Italia
Cori, sciarpe e patatine fritte: tifo scatenato alla Gazzella
Palazzetto chiuso, i supporter si sono dati appuntamento al ristorante di Baldi Tra battute e cibo buono, tutta la gioia di una giornata nello spirito del “paesello”
Michele Morabito
FORTE DEI MARMI. La semifinale scudetto tra Forte e Follonica è l’ultima senza il pubblico comunque, perché per la prossima si potrà tornare al Palazzetto dello sport. C’è la voglia di vederla assieme, forse perché assieme si condivide un’ansia che non si sopporta perché non il tempo sembra non passare mai.
Una trentina quelli che hanno scelto il ristorante la Gazzella di Gabriele Baldi, tifoso mica da ridere che non sta nella pelle, anche perché la Tv fatica a collegarsi e c’è il brivido all’inizio che finisce presto, perché finalmente si inquadra la pista con il logo del Fortino ed inizia la trance da tifo. Ci sono un po’ tutti: Francesco, Marco, Davide, Giuseppe, Massimo e Mara, il cui marito è anche uno sponsor e ha il nome della azienda stampato proprio accanto al cerchio del centrocampo. Ma sono tutti semplicemente tifosi.
Si scherza un po’ per demonizzare la paura: magliette addosso dei vari gruppi del tifo per entrare ancor più in atmosfera in una gara che vale tutto. Una tifosa urla ad un altro che prima o poi sarà suo, che sono destinati a stare assieme: quello prima fa finta di andarsene, poi finiscono accanto a soffrire assieme e chissà come finirà. All’inizio c’è il pressing del Forte che sembra non trovare la via della porta e allora il solito che mette le mani avanti profetizza che «al primo tiro vedrai che si prende il gol». E invece, non va così e dopo qualche coniugazione di troppo in tutti i santi, arrivano i tre gol tra toni che si alzano ed i soliti che invitano alla prudenza perché tre gol in fondo non sono nulla nell’hockey, «non è mica il calcio», suggerisce lo scaramantico di turno che getta acqua sul fuoco degli entusiasmi. Arrivano patatine, birre e coca cola, alette di pollo a gogo e prosciutto e formaggi come se non ci fosse un domani. Ed in effetti in gara cinque il domani è solo per una delle due, l’altra deve mollare e andare a casa. Le mascelle mordono nervosamente perché quando parte la ripresa sale l’ansia di chiuderla: adesso c’è solo da perdere con il paradiso che è lì, a portata di mano e va solo preso. E allora il gol di Motaran ad inizio ripresa è il più festeggiato, perché sembra come quella ventata che in una giornata mezza e mezza porta via i nuvoloni e fa di nuovo splendere il sole e raddrizza il tempo. Qualche tifosa storica, pur di vivere un po’ di atmosfera del palazzo ha ordinato da asporto, pollo e patatine che vanno per la maggiore, ricordando di quando da bambina andava con il babbo che è incollato alla Tv a tifare e aspettando di poter tornare alla Piccionaia a vivere di nuovo la passione per i colori rossoblù. Il paesello è il paesello e la squadra di hockey è un po’ l’orgoglio di una comunità che magari può andare lontano, ma rimanere sempre legate a quelle cose che fanno identità: il Fortino, le focaccine, il pontile, la rena e i colori rossoblu dell’hockey che ti rendono primo o a combattere per difendere l’orgoglio del Forte. Ogni volta che il telecronista nomina il portiere ospite, nemico di tante battaglie, sale il coretto per Gnata e poco importa se è rimasto perché si è fidanzato. Ormai prevale un’ovattata atmosfera di attesa: occhi fissi all’angolo in alto a sinistra del teleschermo dove sta il cronometro che sembra immobile. C’è una mezza rissa in campo che riscalda di nuovo i cuori e poi la cinquina del Forte, che scioglie definitamente l’ambiente ed una volta per tutte gli animi e se Gnata para anche un tiro libero, facciamo due con il rigore che il portierone intercetta, allora questa gara 5 sembra più leggera. Gestire o infierire. I più sono indirizzati a tenere palla, qualcuno vorrebbe che il Forte spingesse ancora, perché come accade tutti diventano allenatori, tutti hanno un suggerimento, tutti hanno una ricetta anche se questo Forte sembra cavarsela benissimo da sé e la partita vola via senza problemi. Per la prima di finale di mercoledì il ristorante la Gazzella ha già la ricetta giusta: tordelli e patatine per tutti per vivere la prima a Lodi prima di tornare finalmente al palazzo, alla faccia di queste due annate maledette in cui «ci hanno tolto anche la cosa più bella di tutte, quella di abbracciarci per un gol: maledette mascherine, maledetto virus che a ciascuno di noi ha tolto un amico, un parente. Si torna al palazzo per l’orgoglio del paesello dal cuore grande». L’ultimo minuto si vive con i cori «Forza Forte non mollare facci un gol». Le sciarpe rossoblù tenute sulle gambe, finalmente sventolano. Intanto si fissano già i tavoli per la finale perché qualcuno dice che non va interrotto il fluido magico. L’appuntamento è dato, restano i residui di bicchieri vuoti, bottiglie finite e un buon odore di fritto che resta nell’aria. Ora c’è Lodi, ma che serata, che birre, che patatine, che super Forte ancora a lottare per un posto in paradiso. Un paradiso che si chiama scudetto. —
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