Il presidio
Maledetti rigori L’urlo di gioia strozzato in gola
di Michele Morabito
Il sogno del poker scudetto coltivato dai tifosi svanisce davanti ai troppi errori dal dischetto
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FORTE DEI MARMI. C'è mancato poco, pochissimo, ma sbagliare quattro rigori buoni per vincere è troppo. Alla fine è mancato anche un pizzico di fortuna, perché i due portieri sembravano la Dea Kalì a cui era impensabile fare gol. C'è amarezza, perché ci si aspettava che quel guizzo arrivasse, che uno tra i tanti che tu hai messo in campo inquadri quella porta che si è trasformata improvvisamente nella tana di un topolino tanto sembrava stretta. Arrivare lì ad un passo da un poker che non avrebbe avuto aggettivi da spendere fa male, malissimo.
Grazie lo stesso si sente mormorare, mentre si lascia velocemente la tribuna. A cantare alla fine solo sono i lodigiani che hanno sostenuto con coraggio i propri atleti ed anche con rispetto.
Mezz'ora prima dell'incontro si sente il clima del grande appuntamento, ma anche una certa rilassatezza di chi è abituato a questi appuntamenti ed il Palazzo si riempie in modo tranquillo. Si fuma l'ultima sigaretta prima che il Palazzetto si trasforma in una bolgia. Anche i tifosi ospiti entrano alla spicciolata. Poi inizia il riscaldamento ed allora tra la musica ed i cori non si sente più nulla. Anche gli ospiti sono belli tosti, anche perché urlare aiuta a scaricare quella attesa che adesso prende un po' alla gola e anche il Lodi non è qua per una vacanza balneare. Ma poi entra il Forte ed il tifo si scatena, con uno spazio all'emozione sulle note di Battisti, poi è solo 'Forte alè'.
Motaran chiama il pubblico ad alzare la voce, ma è come dire a Vettel di spingere di più sul rettilineo quando è a tavoletta: eppure si trova un tono di voce che non si pensava di possedere. Forte c'è, ed è come il suo nome, forte, fortissimo, perché stavolta non c'è un domani, non contano più le trasferte in giro per l'Italia. Al primo mezzo contropiede Torner fa alzare ancora i decibel, roba che al Forte di solito in estate ti becchi duecento euro di multa per disturbo alla quiete pubblica. I capi ultras sudano in modo disumano e puzzano solo a guardarli da lontano, ma dettano i tempi di un tifo leale che è più efficace quando sostiene i propri che quando offende, raramente, gli avversari. Il Lodi pareggia e come al Luna Park sulle montagne russe tocca agli ospiti gioire del vento in faccia.
L'arbitraggio alimenta il tifo, perché il Forte esce indenne da una situazione di rigore per il Lodi e inferiorità numerica e ad aiutare Gnata è sembrata calare una mano dei tifosi: la partita si fa spigolosa, uomini sempre a terra e tanti acuti scontri alla balaustra.
L'intervallo è buono per una boccata d'aria perché la temperatura è salita a mille gradi ed il bar fa affari d’oro a forza di bottigliette d'acqua e ghiaccioli: una bimba sale le scale con una scorta buona per tutta la Piccionaia che non si schioda dalle proprie poltroncine.
Non si segna più, perché questa è gara 5, quella senza domani e anche sugli spalti non ci sono energie da risparmiare: i più coraggiosi urlano, alcuni sono ammutoliti, quasi pietrificati. Tanti errori da una parte e dall'altra frutto di una tensione che sale anche tra squadre esperte. Si schianta a terra Romero per un tocco di un avversario, ma per l'arbitro è tutto a posto e la curva esplode. Un altro rigore per Lodi e i tifosi fanno tremare la rete dietro Gnata che però anche stavolta non trema e i tifosi di Lodi spariscono e a metà secondo tempo è ancora tutto in parità.
Si va ai supplementari e si sente il vecchio inno che sa un po' di antico, ma è quello che riporta il Paesello alle sue radici a prima di essere una parte della storia dell'hockey: al secondo supplementare bisogna trovare forze e fiato che non c'è più in campo, ma il tifo continua a salire. Si va ai rigori. Una lotteria? No, il campo di scommessa di chi vuol fare la storia. Troppi errori e bisogna dire addio al sogno, andare fuori mesti a commentare con tanti se e tanti 'si poteva, si doveva, doveva tirare quello e non quell'altro' e i più sportivi danno una pacca sulle spalle ad un tifoso che si è fatto trecento chilometri per seguire la sua squadra.
