Agli Europei è un Torre d’oro In finale beffata la Francia
L’atleta viareggino capovoga dell’equipaggio azzurro che ha trionfato a Varese «Non era facile: siamo stati bravi a trovare l’assetto giusto in pochi giorni»
Gabriele Noli
Viareggio. Cosa sono due centesimi? Abbastanza per determinare la differenza tra un oro ed un argento. Dalla parte dei vincitori e non dei vinti. Niels Torre si è messo al collo il terzo oro in una manifestazione internazionale, il primo tra i grandi (questione d’età, non di valore) del canottaggio. Agli Europei Assoluti di “casa”, disputati alla Schiranna, sul Lago di Varese, si è preso un successo che si aggiunge a quelli di tre anni fa, sempre nel quattro di coppia Pesi Leggeri ai Mondiali Under 23 di Poznan (Polonia), e del 2020 agli Europei giovanili di Duisburg (Germania).
Due centesimi. Un margine minimo sulla Francia, quasi irrisorio, quello con cui l’Italia si è aggiudicata (di nuovo) il titolo in una gara che, pur non olimpica, la sua rilevanza ce l’ha eccome.
Capovoga dell’imbarcazione composta (anche) da Martino Goretti (Fiamme Oro), Antonio Vicino (Marina Militare) e Patrick Rocek (SC Lario), Torre ha contribuito in modo determinante alla conquista della medaglia d’oro: 5.52.06 il tempo con cui gli azzurri hanno percorso i 2mila metri di gara contro il 5.52.08 della Francia. Assai più staccate Olanda (terza) e Austria (quarta), assente la Turchia.
Il valore del risultato, enorme di per sé, cresce a dismisura in relazione al risultato della preliminary race di venerdì per l’assegnazione delle corsie, in cui i transalpini si erano imposti, con gli azzurri secondi e staccanti nettamente. «Questa gara l’abbiamo preparata in pochissimo tempo. Non era facile trovare il giusto assetto. Ci siamo riusciti, lavorando bene soprattutto dopo la prova di venerdì: notando un miglioramento continuo, sapevamo di poter sorprendere la Francia in finale».
E così è stato: merito di una partenza a gran velocità, utile (e necessaria) per costruire un vantaggio da gestire nella parte centrale e conclusiva, compito reso difficoltoso dalla progressiva rimonta degli avversari, sempre più vicini ma non abbastanza per operare un sorpasso che, se subìto, «mi avrebbe fatto rabbia», ammette Torre.
Quest’anno non si è potuto cimentare nel singolo Pesi Leggeri, dove negli Europei 2020 a Duisburg aveva ottenuto l’argento, “colpa” del terzo posto nel meeting di Piediluco disputato a marzo, valido come prova di selezione. «Non ero contento, mi sarebbe piaciuto prendermi la rivincita nel singolo», confessa Torre, bravo comunque a settarsi mentalmente in modo da prendersi l’oro, ma in una gara diversa.
E la soddisfazione non è ridimensionata, «perché abbiamo battuto, seppur di pochissimo, un’imbarcazione di spessore come quella della Francia».
Un successo dedicato a Lelio Lunardini, l’allenatore, a cui va il merito «per avermi fatto crescere al punto da vincere cinque medaglie internazionali da quando ho deciso di ricominciare con il canottaggio», riconosce il 21enne della Sc Viareggio (ai tre ori già citati occorre aggiungere due argenti): un palmarès già ragguardevole, con la prospettiva – per Torre – di poterlo implementare nei prossimi anni. Magari, ai Giochi Olimpici. Quelli della prossima estate a Tokyo sono fuori portata. A Parigi, però, lui vuole andarci. Il 2024, in fondo, non è poi così lontano. —
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