Il Tirreno

Versilia

Ferracci, la casa degli sport

Gabriele Noli
Ferracci, la casa degli sport

I Titani hanno ristrutturato lo stadio di Torre del Lago trasformandolo in un’oasi di molte discipline

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Torre del Lago

Il Ferracci di Torre del Lago, sino a pochi anni fa, era un feticcio tenuto in considerazione solo da ladri e vandali, illusi nel considerarlo terra di conquista anche quando ormai, da portar via, non era rimasto più nulla. Poi sono subentrati i Titani, nome della squadra di rugby che ha ottenuto la gestione dello stadio di Torre del Lago di proprietà del comune e al tempo stesso loro perfetta esemplificazione per l'impresa di cui si sono resi artefici: «Lo trasformeremo in un'oasi dello sport», aveva promesso Denis Dallan, fondatore, anima e icona del progetto rigorosamente made in Viareggio quando il processo di trasformazione dell'impianto era già in fase avanzata.

Abituato a lasciare poco spazio alle parole e comunque premunendosi di dar loro seguito coi fatti, oggi l'ex campione della palla ovale guarda oltre, assecondando quell'ideale di aggregazione sociale (e di riflesso sportiva) che guida ogni sua azione. Nato come casa del rugby, il Ferracci ha progressivamente concesso margine (in tutti i sensi) ad altre discipline, apertura da ritenersi totale da quando le restrizioni e i divieti per contenere i contagi saranno cessati: nello stadio a due passi dal lago si terranno infatti svariati corsi, talmente diversi tra loro da richiamare l'interesse di un pubblico potenzialmente diffuso.

Sport da combattimento, corpo libero e frisbee sono le tre macro aree di riferimento. La prima si declinerà in pugilato e muay thai (con il pluricampione mondiale Itthipol Akkasrivorn). La seconda riguarderà nello specifico il calisthenics, l’arte di utilizzare il proprio peso corporeo come resistenza per allenarsi e sviluppare il fisico. «E’ basato sulla ginnastica a corpo libero: è una tipologia di lavoro che permette di mantenersi in forma e nel contempo rafforzarsi», specifica Dallan. Infine, un reparto dedicato all’ultimate, sport di squadra che si gioca con il frisbee: lo scopo è segnare punti passando il disco all’interno dell’area di meta avversaria. I giocatori non possono muoversi, se non sul proprio piede perno, mentre sono in possesso del disco. Una disciplina già in voga al Ferracci prima che la pandemia stoppasse per intero l’attività.

«Stiamo approfittando di questo periodo per proseguire nel lungo e complesso iter burocratico. È un passaggio necessario per poter poi concentrarci appieno sui corsi che abbiamo organizzato a cui se ne aggiungeranno altri», preannuncia Dallan, ribadendo un concetto fondamentale: «Il Ferracci è un luogo ideale per eventi di svariati generi, non soltanto sportivi». Non a caso, proprio nell'impianto torrelaghese mesi addietro si era tenuto il campionato sociale di addestramento di dobermann, con un ragguardevole numero di partecipanti.

E il rugby? «Non ci siamo assolutamente fermati: i ragazzi si allenano da casa tre-quattro volte alla settimana, li seguiamo attraverso il pc. Per loro è un momento di svago dallo stress provocato da questa situazione. Abbiamo tutti voglia di tornare in campo. Speriamo di farlo presto». —



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