Il presidio
«Pronto a restare, anche in serie B»
Il tecnico del Cgc non segue la diaspora dei giocatori bianconeri: «Ma bisogna che ci sia un progetto»
Viareggio
«L'importante è avere un progetto concreto». Ad emergere, nel clima di totale incertezza sul futuro e mentre sempre di più sono le voci di mercato che si accavallano sul Cgc Viareggio - ufficiali gli addii di Elia Cinquini (in viaggio verso Lodi) e di Jepi Selva (diretto verso la Spagna) mentre continua il pressing su altri giocatori (con Montebello e Follonica apparentemente in prima fila per portarsi in squadra Montigel e Leonardo Barozzi - quest’ultimo tentato anche dallo Scandiano, dove è subentrato pochi giorni fa un nuovo sponsor - mentre il Bassano sembrerebbe interessato a Muglia) - sono le parole del tecnico Francesco Dolce. Da due stagioni alla guida della compagine viareggine, Dolce è a sua volta "sul mercato" ma, ribadisce, nonostante la diaspora «la priorità resta Viareggio». Una delle (poche) buone notizie per i tifosi bianconeri, che hanno già manifestato i loro mal di pancia nei giorni scorsi.
Dolce, una stagione con i playoff ormai ad un passo in cui avreste potuto anche ripetere l'impresa dello scorso anno: quanto grande è il rammarico per l'annullamento arrivato a causa del Coronavirus?
«Purtroppo ci siamo trovati a dover rinunciare ad un anno intero di lavoro: il boccone più amaro è stato sicuramente dover ammettere che quanto fatto è stato totalmente inutile. Sicuramente non eravamo tra le favorite al titolo, ma potevamo dar fastidio anche alle più forti e giocarci le nostre carte migliori nei playoff visto che avevamo anche ritrovato Montigel dalla squalifica e stavamo vivendo un buon periodo di fiducia».
Pensa che la prossima stagione potrà riprendere senza complicazioni?
«Io sono ottimista di natura, ma vedo ancora troppi dubbi e poca chiarezza. Fatico a immaginare un modo in cui riusciremo a ripartire senza problemi: come torneremo, anche semplicemente, agli allenamenti di gruppo? E poi tutti potranno allenarsi allo stesso modo, ad esempio le squadre lombarde? E se ci fossero nuovi casi appena partita la prossima stagione? I punti di domanda sono ancora troppi e questo virus non permette a mio avviso di programmare con sicurezza».
Una situazione che nel Cgc Viareggio sembra aggravata dai mancati introiti della Viareggio Cup.
«La società è una di quelle con la testa sulle spalle e giustamente non vuole assumersi responsabilità e fare promesse che poi potrebbe ritrovarsi a non mantenere. Credo sia giusto che la dirigenza si sia presa del tempo prima di decidere il da farsi, la situazione lo impone e una leggerezza adesso rischia di essere scontata con gli interessi più avanti. Ovviamente, è altrettanto giusto che in questo momento di incertezza se arrivano offerte importanti i giocatori possano guardarsi intorno e scegliere la loro strada».
E lei? Nei suoi piani futuri è compreso il Cgc?
«La mia speranza è senza dubbio quella di rimanere a Viareggio, ma è una decisione che deve comunque prendere la società. Ovvio, se arrivassero offerte sarei pronto comunque a guardarmi intorno ma restare nel Centro rimane la mia prima scelta».
Anche qualora il Centro non decidesse di iscriversi in A1?
«L'importante è il progetto. Il Cgc Viareggio è una società lungimirante e sono fiducioso: fondamentale è puntare a valorizzare il settore giovanile e dare le basi per un progetto nuovo che miri a qualcosa di importante per il futuro. In quel caso, non importa se si gioca in B o in A1». —
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