L’ex goleador che fa volare la Torrelaghese
di Massimo Guidi
Giocatore fino a quasi 40 anni, ha portato in panchina il suo talento per il calcio «Non mi piace parlare di moduli, ciò che conta sono gli equilibri della squadra»
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VIAREGGIO. Nel suo destino calcistico Gabriele Mazzei, “manico” della Torrelaghese campione d’inverno, forse non aveva messo in conto di sedersi un giorno in panchina. È vero, aveva frequentato il corso allenatori una dozzina di anni fa, quando giocava nel Viareggio così, più per l’insistenza di un compagno di squadra che per convinzione. A lui piaceva troppo stare in campo a sforacchiare le difese avversarie, cosa che ha fatto (bene) fino in tarda età (calcisticamente parlando), ovvero quasi alla soglia dei quaranta anni: «Ho smesso a 39 anni ma non per problemi fisici né mancanza di stimoli. Avrei potuto tranquillamente tirare avanti un altro paio di stagioni. Ho appeso gli scarpini al chiodo semplicemente perché era nato mio figlio Tommaso e volevo dedicare a lui un po’ del mio tempo». Tommaso che adesso ha sette anni e come il padre ama lo sport ma, almeno per il momento, non il calcio.
«Non sarò certo io ad obbligarlo a scegliere uno sport. Tommaso pratica nuoto judo, una disciplina nella quale mi sono cimentato anche io da ragazzo. Avevo ancora il kimono che gli ho regalato e con il quale va ad allenarsi».
Ed è proprio quando il suo ragazzo ha cominciato a crescere che Gabriele ha deciso di tornare nell’ambiente del calcio, da allenatore prima con il Capezzano poi con il Bozzano fino alla chiamata della Torrelaghese: «È una società seria che ha ambizioni. E a me piace avere stimoli importanti. Non ne faccio certo una questione di categoria o di soldi».
Versiliese di Pozzi, anche se dopo il matrimonio con Barbara vive da tempo a Camaiore, tira i primi calci nelle giovanili del Ripa sotto la guida di Bruno Barberi, uno dei santoni del calcio giovanile versiliese. Il ragazzino ci sa fare e viene notato subito da quello scopritore di talenti che è Antonio Bongiorni il quale lo porta a Margine Coperta e poi all’Atalanta dove Gabriele rimane poco tempo causa la “saudade” per dirla alla brasiliana: «Non ero preparato per stare lontano da casa, mi mancavano i genitori, gli amici e tutto il resto».
Peccato perché a Bergamo viene tenuto in considerazione tanto da essere convocato con la Primavera, nonostante abbia solo 14 anni, che deve disputare la Coppa Carnevale: «Non giocai ma essere inserito nella rosa che partecipò al torneo è stato per me una grande gioia. E poi per una settimana tornai a respirare l’aria di casa».
Così quando la società orobica lo manda a Spezia (dove vince un campionato allievi prof), il ragazzo tocca il cielo con un dito. Da La Spezia va poi a Massa dove Silvio Baldini lo porta in prima squadra. Purtroppo durante una partita di Coppa Italia, contro la Lucchese, a seguito di uno scontro con un avversario si rompe tibia e perone, infortunio che lo tiene lontano dai campi per quasi due anni. Vorrebbe smettere ma Aurelio Andreazzoli (nuovo tecnico dell’Empoli ndr) lo vuole con sé a Pietrasanta. E da lì riparte la seconda vita calcistica di Mazzei, giusto in tempo per togliersi qualche soddisfazione.
Hai avuto la fortuna di lavorare in un settore giovanile importante come quello dell’Atalanta. Cosa ricordi di quei tempi?
«È stata una bella esperienza ma forse arrivata troppo presto. Ero ancora troppo bambino e soffrivo molto per la lontananza dai miei affetti. Non tutti riescono a reggere questo passaggio».
