Trionfo per Filippo Alongi che festeggia con Dallan
viareggio. Sotto lo stesso cielo, il maestro e il suo discepolo festeggiano. Per il giovane campione è la prima volta, per chi l’ha reso tale in campo e fuori, solo l’ultima di tante. Denis Dallan morde la medaglia sul collo di Filippo Alongi e alza il pollice, il loro sguardo è una commistione di orgoglio e felicità. Treviso è di nuovo l’eden dei vincitori del rugby e Viareggio può camminarci sopra senza sentirsi di troppo o rischiare di passare inosservata.
Impossibile per Dallan, anche volendo, per quella voce così altisonante come il suo passato, tale da fargli affermare: «Dopo oltre un anno sono tornato a casa». Una giornata, sabato, «di ricordi belli e energia positiva». Nella mente aveva i suoi successi di ieri, quando la Benetton dominava incontrastata in Italia, negli occhi quello, con la stessa maglia, dell'allievo Filippo, in campo negli ultimi minuti della finale di Rainbow Cup vinta contro i sudafricani del Vodacom Bulls. «Ha avuto il piacere ma anche la responsabilità di dare il proprio contributo per la conquista del trofeo: è entrato con l’approccio giusto», analizza Dallan riferendosi al primo ragazzo scoperto e poi costruito, sul lato sportivo e soprattutto umano, dalla nascita dei Titani, la società fondata nel 2013 dall’ex campione azzurro che oggi ha casa al “Ferracci” di Torre del Lago. «Per chi, come lui, ha appena 21 anni, essere parte di squadra così prestigiosa è un privilegio. È un che titolo arricchirà il suo percorso e gli darà ulteriori motivazioni per raggiungere la Nazionale. Sta lottando duramente per questo. Ci riuscirà, ne sono ancora più convinto». A definirlo semplicemente “allenatore”, gli si farebbe un torto: Dallan è un educatore per vocazione, capace come pochi di individuare i meriti caratteriali ancorché tecnici.
«La vittoria di Filippo è quella del vero rugby. Tanti ragazzi possono immedesimarsi in lui, purché consapevoli degli enormi sforzi da lui compiuti in questi anni. Possiede una forza fisica mostruosa, ma è la testa che gli ha permesso di fare la differenza. È un ragazzo umile, abituato a mantenere i piedi per terra e che non dimentica mai da dove è partito. Tutto ciò che ha ottenuto se l’è guadagnato, senza alcuna concessione». L’abbraccio tra i due a fine partita, nell’euforia generale, vale più di chissà quante parole. «C’era poco da dire, sappiamo entrambi cosa e quanto abbiamo fatto per arrivare fin qui», ammette Dallan. Che sabato a Treviso, prima di festeggiare, ha potuto mostrare le proprie qualità vocali, dando libero sfogo alla sua seconda grande passione: il canto. L’inno di Mameli a ridosso del fischio d’inizio, “O’ sole mio” all’intervallo e la colonna sonora de “Il gladiatore” a margine della cerimonia di premiazione. Sono stati gli organizzatori del Pro14, a cui fa riferimento la Rainbow Cup, a contattarlo per esibirsi dal vivo. «Una giornata perfetta!», esclama. Con un entusiasmo talmente vivo da non risentire dello scorrere del tempo. —
Gabriele Noli
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