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Versilia

Della Latta a caccia della serie B

Gabriele Noli
Della Latta a caccia della serie B

Il giocatore viareggino ha chiuso col Piacenza: «Io al Pisa? Sarebbe una piazza di altissimo livello»

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Viareggio

L’ultimo viaggio a Piacenza è stato quello dell’addio, o forse dell’arrivederci, perché nel calcio non si sa mai. Lunedì mattina Simone Della Latta ha firmato la rescissione del contratto, epilogo “senza rancori” di un segmento di carriera lungo tre stagioni, anche se l'ultima si è chiusa con largo anticipo – almeno per la Serie C – in conseguenza della pandemia. Adesso il centrocampista viareggino - ventisette anni compiuti lo scorso marzo, nipote del “Condor” Vitaliano Bonuccelli – può vivere questa fase di transizione nella sua città, in attesa «della chiamata giusta», con l’ambizione per nulla celata che provenga dalla Serie B.

Della Latta, perché la rescissione del contratto?

«Il motivo è semplice: nell’ambito di un netto ridimensionamento, il Piacenza mi ha formulato una nuova proposta contrattuale che prevedeva di dimezzarmi l’ingaggio: io non ho accettato. La rescissione è stata una scelta condivisa, ecco perché lascio senza polemica».

Cosa porterà con sé di questo triennio?

«Nel 2017 avrei potuto disputare la Serie B con il Carpi, che invece mi ha ceduto al Piacenza. Ero arrabbiato, non lo nego, ma sapevo comunque di approdare in una piazza di spessore. Ed infatti qua mi sono trovato bene, legando con i compagni di squadra diventati poi amici e con i tifosi. In tantissimi mi hanno scritto dopo aver saputo del mio addio. Resta la soddisfazione per il gol da centrocampo contro la Carrarese, ma anche il rimpianto per la promozione in B sfumata un anno fa. A ripensarci fa ancora male: peccato sia finita così».

Come ha trascorso il periodo di confinamento?

«Sono rimasto per quasi due mesi a casa con la mia fidanzata, senza mai uscire. La spesa la ordinavo online. A Piacenza il Coronavirus ha provocato centinaia di vittime e già prima di Natale si erano registrati casi sospetti di polmonite. Con una quindicina di compagni di squadra siamo andati a vedere Atalanta-Valencia a San Siro (da molti ritenuta un megafono per la diffusione del contagio, ndr). Non volevo mettere a rischio la mia famiglia, per questo ho fatto ritorno a Viareggio solo la settimana scorsa».

Ha già ricevuto qualche offerta per la prossima stagione?

«No, nessuna. E sinceramente adesso, vista la situazione, non c’è fretta. Mi alleno e intanto attendo la chiamata giusta: confido che arrivi dalla Serie B. Ritenevo di meritarla già in passato, a maggior ragione oggi che ho più esperienza. Vorrei potermi mettere alla prova: io mi sento pronto, specie mentalmente».

E' già stato accostato al Pisa...

«E non è la prima volta. Sarebbe un'altra piazza di altissimo livello».

Il calcio deve ripartire?

«Sì, quantomeno la Serie A. Comprendo perfettamente che per la C sia molto più complicato: le squadre dovrebbero sostenere costi troppo alti per rispettare il protocollo sanitario. Mi auguro però che si possa ricominciare: il calcio, anche se per parecchio tempo non si potrà andare allo stadio, per i tifosi sarebbe una forma di svago». —



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