Il presidio
Dietro la remuntada del Centro c’è anche il lavoro del mental coach
Dopo il deludente avvio di stagione è toccato a Eugenio Vassalle ricaricare la testa dei bianconeri «Ma il vero motivatore del Cgc è stato mister Francesco Dolce»
Dietro il risultato del Cgc che ha raggiunto la quinta partita della finale scudetto, dopo l'handicap del 2-0 iniziale a favore del Forte c'è un lavoro di squadra da parte dello staff tecnico, che ha portato il Cgc a qualificarsi per la finale scudetto, su cui nessuno aveva scommesso un euro. Dopo un inizio in salita la società si è rivolta ad Eugenio Vassalle, mental coach che già ha esperienza nel calcio ed in altre discipline e che ha iniziato anche con l'hockey su pista. «Il vero motivatore è il mister - dice Vassalle - la figura del mental coach è quella di un preparatore mentale, il nostro compito è quello di togliere le negatività per esaltare la positività che c'è in ognuno di noi. Insieme a me ha collaborato anche Dario Reina che fa parte del mio staff che ha inserito nel computer tutti i dati dei giocatori ed ha provveduto ad analizzare gli aspetti dell'hockey pensato, della concentrazione e della motivazione».
E' un lavoro quindi di insieme, non di un singolo?
«Sì, perché il primo vero motivatore nello spogliatoio è l'allenatore, poi un'altra figura importante è quella del preparatore atletico, il professor Andrea Bemi, il lavoro fatto è in simbiosi: tattica, tecnica, mente e fisico, dove ognuna di queste componenti porta al conseguimento del risultato finale, che per fortuna del Cgc fino a questo momento è stato senza dubbio importante».
L'approccio nello spogliatoio come è stato all’inizio?
«Inizialmente è stato quello di una conoscenza personale di ognuno di noi e poi con il passare del tempo è subentrato anche un rapporto di amicizia e di stima reciproca. Sono soddisfatto che alla lunga quello che è stato seminato sia stato raccolto, in pista ho visto che i giocatori fino all'ultimo secondo sono consapevoli che non debbano mollare mai.
Come è stato questo campionato visto da un mental coach?
«Nell'arco di un campionato ci sono alti e bassi, ed è stato proprio in quei momenti che siamo intervenuti per far capire ad ognuno che devono crederci fino in fondo. Lavorare sulla mente e sul corpo in contemporanea è questo quello che facciamo. a squadra ha raggiunto un bel risultato, il merito è soprattutto dei giocatori, tutti professionisti che si sono messi a disposizione da chi ha cercato di aiutarli in questo loro percorso». —
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