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Fra il Tc Italia e lo scudetto c’è solo l’ostacolo Genova
Sabato e domenica a Montecatini Terme la sfida che vale il terzo tricolore Il team fortemarmino parte coi favori del pronostico ma non c’è nulla di scontato
FORTE DEI MARMI. La si può tranquillamente definire "la prova del nove", peccando di originalità, attribuendo però il giusto valore alla finale della Serie A1 che, se vinta, incoronerebbe il Tennis Italia campione nazionale a squadre per la seconda volta di fila, la terza in cinque anni. Otto partite già disputate, ora c'è l'ultima (la nona) necessariamente da fare propria, per non lasciare il tricolore al Park Genova, con cui i rendez-vous nelle ultime stagioni sono stati frequenti. E al termine dei quali a sorridere sono stati proprio i fortemarmini, vedasi l'epico quarto di finale datato 2012 con successo ottenuto al doppio di spareggio a cui va sommata la semifinale del 2015, magari meno sofferta ma anch'essa fonte di godimento puro. Entrambi i campionati si sarebbero conclusi col trionfo del circolo di Sergio Marrai.
Chi è scaramantico, faccia i debiti scongiuri. Il Park Genova sembrava ad un passo dall'eliminazione, complice il ko 4-2 nell'andata della semifinale con Prato, ribaltato domenica con un poderoso 5-1. Vittorie così generano carica e convinzione, senza che però dall'altra parte, chi ha il compito di difendere il titolo, si possa spaventare, pur ammettendo che lo scarto di valori è minimo e che di conseguenza tutto ciò che accadrà sabato e domenica a Montecatini (tutte le gare in diretta su Supertennis, canale 64 del digitale terrestre) non sarà affatto scontato. «Un vantaggio ce l'abbiamo: l'esperienza. Siamo reduci da tre finali in cinque anni».
Il capitano non giocatore Andrea Parenti cerca conforto in un passato glorioso il cui momento presente è la naturale prosecuzione, mettendo però fermamente in chiaro che «si tratta di una finale secca, nella quale basta che qualcosa vada storto in un match per mutare la storia del confronto».
Non ci sarà la tanto amata terra rossa sotto le scarpe dei giocatori, ma un cemento che obbliga ad una preparazione, anche mentale, diversa dalle sfide che hanno preceduto quella decisiva. «Noi abbiamo tutto per vincere, nessuno sino a qui ci ha regalato alcunché. Tutto quello che abbiamo conquistato, ce lo siamo meritato. Il gruppo è consapevole di quanto conti la finale e su questo aspetto sono tranquillo, perché siamo sempre scesi in campo con l'approccio giusto».
La tecnica e l'esperienza contano in qualsiasi frangente, talvolta però l'elemento che realmente può spostare gli equilibri è il senso di appartenenza. «Puntiamo anche su quello - sottolinea Parenti -, nel 2015 prima che iniziasse il doppio di Matteo Marrai e Valter Trusendi, ho detto loro: "Noi non giochiamo per il Tennis Italia, ma che siamo il Tennis Italia. Siamo 3 contro 2"». Il terzo uomo era proprio Parenti. E lo è tuttora. Meccanismi mentali che si rivelano fondamentali quando c'è da sconfiggere la stanchezza. E chi occupa l'altra metà del campo.
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