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Dribbling al curaro e senso del gol: così Gioele Pierini incanta Bozzano

Massimo Guidi
Dribbling al curaro e senso del gol: così Gioele Pierini incanta Bozzano

È figlio di Alberto detto “Cerezo”, ds della squadra orange Milanista, si ispira un po’ a Pato e vuole vincere i playoff 

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Da quando è approdato al Bozzano, a stagione in corso, gli orange hanno iniziato a volare risalendo da una zona anonima di classifica a quella dei playoff. Il personaggio in questione è Gioele Pierini, 21 anni, attaccante dal dribbling facile e dal tiro (con il mancino) al fulmicotone che in sette partite ha realizzato dieci reti, due delle quali hanno permesso alla squadra di Stefano Maffei di violare il rettangolo di Gorfigliano. Cresciuto nel Massarosa, dove ha tirato i primi calci all’età di sei anni, Gioele ha poi vestito le maglie delle formazioni giovanili di Lucchese (cinque stagioni), Viareggio (due), Pietrasanta e Livorno dove causa un infortunio ha mancato l’appuntamento al torneo di Viareggio. Poi l’esordio tra i grandi con il Pavia allenato da Francesco Buglio con il quale ha vinto i playoff del campionato d’Eccellenza (segnando complessivamente tre reti) e quindi metà stagione all’Argentina Arma in serie D dove nonostante le difficoltà societarie segna i suoi primi gol (tre) in un campionato importante. Poi il ritorno a casa, al Bozzano, dove il padre Alberto per tutti “Cerezo” veste i panni del direttore sportivo.

Perché hai deciso di scendere in Prima categoria, che a detta di tutti ti sta un po’ stretta?

«Avevo avuto contatti con Vorno e Lammari, ma poi ho deciso di restare a casa per motivi di lavoro e perché il Bozzano è una buona squadra che si è rinforzata con gli innesti di gente come Palazzolo e del mio amico Simone Morelli».

E dove può arrivare questa buona squadra?

«Ai playoff e magari anche provare a vincerli».

Grazie anche ai tuoi gol e a quelli di Palazzolo.

«Con Tony mi trovo molto bene. È fisicamente forte, ha confidenza con il gol e soprattutto è un giocatore vincente».

Qual è il pezzo forte del tuo repertorio?

«Direi il dribbling, che però non deve essere fine a sé stesso. Ritengo anche di avere un buon fiuto del gol».

Qual è il tuo modello di calciatore?

«In particolare nessuno. Diciamo che quando era al Milan, del quale sono tifoso, mi piaceva molto Pato».

E a proposito di maestri come ti sei trovato con Stefano Maffei?

«È un bravo allenatore che ha un buon rapporto con il gruppo e che cura molto i dettagli. E sotto questo aspetto mi ricorda molto Francesco Buglio, con il quale ho lavorato a Pavia».

Per concludere una curiosità: alcuni dei tuoi gol sono arrivati su calcio di punizione tirati, per tua definizione alla…. Batori. Cosa significa?

«Calcio le punizioni cercando di piazzare il pallone sotto l’incrocio come mi ha insegnato il mio amico Nicola Batori (ex giocatore del Bozzano in serie D, ndr), uno dei miei primi maestri al quale mi sembrava giusto dedicare questo mio modo di tirare da fermo». —



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