Italia
Anche la mano di Gazzoli nella salvezza della Spal
Il digì viareggino fra gli artefici della permanenza in serie A degli estensi «Dedico questo risultato a mia moglie a cui faccio sempre saltare le vacanze...»
VIAREGGIO. Un po’ tutti gli sportivi viareggini in questa stagione hanno fatto un po’ il tifo per la Spal. Vuoi perché una delle cosiddette provinciali che hanno fatto la storia del calcio italiano e nella quale hanno militato giocatori di casa nostra (da Gianfranco Dell’Innocenti ad Adolfo Gori da Silvano Mencacci a Carlo Bresciani) ispira sempre un sentimento di simpatia, ma soprattutto perché nella stanza dei bottoni della società estense c’è Andrea Gazzoli, prima capitano del Viareggio poi dirigente dell’Esperia del presidentissimo Stefano Dinelli.
Il giorno dopo avere conquistato la certezza della permanenza nella massima serie, Gazzoli si può finalmente rilassare e pensare non tanto alle vacanze, che come ogni anno saranno spostate a data da destinare, ma alla Spal che verrà ma non solo quella che andrà in campo nella stagione 2018-2019.
Qual è la sensazione che hai provato al termine degli ultimi novanta minuti?
«Una grande soddisfazione perché sono stati premiati gli sforzi di tutti coloro che hanno lavorato per la Spal. E non centrare questa salvezza sarebbe stata una beffa per una società che ha fatto grandi sforzi. Per me una soddisfazione doppia perché sono arrivato in serie A quasi per sbaglio visto che venivo da un’esperienza, quella di Vicenza, culminata con una retrocessione. Mi sono giocato una grande opportunità e così come tutti quelli arrivati alla Spal in questa stagione».
Quanto ha inciso nella salvezza la solidità societaria?
«Tanto. La Spal ha dimostrato di essere una società importante con una buona solidità finanziaria gestita da gente abituata a lavorare che ogni mattina alle sette è già in ufficio, dal patron Colombarini al presidente Mattioli al diesse Vagnati. I nostri debiti sono quelli derivati dagli investimenti programmati dalla società».
E che riguardano le strutture...
«Il nostro primo step riguarda lo stadio, per il quale presto partiranno i lavori per portare la capienza a quella richiesta per la categoria (16mila posti) ed anche il centro sportivo creato da Paolo Mazza negli anni sessanta con i proventi della cessione di Capello alla Roma per il quale sono stati fatti interventi importanti. Sono stati allestiti due campi in sintetico ed altrettanti in erba per la prima squadra, riqualificati gli uffici e presto saranno completati palestra e spogliatoi».
Come ha risposto la città di Ferrara all’evento serie A?
«Per le cosiddette provinciali basarsi sul territorio è determinante. E devo dire che Ferrara ha confermato di essere una città che tiene molto alla squadra che poi è anche un veicolo di pubblicità non indifferente. Abbiamo avuto sponsorizzazioni da molte aziende locali senza dimenticare gli sportivi che hanno sempre gremito il “Mazza” e che ci hanno accompagnato con numeri importanti anche in trasferta».
Hai sempre creduto in questa squadra?
«Sì perché avevamo preso giocatori importanti. Alcuni hanno avuto un rendimento al di sopra delle aspettative come ad esempio Antenucci. Altri, come Borriello, hanno avuto una stagione non proprio positiva. Ma d’altra parte nel calcio spesso il fattore compensazione aiuta a raggiungere il traguardo».
Ed hai mai avuto paura di retrocedere?
«Abbiamo avuto un inizio positivo poi un periodo dove pur disputando un buon calcio non riuscivamo a cogliere risultati e allora un po’ di paura si fa strada».
Perché non siete caduti nella tentazione di cambiare il tecnico?
«Perché Semplici è un buon allenatore che ha sempre lavorato bene accompagnato dal suo staff. Ha dimostrato di essere un allenatore da serie A».
Quali sono state a tuo avviso le gare della svolta?
«Direi la prima il successo sul Genoa che ci aveva permesso di superare in classifica i rossoblù poi il successo di Crotone. Dopo quella gara abbiamo sbagliato poco o niente».
Tra le perle della stagione va però messo anche il pareggio al “Mazza” con la Juventus...
«Una serata bellissima, indimenticabile. La prima partita vera in notturna. Un grande risultato che ha dato ai ragazzi la consapevolezza di potersela giocare con tutti».
Cosa significa gestire una partita casalinga in serie A?
«Mi viene da dire che è come gestire un concerto dentro una città visto che il nostro stadio e quasi nel centro. Insomma c’è stato da gestire 19 concerti. Un impegno che diventa ancora maggiore quando arrivano le grandi società che hanno i loro canali tematici e dunque la logistica assume un’importanza rilevante».
Che campionato è stato?
«Avvincente considerato che quasi tutti i verdetti, complice anche il calendario, sono arrivati proprio all’ultima giornata. Va detto che tutte le squadre hanno onorato il torneo a partire dal Benevento che è stata la prima ad avere la certezza matematica della retrocessione».
Ora te ne andrai in vacanza?
«No perché ci sono tante questioni sul tavolo sulle quali c’è tanto da lavorare. A partire dai diritti televisivi».
Cose ne pensi della possibile iscrizione delle seconde formazioni di squadre di serie A alla serie C?
«Non è una cosa che si può dibattere così, in cinque minuti. Bisogna vedere poi quante sono le società che hanno interesse a questa proposta. Parlando di squadre B mi torna in mente un po' il Viareggio che era una squadra B anche se non di un'unica società e che ha lanciato o rilanciato tanti ragazzi da Pavoletti a Zaza a Martella, Eusepi per arrivare a Pinsoglio che proprio nell'ultima giornata ha esordito nella massima serie».
A chi dedichi la salvezza della Spal?
«A mia moglie Romina e a mia figlia Ginevra che mi sopportano, alle quali ogni anno prometto vacanze poi puntualmente rinviate. E a Filippo, mio nipote, spesso presente alle partite».
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