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Camaiore, la ricetta di Moschetti per la salvezza
Il nuovo tecnico: «Difesa a quattro e centrocampo a tre. E soprattutto va cambiato l’atteggiamento»
VIAREGGIO. La missione che lo attende è di quelle toste, per qualcuno quasi impossibile, ma Paolo Moschetti non ci ha pensato due volte ad accettare la panchina del Camaiore.
È il tecnico di Pontestazzemese il prescelto dalla società bluamaranto per il dopo-Gassani, chiamato a salvare una squadra scivolata al terz’ultimo posto e in profonda crisi di risultati. Un ritorno per l'ex allenatore di Massese e Castelnuovo, che a Camaiore aveva terminato la sua carriera da calciatore - spesa in piazze importanti come Livorno, Spezia, Pontedera - e iniziato quella da tecnico, rimanendovi in totale per cinque stagioni agli inizi degli anni Duemila. E sperimentando anche il poco consueto ruolo di allenatore-giocatore.
A lui il compito di ridare nerbo ad un gruppo acerbo e sfiduciato e rinvigorire le deboli speranze del popolo bluamaranto di mantenere la categoria.
Mister Moschetti, a distanza di qualche anno torna in sella al Camaiore. È più emozionato per la chiamata o più preoccupato per la situazione di classifica?
«Di sicuro sono soddisfatto per la scelta fatta dalla società, sinonimo di fiducia nei miei confronti. Chiaramente la situazione che raccolgo non è delle migliori: c’è una squadra da salvare e tanto lavoro da fare. Non si può dare troppo spazio ad emozioni o entusiasmo».
Torna a Camaiore con una missione ben chiara, ossia quella della salvezza. Ad oggi è fiducioso per il raggiungimento di questo obiettivo?
«Personalmente sono ottimista. Possiamo giocarcela e mantenere la categoria. Di certo se non ci avessi creduto non avrei accettato questo incarico. Abbiamo una rosa con giocatori validi, alcuni dei quali hanno militato in Eccellenza e in serie D. Ovviamente servirà da tutti qualcosa in più, soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento».
Ogni volta che un allenatore subentra a stagione in corso, ciò che più preoccupa i tifosi è il nuovo assetto tattico che la squadra potrebbe adottare. Ha in mente qualche modifica al modulo di gioco o proseguirà sulla linea tracciata da Gassani?
«Sono cose che valuterò con il passare dei giorni, quando conoscerò meglio tutti i giocatori. Ho una settimana per approfondire. La mia idea di calcio prevede una difesa a quattro ed un centrocampo a tre. Dovrò capire se poter adottare questo metodo anche in questa situazione o affidarmi ad altre soluzioni. L’aspetto tattico è comunque quello che mi preoccupa di meno. Come detto, ciò che serve principalmente è un cambio radicale nell'atteggiamento e per quello c’è bisogno di un altro tipo di lavoro».
Alessandro Bracci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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