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Orlandi sogna un Forte portoghese
Il nuovo tecnico rossoblù spiega quale sarà la fisionomia della squadra: velocità e spettacolo le parole d’ordine
FORTE DEI MARMI
Il più “scudettato” d’Italia approda nuovamente in Versilia. Alberto Orlandi – impressionante il suo palmares: 14 titoli nazionali (2 in Portogallo, 1 in Svizzera e 11 in Italia), 10 Coppe Italia, 3 Coppe di Lega e 2 Supercoppe Italiane – dopo tre anni da allenatore-giocatore del Biasca, nel campionato svizzero, torna ad apporre la sua firma nel massimo campionato di hockey su pista italiano. E lo fa vestendo ancora una volta i colori rosso-blu del Forte dei Marmi che lo hanno visto protagonista in pista per ben quattro anni costellati di vittorie (tre scudetti, una Supercoppa e una Coppa Italia). Raccolta l’eredità di Pierluigi Bresciani e appesi – a 47 anni – i pattini al chiodo, sarà lui l’allenatore del Forte a partire dalla prossima stagione. Orlandi, un ritorno atteso e accolto con grande calore dai tifosi fortemarmini dopo la prima esperienza da allenatore.
Cosa si porta dietro dopo questi tre anni in Svizzera?
«Il clima e l’accoglienza calorosa che ho subito sentito, una volta trapelata la notizia, mi fanno sicuramente ben sperare: a Forte torno volentieri perché è un posto ed una società dove mi sono sempre trovato benissimo e non potrei essere più soddisfatto. Sicuramente l’esperienza maturata in questi tre anni mi sarà d’aiuto ma so che mi aspetterà una sfida di altissimo livello: in Svizzera avevo una squadra di non professionisti che mi ascoltava e seguiva sempre le mie direttive ma so che il campionato italiano è una realtà ben diversa. Non ho paura comunque: arrivo ad allenare una squadra che si è mantenuta ad altissimi livelli in tutti questi anni, la base è estremamente solida».
Prende il posto di Pierluigi Bresciani, suo ex allenatore nell’ultimo anno che ha passato a Forte: in cosa si rivede in lui come allenatore?
«Gigio oltre ad essere un ottimo conoscitore di hockey è anche un grande amico: ci conosciamo in pista dagli anni ’80, quando ci siamo scontrati nei primi derby, e la nostra amicizia è maturata anche fuori dalla pista, tra le nostre famiglie. È stato l’allenatore più vincente in Italia negli ultimi anni e devo dire che apprezzo molto il suo gioco. Io però ho le mie idee, che in parte prendono anche un’altra strada dalle sue, e cercherò di lasciare la mia impronta sulla squadra».
Un’anticipazione di quello che sarà il suo Forte dei Marmi?
«Quando penso all’hockey ideale il mio modello è il gioco portoghese: velocità, contropiede, tanti gol. Sarà un Forte che punterà molto più all’offensiva, magari correndo qualche rischio in più in difesa ma puntando a segnare e a regalare spettacolo. Caratteristiche che comunque nell’ultimo periodo questa squadra ha già ampiamente dimostrato di possedere».
Si è posto già qualche obiettivo?
«Non si può venire ad allenare il Forte e non puntare al massimo. In Italia sicuramente, ma anche in Europa la sfida mi entusiasma: è un’impresa difficile, ovviamente, ma non è una buona scusa per tirarsi indietro. Mi ricordo ancora di quella semifinale giocata a Lisbona, tornare a quei livelli sarebbe un sogno». —
Gabriele Buffoni
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