aspettavi?
«No. Nella partitella del giovedì avevo giocato con i titolari, ma non ci avevo dato troppo peso. Poi domenica mattina Gabriele mi ha detto che sarei partito titolare».
E tu lo hai ripagato con un gol per la gioia del tuo bimbo Gioele.
«Non volevo smettere di giocare senza che lui mi avesse visto. A fine gara l’ho portato anche in campo».
Quanto pensi di andare avanti?
«Dipende dal fisico. Non mi piace trascinarmi in campo. E per questo ho detto al mio amico e compagno di squadra Antoni di dirmi quando devo smettere».
E’ l’anno dei nonnetti. Oltre a te anche Federico Tosi ha deciso di tornare in campo.
«Lui è di un’altra categoria. Ha un tasso tecnico così elevato che può giocare fino a cinquanta anni, così come suo fratello».
Quanti gol pensi di avere in canna?
«Cercherò di segnare più gol possibili, magari arrivare in doppia cifra».
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