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Versilia

La quarantena cinese di Maddaloni

Roy Lepore
La quarantena cinese di Maddaloni

L’ex vice di Marcello Lippi bloccato in un albergo per precauzione: «Mi raccomando, restate in casa»

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VIAREGGIO

Massimiliano Maddaloni, che dopo avere svolto il ruolo di vice di Marcello Lippi al Guangzhou Evergrande e poi alla Nazionale cinese, è rimasto a lavorare in Cina, dove ricopre l’incarico di secondo di Roberto Donadoni allo Shenzhen, formazione di serie B che era venuta via dalla Cina a causa del coronavirus andando prima in ritiro a Barcellona per poi spostarsi a Dubai. A causa però del dilagarsi del virus anche in Europa e negli Emirati Arabi la squadra è stata costretta a dover far ritorno in patria e giocatori e staff si sono ritrovati in quarantena per precauzione.

Per Maddaloni uno stop imprevedibili durante le giornate che ha trascorso a Viareggio, dove abita con la famiglia, prima di partire per la Spagna. «Eravamo venuti via dalla Cina giusto per evitare il contagio - dice Maddaloni - però siamo stati costretti a tornarci, perché anche dove ci trovavamo, sia a Barcellona che a Dubai, la situazione si stava complicando».

Ed ora la situazione com'è nel Paese da dove è iniziato tutto?

«Stanno per uscire dall’emergenza, anche se la situazione non è ancora tornata del tutto normale. Noi per esempio siamo rimasti rinchiusi ognuno in una stanza d'albergo senza poter uscire neppure nel corridoio. Ci sono telecamere che controllano i movimenti, ci portano il mangiare e lo lasciano davanti alla porta, lo prendiamo da soli. Due volte il giorno devo misurarmi la febbre e comunicarlo ad un ente che controlla i dati. Se provassimo ad uscire dalla porta ci arresterebbero. Al rientro in Cina ci hanno tenuto per circa sei ore fermi in aeroporto controllandoci tutti, facendoci il tampone, risultato negativo, poi una volta arrivati ci siamo dovuti attenere alla quarantena. Quello che mi rende poco sereno è il fatto che in Cina, dove in pratica sembra essere tornati già ad una certa normalità, la vita non è comunque regolare. E mi preoccupa ovviamente quello che sta accadendo in Italia. A Viareggio ho la mia famiglia e gli amici, anche a Napoli ho dei parenti, mi auguro davvero che i tempi siano relativamente brevi, però facendo un paragone con la Cina mi rendo conto che non sarà semplice poter tornare presto alla normalità, soprattutto se ci sono certi comportamenti irresponsabili di cittadini, che invece di rimanere in casa, vanno a giro come se fosse tutto normale».

In Cina quindi non si sa quando potranno riprendere i campionati di calcio?

«Se hanno rinviato gli Europei con tutti gli interessi economici che comportano, credo che anche la ripresa del calcio in Cina non sarà semplice. Un giocatore brasiliano, che è appena rientrato in Cina, è stato trovato positivo, c'è il timore che ci possano essere altri casi simili. Per quanto mi riguarda sono consapevole che anche dopo che avrò terminato la quarantena, la vita non riprenderà subito come prima. In Italia lo ripeto ancora fino alla noia, fate quello che il Governo ha imposto, altrimenti il problema durerà purtroppo ancora a lungo». —

Roy Lepore

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