Dopo la parentesi spezzina arriva la Massese con Baldini che ti lancia in prima squadra. Purtroppo arriva anche l’infortunio che probabilmente ti ha precluso una carriera migliore.
«Non lo so. Qualcuno mi dice che probabilmente avrei potuto fare qualcosa di più. Non riuscivo a guarire bene e ho perso due anni. Il morale non era dei migliori e mi era venuta la tentazione di smettere».
Chi ti ha convinto a tornare in campo?
«È stato Andreazzoli. Mi ha portato a Pietrasanta quasi a forza e mi ha fatto ricominciare a giocare facendomi vincere la paura che avevo nei contrasti».
Oltre a Baldini e Andreazzoli quali altri allenatori ti hanno formato maggiormente?
«Nicola Bertoni e Tazzioli che ho avuto a Castelnuovo e Pasculli che mi ha allenato all’Entella».
Hai iniziato da attaccante esterno, poi in età matura sei passato a giocare da centravanti. A cosa è dovuta questa trasformazione?
«Ai tempi del Ponsacco il tecnico decise di schierarmi da centravanti posizione nella quale ho giocato fino a 39 anni segnando tante reti».
Tante maglie, tanti ricordi. Qualcuno in particolare?
«Ricordo ancora con piacere la mia stagione all’Esperia Viareggio. Un’esperienza indimenticabile anche per l’affetto con il quale i tifosi seguivano la squadra. E anche per la serietà della società che mi confermò nonostante i sei mesi di squalifica, ingiusta, che avevo rimediato al torneo delle Contrade».
E quali sono i gol ai quali sei più affezionato?
«Direi quelli segnati con il Castelnuovo nel derby con il Pisa o quello realizzato al Pontedera con il Viareggio. Ma anche la rete messa a segno nella finale di Coppa Italia dilettanti vinta con la maglia dell’Entella».
Quando nasce l’idea del Mazzei allenatore?
«Feci il corso ai tempi del Viareggio. Fu Gabriele Baraldi a convincermi. Ma non pensavo proprio di fare l’allenatore».
Qual è il tuo credo calcistico?
«Non mi piace parlare di moduli. Secondo me un allenatore si deve adattare ai giocatori che ha a disposizione e soprattutto cercare di gli equilibri nella squadra».
La Torrelaghese può vincere il campionato?
«Finora abbiamo fatto bene, merito dei ragazzi che si stanno impegnando nel lavoro settimanale. L’obiettivo è vincere il campionato. Non sarà facile».
Le avversarie più temibili?
«Forte 2015, Corsanico e Lido Camaiore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Non sarò certo io ad obbligarlo a scegliere uno sport. Tommaso pratica nuoto judo, una disciplina nella quale mi sono cimentato anche io da ragazzo. Avevo ancora il kimono che gli ho regalato e con il quale va ad allenarsi».
Ed è proprio quando il suo ragazzo ha cominciato a crescere che Gabriele ha deciso di tornare nell’ambiente del calcio, da allenatore prima con il Capezzano poi con il Bozzano fino alla chiamata della Torrelaghese: «È una società seria che ha ambizioni. E a me piace avere stimoli importanti. Non ne faccio certo una questione di categoria o di soldi».
Versiliese di Pozzi, anche se dopo il matrimonio con Barbara vive da tempo a Camaiore, tira i primi calci nelle giovanili del Ripa sotto la guida di Bruno Barberi, uno dei santoni del calcio giovanile versiliese. Il ragazzino ci sa fare e viene notato subito da quello scopritore di talenti che è Antonio Bongiorni il quale lo porta a Margine Coperta e poi all’Atalanta dove Gabriele rimane poco tempo causa la “saudade” per dirla alla brasiliana: «Non ero preparato per stare lontano da casa, mi mancavano i genitori, gli amici e tutto il resto».