Peccato Forte, è mancato un nulla ad essere leggenda. Si dormirà con i tanti perché dei rigori sbagliati da Orlandi, Motaran, Torner, che non terranno svegli. Quest'anno tutto al condizionale, il prossimo anno ancora con il cuore sulla balaustra, sugli spalti e davanti alla tv, sempre con nel cuore i colori rosso e blu a riscuotere il credito con la fortuna di una serata che proprio sul finale da epica si è trasformata in un incubo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Grazie lo stesso si sente mormorare, mentre si lascia velocemente la tribuna. A cantare alla fine solo sono i lodigiani che hanno sostenuto con coraggio i propri atleti ed anche con rispetto.
Mezz'ora prima dell'incontro si sente il clima del grande appuntamento, ma anche una certa rilassatezza di chi è abituato a questi appuntamenti ed il Palazzo si riempie in modo tranquillo. Si fuma l'ultima sigaretta prima che il Palazzetto si trasforma in una bolgia. Anche i tifosi ospiti entrano alla spicciolata. Poi inizia il riscaldamento ed allora tra la musica ed i cori non si sente più nulla. Anche gli ospiti sono belli tosti, anche perché urlare aiuta a scaricare quella attesa che adesso prende un po' alla gola e anche il Lodi non è qua per una vacanza balneare. Ma poi entra il Forte ed il tifo si scatena, con uno spazio all'emozione sulle note di Battisti, poi è solo 'Forte alè'.
Motaran chiama il pubblico ad alzare la voce, ma è come dire a Vettel di spingere di più sul rettilineo quando è a tavoletta: eppure si trova un tono di voce che non si pensava di possedere. Forte c'è, ed è come il suo nome, forte, fortissimo, perché stavolta non c'è un domani, non contano più le trasferte in giro per l'Italia. Al primo mezzo contropiede Torner fa alzare ancora i decibel, roba che al Forte di solito in estate ti becchi duecento euro di multa per disturbo alla quiete pubblica. I capi ultras sudano in modo disumano e puzzano solo a guardarli da lontano, ma dettano i tempi di un tifo leale che è più efficace quando sostiene i propri che quando offende, raramente, gli avversari. Il Lodi pareggia e come al Luna Park sulle montagne russe tocca agli ospiti gioire del vento in faccia.
L'arbitraggio alimenta il tifo, perché il Forte esce indenne da una situazione di rigore per il Lodi e inferiorità numerica e ad aiutare Gnata è sembrata calare una mano dei tifosi: la partita si fa spigolosa, uomini sempre a terra e tanti acuti scontri alla balaustra.
L'intervallo è buono per una boccata d'aria perché la temperatura è salita a mille gradi ed il bar fa affari d’oro a forza di bottigliette d'acqua e ghiaccioli: una bimba sale le scale con una scorta buona per tutta la Piccionaia che non si schioda dalle proprie poltroncine.
Non si segna più, perché questa è gara 5, quella senza domani e anche sugli spalti non ci sono energie da risparmiare: i più coraggiosi urlano, alcuni sono ammutoliti, quasi pietrificati. Tanti errori da una parte e dall'altra frutto di una tensione che sale anche tra squadre esperte. Si schianta a terra Romero per un tocco di un avversario, ma per l'arbitro è tutto a posto e la curva esplode. Un altro rigore per Lodi e i tifosi fanno tremare la rete dietro Gnata che però anche stavolta non trema e i tifosi di Lodi spariscono e a metà secondo tempo è ancora tutto in parità.
Si va ai supplementari e si sente il vecchio inno che sa un po' di antico, ma è quello che riporta il Paesello alle sue radici a prima di essere una parte della storia dell'hockey: al secondo supplementare bisogna trovare forze e fiato che non c'è più in campo, ma il tifo continua a salire. Si va ai rigori. Una lotteria? No, il campo di scommessa di chi vuol fare la storia. Troppi errori e bisogna dire addio al sogno, andare fuori mesti a commentare con tanti se e tanti 'si poteva, si doveva, doveva tirare quello e non quell'altro' e i più sportivi danno una pacca sulle spalle ad un tifoso che si è fatto trecento chilometri per seguire la sua squadra.
Peccato Forte, è mancato un nulla ad essere leggenda. Si dormirà con i tanti perché dei rigori sbagliati da Orlandi, Motaran, Torner, che non terranno svegli. Quest'anno tutto al condizionale, il prossimo anno ancora con il cuore sulla balaustra, sugli spalti e davanti alla tv, sempre con nel cuore i colori rosso e blu a riscuotere il credito con la fortuna di una serata che proprio sul finale da epica si è trasformata in un incubo.
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