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Verona, tu quoque «Che gioia vincere qui» 

Verona, tu quoque «Che gioia vincere qui» 

L’attaccante fortemarmino del Lodi si gusta il trionfo sulla pista dove è cresciuto «Abbiamo regalato ai nostri tifosi un sogno che aspettavano da 36 anni»

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FORTE. Alessandro Verona sulla pista di Forte dei Marmi ha ancora una volta apposto la propria firma su una pagina importantissima della storia dell'hockey italiano: quattro anni fa fu tra coloro che conquistò il primo scudetto con la maglia del Forte, martedì sera invece è entrato di diritto nel parterre di eroi lodigiani che dopo 36 anni ha riportato il tricolore a coronarsi di giallorosso.

Verona, un successo storico per tutta Lodi conquistato ancora una volta al PalaForte.

«È stato bellissimo, non tanto perché era nel palasport dove sono cresciuto, ma per come è arrivato questo scudetto: molto sofferto, dopo tante critiche e un clima quasi di sfiducia nel potenziale della squadra. Invece alla fine siamo riusciti a regalare ai tifosi un sogno che aspettavano da 36 anni sfatando una maledizione».

Tra i due scudetti "storici" che ha vinto al PalaForte, quale giudica più importante?

«È impossibile metterli a confronto, sono entrambi momenti unici. Certo quello con la maglia rossoblù fu il primo della storia, conquistato nella squadra della mia città e di fronte a tutta la mia gente».

Ha un ricordo in particolare di questa finale scudetto che non dimenticherà mai? «Ce ne sono tanti, due in particolare. Il primo risale alla gara 4 di semifinale vinta al PalaBarsacchi di Viareggio. È stata la serata del nostro riscatto, in quel momento abbiamo dimostrato tutta la voglia che avevamo di vincere questo scudetto perché se è pur vero che avevamo vinto la Supercoppa a settembre è altrettanto innegabile che con l'uscita ai quarti in Coppa Italia dovevamo ottenere il tricolore per coronare una grande annata. L'altro, ovviamente, è il rientro in Lombardia martedì notte sul pullman: già in autostrada ci sono apparsi i cartelli elettronici che segnalavano una manifestazione in corso al casello. Quando poi siamo arrivati all'uscita per Lodi, in tarda nottata, e abbiamo visto tutta quella folla con le bandiere e i fumogeni che aveva bloccato di fatto il casello mi sono veramente sentito una specie di eroe. Se non si vive non si può immaginare una cosa del genere: i tifosi ti odiano e ti amano, ma quando gli regali uno scudetto ti portano in alto come un dio».

Il prossimo anno dobbiamo aspettarci di nuovo Forte e Lodi ai massimi vertici italiani?

«Con il Forte è stata la finale migliore di sempre, forse una delle più emozionanti: abbiamo giocato alla pari in questa finalissima, ai rigori poi è anche questione di fortuna e stavolta la dea bendata ha favorito noi. La vera ed unica finale è stata questa, tra due squadre che si meritavano entrambe il tricolore. Per il prossimo anno staremo a vedere: sicuramente le premesse per essere nuovamente protagoniste ci sono perché anche se noi cambieremo molto più del Forte perdendo due giocatori importantissimi come Ambrosio e Platero i nuovi innesti non saranno da meno. Ma ci saranno anche Breganze e Viareggio con cui fare i conti, non sarà una lotta a due».

G.B.

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