Peccato perché a Bergamo viene tenuto in considerazione tanto da essere convocato con la Primavera, nonostante abbia solo 14 anni, che deve disputare la Coppa Carnevale: «Non giocai ma essere inserito nella rosa che partecipò al torneo è stato per me una grande gioia. E poi per una settimana tornai a respirare l’aria di casa».
Così quando la società orobica lo manda a Spezia (dove vince un campionato allievi prof), il ragazzo tocca il cielo con un dito. Da La Spezia va poi a Massa dove Silvio Baldini lo porta in prima squadra. Purtroppo durante una partita di Coppa Italia, contro la Lucchese, a seguito di uno scontro con un avversario si rompe tibia e perone, infortunio che lo tiene lontano dai campi per quasi due anni. Vorrebbe smettere ma Aurelio Andreazzoli (nuovo tecnico dell’Empoli ndr) lo vuole con sé a Pietrasanta. E da lì riparte la seconda vita calcistica di Mazzei, giusto in tempo per togliersi qualche soddisfazione.
Hai avuto la fortuna di lavorare in un settore giovanile importante come quello dell’Atalanta. Cosa ricordi di quei tempi?
«È stata una bella esperienza ma forse arrivata troppo presto. Ero ancora troppo bambino e soffrivo molto per la lontananza dai miei affetti. Non tutti riescono a reggere questo passaggio».
Dopo la parentesi spezzina arriva la Massese con Baldini che ti lancia in prima squadra. Purtroppo arriva anche l’infortunio che probabilmente ti ha precluso una carriera migliore.
«Non lo so. Qualcuno mi dice che probabilmente avrei potuto fare qualcosa di più. Non riuscivo a guarire bene e ho perso due anni. Il morale non era dei migliori e mi era venuta la tentazione di smettere».
Chi ti ha convinto a tornare in campo?
«È stato Andreazzoli. Mi ha portato a Pietrasanta quasi a forza e mi ha fatto ricominciare a giocare facendomi vincere la paura che avevo nei contrasti».
Oltre a Baldini e Andreazzoli quali altri allenatori ti hanno formato maggiormente?
«Nicola Bertoni e Tazzioli che ho avuto a Castelnuovo e Pasculli che mi ha allenato all’Entella».
Hai iniziato da attaccante esterno, poi in età matura sei passato a giocare da centravanti. A cosa è dovuta questa trasformazione?
«Ai tempi del Ponsacco il tecnico decise di schierarmi da centravanti posizione nella quale ho giocato fino a 39 anni segnando tante reti».
Tante maglie, tanti ricordi. Qualcuno in particolare?
«Ricordo ancora con piacere la mia stagione all’Esperia Viareggio. Un’esperienza indimenticabile anche per l’affetto con il quale i tifosi seguivano la squadra. E anche per la serietà della società che mi confermò nonostante i sei mesi di squalifica, ingiusta, che avevo rimediato al torneo delle Contrade».
E quali sono i gol ai quali sei più affezionato?
«Direi quelli segnati con il Castelnuovo nel derby con il Pisa o quello realizzato al Pontedera con il Viareggio. Ma anche la rete messa a segno nella finale di Coppa Italia dilettanti vinta con la maglia dell’Entella».
Quando nasce l’idea del Mazzei allenatore?
«Feci il corso ai tempi del Viareggio. Fu Gabriele Baraldi a convincermi. Ma non pensavo proprio di fare l’allenatore».
Qual è il tuo credo calcistico?
«Non mi piace parlare di moduli. Secondo me un allenatore si deve adattare ai giocatori che ha a disposizione e soprattutto cercare di gli equilibri nella squadra».
La Torrelaghese può vincere il campionato?
«Finora abbiamo fatto bene, merito dei ragazzi che si stanno impegnando nel lavoro settimanale. L’obiettivo è vincere il campionato. Non sarà facile».
Le avversarie più temibili?
«Forte 2015, Corsanico e Lido Camaiore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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