Il Tirreno

Versilia

Caso Breganze, il campionato trema

di Gabriele Buffoni
Caso Breganze, il campionato trema

La società veneta rischia il declassamento per colpa della squadra B. Cgc e Forte: «Basta con l’obbligo delle filiali cadette»

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FORTE DEI MARMI. Il campionato di serie A1 di hockey su pista trema, scosso da un terremoto che rischia ancora una volta di sconvolgere pronostici e classifica: il Breganze, quinta forza della massima categoria italiana, potrebbe infatti essere retrocesso al terzultimo posto in classifica al termine della regular season. Il che significherebbe restare in A1, ma rimanendo fuori dai playoff e dalle Coppe europee. E tutto, nuovamente, a causa di quella norma nel regolamento generale che prevede l’obbligo per le squadre di A1 di mantenere una formazione cadetta in serie B: nemmeno un anno fa fu il Matera - prima ancora dello scioglimento della società, a fine stagione - a rischiare grosso finendo nel mirino della giustizia sportiva. Allora la società lucana - che sarebbe andata incontro alla diretta retrocessione in A2 - fu graziata in appello per un mero cavillo: dopo quell’episodio fu deciso di non abolire l’obbligo di mantenimento di una squadra in serie B, ma di modificare la sanzione, rendendola più leggera con la retrocessione al terzultimo posto in classifica. Che sebbene non permetta l'accesso ai playoff scudetto né alle competizioni europee per la stagione seguente, concede di rimanere in A1.

A gravare sul destino della società veneta è un episodio avvenuto pochi giorni fa a Villach, in Austria (dove la squadra locale partecipa da qualche anno al campionato di serie B italiano): dopo alcune contestate decisioni arbitrali il tecnico rossonero Giovanni Galliotto - senza essere fermato dal dirigente accompagnatore Silvano Zanazzo - ha infatti deciso di ritirare la squadra negli spogliatoi senza terminare la partita. Un gesto particolarmente grave e antisportivo, frutto della rabbia del momento, ma che ha avuto subito ripercussioni gravissime: il presidente del Breganze Antonello Turle ha immediatamente esonerato l’allenatore, ma oltre a ciò il giudice sportivo si è pronunciato comminando pesanti sanzioni (15 giorni di sospensione e 50 euro di multa a Zanazzo, 8 giornate e 350 euro all’allenatore Galliotto, 1500 euro di ammenda e l'eliminazione dal campionato di serie B all’Hockey Breganze). Senza più la possibilità dunque di portare a termine gli oneri del campionato di serie B, la società rossonera si trova sul filo del rasoio: l’unica possibilità è tentare il ricorso, ma dato che il regolamento (onde evitare cavilli e interpretazioni come nel caso materano) è stato rivisto da poco, la preoccupazione per il destino dei veneti è molta. E ha scatenato un’ondata di indignazione in tutta l’Italia dell’hockey, a partire dalla Versilia. «La serie B deve essere facoltativa - tuona il presidente del Cgc Viareggio Alessandro Palagi - e prevalentemente riservata alla crescita dei giovani. Le società di A1 che vogliono mantenersi competitive sono già sottoposte a sforzi notevoli, anche economici: costringendole a mantenere una serie B si va ad appesantire un sistema già logorato sotto tanti aspetti, e non c’è da meravigliarsi poi se accadono questi pasticci. Facendo confluire nelle squadre cadette persone non professionalmente preparate ad un simile compito. Magari si potrebbe togliere l’under 20 e implementare con i giovani del vivaio proprio una squadra di serie B - propone il presidente viareggino - in modo che le nuove leve si facciano le ossa in un campionato impegnativo e che, in futuro, possano seriamente entrare a far parte di una squadra di A1 all’occorrenza. Ma la scelta dovrebbe comunque appartenere alle società, non essere un’imposizione. Fossi io al posto del presidente Turle - conclude Palagi - se la mia squadra venisse condannata manderei a casa tutti i giocatori e giocherei solo per salvarmi. Diventerebbe un campionato falsato? Sicuramente discutibile, come altri negli ultimi anni».

Dello stesso parere anche il presidente del Forte dei Marmi Piero Tosi, tra l'altro consigliere della Lega Hockey, che rincara: «Più che l'obbligo della serie B in sé, sono le sanzioni che ne derivano ad essere per me inaccettabili. Molte società manterrebbero comunque la propria squadra di serie B, imposizione o meno - dichiara Tosi - ma veder compromesso un campionato e una squadra di serie A1 per un qualcosa avvenuto in una categoria cadetta, specialmente quando è frutto della follia di un singolo o di un paio di persone come in questo caso, non è affatto giusto».

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