Il presidio
Orlandi, la grande delusione arriva dal dischetto
«Mi ero proposto io per il quinto tiro. Ero convinto di farcela». E sul suo futuro: «Presto decideremo»
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FORTE. La grande amarezza di Orlandi. Si potrebbe anche sintetizzare così la gara 5 tra Forte dei Marmi e Lodi che è valsa lo scudetto alla compagine giallorossa. Quasi una beffa, arrivata per il campione viareggino (in forza ormai da 4 anni ai rossoblù e in scadenza di contratto) proprio sui tiri dal dischetto: una sua specialità.
Orlandi, da trascinatore del Forte in questi playoff ai due errori dal dischetto: deluso da come si è conclusa questa finale?
«Molto, anche adesso sento il peso della sconfitta. Mi ero fatto un film mentale con un bel lieto fine, tant'è che quando stavamo decidendo la sequenza con cui battere i rigori mi sono proposto io per il quinto. Era un rigore potenzialmente decisivo, sono andato sul dischetto sicuro di farcela e invece ho sbagliato sia quel rigore che quello ad oltranza, altrettanto determinante. Dopo tanti sacrifici dispiace veramente tanto perdere per un singolo penalty».
Da giocatore più scudettato d'Italia, cos'è mancato al Forte per vincere questa finale?
«Nei momenti chiave, e intendo soprattutto la gara 4 di sabato scorso oltre alla gara 5 di martedì, potevamo fare decisamente di più. Ci ha messo del suo anche la sfortuna, perché a Lodi sul 2-1 abbiamo colto anche dei pali, ma con il senno di poi dovevamo fare di più in fase realizzativa. Una squadra del nostro livello non può uscire dalla pista dopo 50 minuti avendo segnato una sola rete su rigore come accaduto in gara 4. Martedì anche potevamo spingere maggiormente, soprattutto nel primo tempo dove abbiamo sfiorato ma non concretizzato il doppio vantaggio. Poi è chiaro, nel secondo tempo subentrano tanti fattori che non ci hanno permesso di dare il massimo: in primo luogo la paura di scoprirsi, e questo si è visto anche nel Lodi, e poi il caldo che un po' in tutte queste partite è stato asfissiante. Spero che per il prossimo anno sia rivista la formula, perché non si può giocare ad ottobre una volta a settimana e poi a giugno inoltrato fare tre partite in sette giorni: ci sono stati giocatori anche con la metà dei miei anni che chiedevano il cambio in continuazione». Pensa che con questo scudetto mancato il ciclo vittorioso del Forte abbia subito un arresto? «Di sicuro non è un arresto definitivo, e non reputo nemmeno questa stagione così disastrosa: abbiamo vinto un trofeo come la Coppa Italia e sfiorato la Final Four di Eurolega uscendo contro il Barcellona, se avessimo perso lo scudetto 3-0 poteva anche dirsi fallimentare ma ai rigori direi proprio di no. Per il futuro, solo la prossima stagione potrà dirci se il ciclo continuerà oppure no».
E quale sarà il futuro di Alberto Orlandi?
«Credo e spero che a breve la situazione di stallo con la società si risolva. Per ora rimane il punto interrogativo, e io adesso voglio solo smaltire la sconfitta: a 44 anni non ho più molte occasioni per vincere un trofeo, la sconfitta di martedì per me vale come due o tre scudetti persi a vent'anni».
G.B.
Orlandi, da trascinatore del Forte in questi playoff ai due errori dal dischetto: deluso da come si è conclusa questa finale?
«Molto, anche adesso sento il peso della sconfitta. Mi ero fatto un film mentale con un bel lieto fine, tant'è che quando stavamo decidendo la sequenza con cui battere i rigori mi sono proposto io per il quinto. Era un rigore potenzialmente decisivo, sono andato sul dischetto sicuro di farcela e invece ho sbagliato sia quel rigore che quello ad oltranza, altrettanto determinante. Dopo tanti sacrifici dispiace veramente tanto perdere per un singolo penalty».
Da giocatore più scudettato d'Italia, cos'è mancato al Forte per vincere questa finale?
«Nei momenti chiave, e intendo soprattutto la gara 4 di sabato scorso oltre alla gara 5 di martedì, potevamo fare decisamente di più. Ci ha messo del suo anche la sfortuna, perché a Lodi sul 2-1 abbiamo colto anche dei pali, ma con il senno di poi dovevamo fare di più in fase realizzativa. Una squadra del nostro livello non può uscire dalla pista dopo 50 minuti avendo segnato una sola rete su rigore come accaduto in gara 4. Martedì anche potevamo spingere maggiormente, soprattutto nel primo tempo dove abbiamo sfiorato ma non concretizzato il doppio vantaggio. Poi è chiaro, nel secondo tempo subentrano tanti fattori che non ci hanno permesso di dare il massimo: in primo luogo la paura di scoprirsi, e questo si è visto anche nel Lodi, e poi il caldo che un po' in tutte queste partite è stato asfissiante. Spero che per il prossimo anno sia rivista la formula, perché non si può giocare ad ottobre una volta a settimana e poi a giugno inoltrato fare tre partite in sette giorni: ci sono stati giocatori anche con la metà dei miei anni che chiedevano il cambio in continuazione». Pensa che con questo scudetto mancato il ciclo vittorioso del Forte abbia subito un arresto? «Di sicuro non è un arresto definitivo, e non reputo nemmeno questa stagione così disastrosa: abbiamo vinto un trofeo come la Coppa Italia e sfiorato la Final Four di Eurolega uscendo contro il Barcellona, se avessimo perso lo scudetto 3-0 poteva anche dirsi fallimentare ma ai rigori direi proprio di no. Per il futuro, solo la prossima stagione potrà dirci se il ciclo continuerà oppure no».
E quale sarà il futuro di Alberto Orlandi?
«Credo e spero che a breve la situazione di stallo con la società si risolva. Per ora rimane il punto interrogativo, e io adesso voglio solo smaltire la sconfitta: a 44 anni non ho più molte occasioni per vincere un trofeo, la sconfitta di martedì per me vale come due o tre scudetti persi a vent'anni».
G.B.
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