Italia
Marti Casas, il gladiatore in cerca di rivincita
Ha stretto i denti per esserci nonostante l’infortunio: «Guardo la medaglia d’argento della Coppa Italia e mi dà la carica»
Gabriele Buffoni
forte. Il sorriso sul volto sudato, contratto dal dolore lancinante. Nel sentire i cori, i clacson e le trombe da stadio fuori dal palasport, domenica al termine di gara 5 di semifinale conquistata dal Forte dei Marmi con un trionfale 5-0 sul Follonica, Marti Casas non ha potuto che esultare. Nonostante tutto: dalla paura di finire eliminati al dolore all'inguine per un infortunio muscolare che, come una maledizione, si è aggravato proprio nel momento più importate. Oggi lui, che per quattro gare di semifinale è stato costretto a giocare a mezza misura, rappresenta l'uomo-simbolo della rinascita di un Forte pronto a mettere nel mirino il tricolore.
Casas, una sfida a ritmi vertiginosi anche da lei, nonostante l'infortunio: dove ha trovato la forza?
«Era gara 5, tutto qui. Poteva essere la nostra ultima partita, se avessimo perso non ci sarebbe stato altro da fare: questo ha cambiato tutto nella mia testa. Non sono ancora al meglio, avrei potuto fare di più se non provassi tutto questo dolore. Però se in tutte le altre partite contro il Follonica questo in qualche modo mi ha frenato, domenica non potevo concedermi il lusso di cedere alla sofferenza. Ho parlato con mister Orlandi nei giorni scorsi, mi ha dato grande forza perché è la prima volta che mi succede in carriera. So però che se voglio diventare un grande giocatore in queste situazioni devo imparare a stringere i denti, tenere duro e dare comunque il massimo: il dolore si vince concentrando la mente sull'obiettivo. E ora tutti noi vogliamo vincere questo scudetto».
Pochissimo tempo per riposare: domani affronterete il Lodi in gara 1. Come far fronte subito alla finale dopo aver speso tante energie?
«La mentalità e la squadra a questo punto vincono sul fisico, sulla stanchezza, sugli infortuni. Tutto il resto non conta più: ci siamo noi e c'è lo scudetto. Domenica contro Follonica abbiamo dimostrato di cosa è davvero capace questa squadra quando alza l'asticella e gioca al meglio nel suo complesso: per quanto mi riguarda, è stata una delle migliori partite dell'intera stagione per dominio in pista. E spero, anzi conto sul fatto che non rimarrà una prestazione isolata. Ora non si scherza più: siamo in finale, chi vince è campione d'Italia. Vogliamo cucirci il tricolore sul petto».
Di fronte avrete il Lodi che già vi ha strappato la Coppa Italia: c'è la voglia di vendicare quella sconfitta ai rigori?
«Io ho la medaglia d'argento della Coppa Italia appesa davanti al letto. Ogni mattina, quando mi sveglio, rimango a fissarla un po': mi ricorda quella partita, e ogni giorno mi costringe ad alzarmi rinnovando la voglia che ho di vincere lo scudetto. Penso non ci sia bisogno di dire altro: il Lodi sarà riposato, ha fatto il suo dovere in tre gare in semifinale, ma noi abbiamo fame e mentalmente non siamo mai stati forti quanto adesso».
Tornerà anche il pubblico: un elemento in più, viso che giocherete la maggior parte delle partite a Vittoria Apuana?
«Lo aspettiamo da una stagione intera, non vedo l'ora. Io vivo per i tifosi al palazzetto: finora abbiamo giocato sapendo che ci erano vicini, che continuavano a sostenerci a distanza, ma l'atmosfera che si respira quando c'è il tifo sugli spalti è tutta un'altra cosa». —
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