Il Tirreno

Versilia

Coppedè, il capitano che fa sognare l’altro Forte

di Massimo Guidi
Coppedè, il capitano che fa sognare l’altro Forte

In Seconda Categoria il suo Atletico conquista i playoff promozione  «Siamo un gruppo unito: ora vogliamo tagliare un traguardo storico»

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FORTE DEI MARMI. È il “caudillo” della difesa del Forte dei Marmi 2015, la formazione rivelazione del campionato di Seconda Categoria che con un girone di ritorno immacolato (zero sconfitte) ha conquistato il secondo posto della classifica finale, piazzamento che consente alla squadra di Giacomo Vannoni di disputare la semifinale dei playoff (contro la Fivizzanese) sul terreno amico di via Versilia e di avere anche due risultati a favore. Anche se sicuramente i nerazzurri non staranno a speculare sul pari, non è nella loro natura: «Siamo una squadra votata all’attacco – conferma Stefano – come dimostra il fatto che siamo la squadra che ha segnato di più (65 reti) ma che, tra le prime tre, è anche quella che ha subito più reti».

Stefano oltre ad essere il capitano è anche il giocatore più anziano della squadra, il punto di riferimento anche per i più giovani assieme al presidentissimo Ulivi («per me Emiliano è come un secondo padre»), il diesse Pellegrini ed il preparatore atletico Marotta che una volta smessi gli scarpini è rimasto a dare una mano in società.

Il Forte o l’Atletico come lo chiama ancora Stefano è per lui come una seconda pelle cucita addosso sedici anni fa. Un amore sconfinato che lo ha fatto più volte partire da Ginevra, dove ha lavorato per tre anni, solo per accomodarsi in panchina ma comunque vicino ai suoi amici. E anche ora che è tornato a casa fa comunque i salti mortali per coltivare la sua passione e per portare in alto i colori della sua squadra.

Stefano gestisce assieme ad alcuni amici un bar e dunque per essere libero di andare a giocare alla domenica si alza alle 5, 30 lavora fino alle 13 poi raggiunge i suoi compagni di squadra per il prepartita. Poi dopo i novanta minuti torna al lavoro. Il tutto senza percepire unEuro visto che al Forte 2015 non esistono rimborsi spese. «Il presidente Ulivi non ci fa mancare niente: siamo dotati di tutto quello che ci vuole a livello di attrezzatura, abbiamo il nostro campo e siamo tutti contenti».

Stefano qual è il segreto del Forte dei Marmi 2015?

«Quello di essere un gruppo molto unito. E non è un modo di dire perché ci frequentiamo anche al di fuori del rettangolo di gioco. E questa unione a mio avviso ha fatto la differenza negli ultimi tre anni dove abbiamo vinto tanto e non vogliamo fermarci».

Ti aspettavi che la tua squadra potesse fare un campionato di così alto profilo?

«Ero convinto che potevamo fare un campionato importante. Magari non di arrivare al secondo posto perché almeno sulla carta c’erano tante formazioni che avevano speso anche un po’di soldi per puntare in alto. Sapevamo comunque di essere un buon gruppo».

E ora comincia il bello: cosa ti aspetti da questi playoff?

«Voglio vincerli. Non sarà facile ma possiamo farcela».

Domenica il primo round in casa, gara secca, con la Fivizzanese...

«Abbiamo due risultati a favore. Ma guai ad andare in campo pensando di giocare per il pareggio. Sarebbe un errore gravissimo. Comunque credo che non ci saranno problemi di questo tipo perché siamo una squadra con una forte connotazione offensiva».

L’altra semifinale mette di fronte l’Atletico Carrara e la Fortis Camaiore. Qual è l’avversario che vorresti evitare in finale?

«La Fortis è una squadra molto dotata dal punto di vista tenico, forse più dell’Atletico, con una coppia là davanti Luisotti-Simonini che può fare male a qualsiasi difesa. L’Atletico Carrara è una squadra più ostica dal punto di vista caratteriale come lo sono tutte le formazioni apuane. E noi che siamo una squadra dall’età media piuttosto bassa potremmo risentire dell’esperienza dei giocatori carraresi».

Veniamo a te: a 35 anni e con un lavoro impegnativo quali sono le motivazioni che ti spingono ad andare ancora in campo?

«La passione. Ho sempre giocato per passione, preferendo giocare con gli amici che magari andare a prendere rimborsi di 200 o 300 euro che non ti cambiano certo la vita. Certo più passano gli anni e più il sacrificio aumenta ma fino a che mi divertirò andrò in campo».

Hai mai pensato di poter militare in categorie superiori?

«Forse avrei potuto giocare magari nel campionato di Promozione, di più non credo».

A quanti anni hai cominciato a giocare a calcio?

«Avevo otto anni e ho tirato i primi calci ad un pallone del Marina di Pietrasanta società con la quale sono rimasto fino alla juniores».

E come è avvenuto il passaggio al Forte?

«Mi ha convinto Andrea Pellegrini con il quale ho giocato tante volte al torneo delle contrade».

Quindi la tua attività calcistica va oltre i mesi di campionato?

«Sì perché in estate gioco con il Ranocchio nel torneo delle contrade e con il Pontestrada a Pietrasanta. In pratica smetto solo d’agosto».

Hai sempre giocato da difensore?

«Sì, prima come terzino poi come si dice con il passare degli anni sono passato a fare il difensore centrale».

Quando eri più giovane hai avuto un modello?

«Premesso che sono juventino mi piaceva molto come stava in campo Thuram».

In campo quali sono i tuoi pregi ed i tuoi difetti?

«Diciamo che con il passare degli anni ho acquisito un importante senso della posizione. Il mio difetto più grosso è quello di parlare troppo in campo, anche con gli arbitri. Tutte le volte prima di andare in campo mi riprometto di stare un po’più zitto ma poi appena comincia la partita tutti i buoni propositi svaniscono nel nulla».

A prescindere dal risultato dei playoff continuerai anche nella prossima stagione?

«Come ogni anno a fine stagione ne parlerò assieme al presidente e ai miei compagni. Ma è presto, ora devo pensare solo a vincere questi playoff».

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