Il Tirreno

Versilia

Il condottiero del Tc Italia: «Adesso serve compattezza»

Gabriele Noli
 Il condottiero del Tc Italia: «Adesso serve compattezza»

I giorni in più a Forte dei Marmi e un match super: così Stefano Travaglia  ha guidato la squadra nel successo in semifinale contro Selva Alta

3 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI

Quanto Stefano Travaglia ci tenesse a spingere il Tennis Italia alla finale scudetto di A1 lo dimostra il suo arrivo anticipato a Forte dei Marmi così da ottimizzare la preparazione al ritorno della semifinale play-off contro il Selva Alta Vigevano. Alla fine, anche quegli allenamenti sui campi in rosso del circolo di via dell’Acqua si sono rivelati utili considerato il risultato, con il 28enne marchigiano vittorioso in singolare e in doppio (con Lorenzo Sonego), portando così in dote alla formazione versiliese due dei quattro punti necessari per eliminare i campioni in carica.

«Mi sono fermato qui qualche giorno in più perché volevo essere pronto per un appuntamento fondamentale per il circolo - afferma Travaglia, che nella sfida d’andata aveva invece rimediato una duplice sconfitta - perdere non fa mai piacere, è ovvio, ma anche in quelle circostanze bisogna saper individuare gli aspetti positivi e da essi ripartire. Rispetto a domenica scorsa hanno funzionato molte cose, come gli abbinamenti dei doppi, che stavolta ci sono stati favorevoli».

Marcora, che a Vigevano lo aveva battuto al super tie-break, a Forte dei Marmi si è dovuto inchinare in due set, conseguenza (e merito) di una prestazione davvero rimarchevole di un Travaglia che può finalmente godersi il raggiungimento della finale a cui il Tennis Italia puntava con motivata convinzione, pur senza sbandierarlo ai quattro venti.

«Sin dal debutto a Palermo si è visto quanto questo gruppo fosse forte, determinato e compatto, più dello scorso anno. Non era affatto facile, si trattava dei primi incontri ufficiali dopo mesi di inattività, dovevamo ritrovare il ritmo. E poi, con l’introduzione del super tie-break al posto del terzo set pure in singolare, sapevamo che il campionato sarebbe divenuto imprevedibile».

Sempre presente in tutt’e cinque i confronti della Serie A1 2020, Travaglia ha instaurato un rapporto intensamente stretto con il circolo e la sua gente, al di là dei risultati, per altro quasi sempre positivi. «Al Tennis Italia sono stato accolto benissimo, tutti mi fanno sentire importante: lo staff, i dirigenti, i tifosi. Sono felice di aver contribuito a regalare loro la finale e di aver mostrato un ottimo tennis dopo un lungo periodo di stop. Questo campionato è servito anche a me per migliorare la condizione fisica e avvicinarmi al top».

Travaglia non era mai arrivato a giocarsi lo scudetto a squadre: per lui, il 13 agosto a Todi, sarà la prima volta. «Occorrerà grande compattezza, perché affronteremo una formazione fortissima. Non dimentichiamo però che si tratta di una competizione particolare, dove ogni partita va inserita in un contesto di squadra. Se capita di perdere, si sa comunque che i punti possono giungere dai compagni. Io avevo perso a Vigevano, eppure siamo tornati a casa con un pareggio preziosissimo. Domenica ci siamo portati sul 3-1 dopo i singolari, ma poteva essere benissimo un 2-2. Quel che conta è restare vicini, sostenerci l’uno con l’altro. Noi lo abbiamo sempre fatto e pure a Todi sarà così, a prescindere dal risultato».

Non sembrano riflessioni a voce alta di chi occupa la 86ª posizione nella classifica mondiale. «Quando scendo in campo per il Tennis Italia non ci penso minimamente, la competizione e le dinamiche sono troppo diverse». La voglia di vincere – uno scudetto, in questo caso – invece è sempre la stessa. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino