Il Tirreno

Versilia

Max Bucci, l’allenatore che fa sognare Bozzano

di Massimo Guidi
Max Bucci, l’allenatore che fa sognare Bozzano

Da calciatore ha giocato in coppia con Masiello nelle giovanili del National Ora vuole riportare gli orange nel calcio dilettantistico che conta

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BOZZANO. Di carisma su un campo di calcio Massimiliano Bucci ne ha sempre avuto, in dosi industriali. Fino da ragazzino quando guidava la difesa del Centrolido National in coppia con Andrea Masiello e poi più avanti quelle di Bozzano, Capezzano e Seravezza. Sempre da leader esercitando un grande ascendente sui compagni attratti dalla capacità di Massimiliano di saper leggere le trame di gioco e l’eleganza negli interventi. Insomma una specie di Nesta, il suo idolo giovanile, quello che come si è solito dire una sorta allenatore in campo. Chiedere per conferma a Paolo Meniconi, Luciano Coluccini, Maurizio Adami e Maurizio Bertocchi alcuni tra i suoi tecnici che non hanno esitato un attimo a consegnargli le chiavi della difesa. Dunque un ragazzo per il quale non era difficile pronosticare un futuro da allenatore una volta appesi gli scarpini al chiodo. Un evento arrivato prima del previsto, a 29 anni, complice i problemi alle ginocchia che lo hanno frenato proprio nel momento migliore di una carriera spesa nei campionati di Eccellenza e Promozione ma che poteva riservargli ancora qualche soddisfazione. «Mi è dispiaciuto tantissimo mollare – conferma – perché stavo facendo bene e credo che senza i problemi alle ginocchio avrei potuto andare avanti a buoni livelli altri tre o quattro anni».

Tanta delusione che il ragazzo viareggino riesce a stemperare rimanendo nel mondo del calcio grazie al Bozzano che nella passata stagione gli offre la panchina della juniores. Poi come spesso succede nelle favole sportive arriva l’occasione per compiere subito il salto di qualità. La prima squadra del Bozzano ha una partenza disastrosa (un punto in cinque gare) ed allora il diesse Antonio Pierini decide di affidare l’undici orange a Bucci. «Accettai subito – ricorda – perché conoscevo bene i ragazzi che componevano la rosa e sapevo che mi avrebbero rispettato. Poi perché in fondo avevo poco da perdere. E poi perché si vuole fare l’allenatore da qualche parte bisogna pur cominciare senza stare a guardare la categoria e le situazioni». Bucci fa valere tutto il suo carisma con gli ex compagni e guida ad un incredibile salvezza il Bozzano arrivata è vero ai playout, ma dopo avere perso quella diretta proprio negli ultimi novanta minuti: «i ragazzi hanno fatto una bella impresa. Pensa ci siamo salvati avendo l’attacco più anemico del girone. Credo che sia un piccolo record».

Dopo il brillante risultato la conferma scatta in maniera automatica anche se Bucci, uno al quale piace lottare per traguardi ambiziosi, chiede alla società di allestire un organico in grado di poter disputare un campionato tranquillo magari aprendo una finestra sui playoff. Viene accontentato e nonostante qualche problema a novembre la squadra decolla tanto da chiudere il girone d’andata al primo posto della classifica seppure in coabitazione con altre tre squadre.

Dove può arrivare questo Bozzano?

«Ho parlato chiaro con la squadra, non ci possiamo nascondere. Bisogna puntare ai playoff. Un obiettivo che dobbiamo raggiungere anche per rispetto alla società che ha rinforzato l’organico portando in orange elementi come Palazzolo e Biagioni».

Il diesse Pierini ti descrive come una specie di Antonio Conte. Sei d’accordo su questo accostamento?

«Ringrazio il nostro diesse (sorride) per il paragone. Diciamo che vivo le partite in maniera intensa e quando ne è finita una penso già a quella successiva».

Qual è il tuo pregio migliore?

«Credo di avere un carattere forte, quello che ci vuole in uno spogliatoio dove ci sono ragazzi più vecchi di me».

All’inizio della tua avventura hai avuto paura di fallire? «No anche perché conoscevo quasi tutti i ragazzi, alcuni erano stati miei compagni di squadra altri gli avevo conosciuti come avversari e sapevo che nutrivano stima nei miei confronti».

Quanto conta un allenatore nelle categorie dilettanti?

«Durante la settimana di allenamenti il cento per cento. La domenica questa percentuale cala e l’allenatore deve soprattutto cercare di leggere la gara. Soprattutto non devi trasmettere paura alla squadra».

Cosa chiedi ai tuoi ragazzi prima di entrare in campo?

«Voglio che il loro livello di concentrazione sia sempre al massimo. Ma lo sanno bene anche se non glielo chiedo».

Hai un allenatore dal quale hai imparato di più?

«Ce ne sono diversi da Meniconi che è stato il mio primo maestro a Coluccini, Adami, per il quale ho fatto un po’da osservatore l’anno in cui ho smesso, fino ad arrivare a Bertocchi con il quale ho avuto veramente un bel rapporto».

E tra gli allenatori di serie A chi segui maggiromente?

«Mi piace Sarri perché la sua squadra gioca a memoria ma anche Allegri che è un vincente. E alla fine ci si ricorda sempre di quelli che vincono».

Per Massimiliano Bucci il calcio è…

«Soprattutto una questione di equilibrio un fattore importante. Lo scorso anno avevo una squadra che segnava con il contagocce e quindi ci siamo dovuti equilibrare cercando di subire il meno possibile. Un modulo preferito? Non ne ho uno al quale tengo in particolare, cerco di disegnare la squadra tenendo presente delle caratteristiche dei giocatori che ho a disposizione».

Sei ancora molto giovane: credi di avere un futuro come allenatore?

«Mi piacerebbe avere la possibilità di misurarmi nelle categorie superiori. Ma cerco di stare con i piedi per terra anche perché le mie capacità sono tutte da verificare. Intanto ho preso il patentino Uefa B».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Un giorno mi piacerebbe allenare il Viareggio, la squadra della mia città. Per me già sarebbe il massimo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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