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i versiliesi in nazionale - 4 

Pierini, quel debutto in azzurro a fianco di Maldini e Cannavaro

Massimo Guidi
Pierini, quel debutto in azzurro a fianco di Maldini e Cannavaro

Per il difensore di Udinese e Fiorentina soltanto un gettone con l’Italia  Poi un infortunio alla schiena gli precluse di far parte della rosa per i Mondiali

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Quarta ed ultima puntata dei giocatori versiliesi approdati in nazionale. Ultimo in ordine di tempo Alessandro Pierini.



Massimo Guidi

Da bambino Alessandro Pierini era piccolo e magro ma molto veloce. Tanto che Silvio Ferrara e il compianto Adolfo “Altafini” Sodini, suoi primi maestri calcistici all’Ancora, lo avevano impostato come ala. Poi con il passare degli anni il ragazzo mette su chili e centimetri, un fisico ideale per arretrare in terza a linea a fare il libero, proprio come il suo idolo Franco Baresi. «In quegli anni era impossibile per un ragazzino che giocava in difesa non avere come modello il giocatore del Milan». E siccome nel ruolo il ragazzino dimostra subito di avere una certa dimestichezza ecco che dopo i passaggi alla Lucchese ed al Bozzano con Eugenio Dinelli (che lo fa esordire in serie D) arriva la chiamata dell’Udinese dove viene svezzato nella Primavera da Adriano Fedele, ex terzino di Inter e Bologna degli anni settanta che giocava con i calzini abbassati stile Sivori.

L'esordio in serie A avviene del dicembre del 1992 nientemeno alla Scala del calcio, contro il Milan delle stelle. «Mi trovai subito di fronte Van Basten, Papin e Savicevic, niente male per cominciare. Comunque giocammo una grande partita e alla fine tornammo a casa con un pareggio».

Il ragazzo si segnala tra i migliori interpreti del ruolo in quelle stagioni dove il campionato italiano era sicuramente oltre il più bello anche il più difficile del mondo e così alle soglie del nuovo secolo passa all’ambiziosa Fiorentina dove ha modo di lavorare con allenatori come Trapattoni e Terim oltre al primo Roberto Mancini. Ed è proprio il Trap che sta preparando l’avventura ai mondiali di Corea e Giappone del 2002 a convocarlo in Nazionale per l’amichevole contro l’Argentina che si gioca a Roma l’ultimo giorno di febbraio del 2001.

Una chiamata che Alessandro un po’ si aspettava: «Stavo facendo bene, Trapattoni mi conosceva e anche Di Livio mio compagno di squadra in viola e punto fisso della Nazionale mi aveva detto che il mister mi stava seguendo». Una convocazione bagnata oltretutto con l’esordio. «Alla vigilia Nesta ha qualche problema e allora tocca a me: centrale con Cannavaro e Maldini ai fianchi nella difesa a tre. Giocare in Nazionale, che emozione. E’ un sogno che si avvera».

Un ricordo indelebile anche se alla fine a vincere è l’Argentina. «Giocammo un buon primo tempo e Fiore segnò il gol del vantaggio. Poi nella ripresa fece meglio l’Argentina portò a casa la vittoria».

Rimarrà quella l’unica volta di Pierini in Nazionale perché la sorte gli gira le spalle. «Dopo appena due gare di campionato nella stagione che portava ai mondiali mi feci male alla schiena ed in pratica saltai quasi tutta la stagione. E così sfumò il sogno di partecipare al Mondiale. Un rammarico che ogni tanto riaffiora e che fa il paio con quello di avere smesso quando potevo ancora dare qualcosa. I dirigenti del Cordoba mi proposero di fare l’allenatore in seconda ed io accettai proprio alla fine di un campionato dove avevo giocato 40 partite segnando anche sei gol. Ma con il senno del poi rifaresti tante cose e alla fine credo di poter essere soddisfatto della mia carriera di calciatore». —

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