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LO SPORT E IL CORONAVIRUS 

Matteo Marrai: ripartiamo con il tennis e tutto il resto

Gabriele NolI
Matteo Marrai: ripartiamo con il tennis e tutto il resto

«Bisogna adottare tutte le precauzioni opportune e chi non è in regola paghi Basta attenersi a una serie di prescrizioni per limitare al massimo i rischi»

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FORTE DEI MARMI

«Dobbiamo ripartire. Non solo noi come circolo, ma tutte le attività, pur con le precauzioni opportune. Ognuno, ovviamente, assumendosi le proprie responsabilità. E chi non è in regola, paghi. A caro prezzo». Matteo Marrai – responsabile della scuola agonistica del Tennis Italia e capitano della formazione di Serie A1 - è un uomo del fare, più che del parlare, attitudine non assecondabile in tempo di pandemia. «Sono anche io rinchiuso in casa dal 9 marzo, nel pieno rispetto delle disposizioni anti-contagio. Adesso però bisogna pensare a mettere in atto la fase-2, quella della ripartenza».

Il tennis in che modo può farlo?

«È opportuno sottolineare una premessa: il nostro è uno sport individuale, che si gioca all’aria aperta, in una superficie tale da assicurare le adeguate distanze. Basterebbe predisporre una serie di regole a cui attenersi: lezioni singole e soltanto nei campi esterni, il maestro (munito di mascherina) unico autorizzato a raccogliere le palline, mantenimento della chiusura di quelle aree che possono creare forme di aggregazione come bar o spogliatoi. E per le palestre, ingressi scaglionati, su appuntamento, igienizzando gli attrezzi tra la fine di un allenamento e dell’inizio del successivo».

Non ritiene che ci sarebbe comunque un margine di rischio?

«Se aspettiamo l’azzeramento totale del pericolo di contagio, allora possiamo brindare alla riapertura del circolo con il panettone, direttamente a Natale. È chiaro che ognuno deve fare le proprie valutazioni in merito ai costi da sostenere per garantire la massima sicurezza. Certo, almeno nei primi tempi le difficoltà economiche continuerebbero ad esserci, ma è un passo necessario da compiere, già dal 4 maggio, per poi procedere gradualmente».

Cos’altro la spinge a ritenere controproducente una chiusura prolungata dei circoli?

«I bambini non escono di casa da quasi un mese e mezzo, un periodo lungo già di per sé, figuriamoci se venisse esteso ancora. Alla loro età, rischiano di perdere la voglia di giocare a tennis, se non vengono stimolati continuamente. Mi confronto spesso con i genitori e per la maggior parte sono d’accordo con me».

Lei fa parte dello staff tecnico di Jasmine Paolini, numero 95 al mondo. Per il circuito professionistico cosa prevede?

«La stagione potrebbe riprendere, forse, a settembre. Sarebbe la migliore delle ipotesi. Di sicuro saltano anche i tornei negli Stati Uniti, ma è tutto un grande punto interrogativo».

E la Serie A1?

«Su quella ad oggi non ci sono risposte definitive. La disputa del campionato a squadre è chiaramente legata a come si svilupperà l'epidemia nelle prossime settimane e alla riorganizzazione del calendario». —

Gabriele NolI

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