Pedro Gil prova a scuotere il “suo” Forte
«Il ko in SuperCoppa mi ha sorpreso, ma in Italia i rossoblù restano la squadra da battere»
di Gabriele Buffoni
FORTE DEI MARMI
Cambia il campionato, ma non la "fame" di Pedro Gil: a quattro mesi dal suo addio a Forte dei Marmi, il campione spagnolo ha già vinto con lo Sporting Lisbona (dove è approdato, lasciata l'Italia) la Coppa Elite di Portogallo. Non si può dire lo stesso invece della sua ex squadra, sconfitta in Supercoppa dal Lodi sabato scorso, che a pochi giorni dal via del campionato è intenta a riprendersi dal primo trofeo mancato. Nonostante le centinaia di chilometri di distanza però, l'ex capitano rossoblù segue da vicino le vicende fortemarmine ed è pronto a far sentire la sua voce.
Gil, dopo il suo addio il Forte si è molto rivoluzionato. E c'è chi un po' anche la rimpiange: lei che idea si è fatto di questa nuova squadra?
«Chi mi rimpiange non deve, anche se mi fa piacere che mi ricordino. Personalmente credo che i nuovi acquisti siano il meglio del meglio: la società ha preso uno dei migliori portieri al mondo, e Tonchi e Romero erano i più forti l'anno scorso nel campionato italiano. Non ho dubbi nell'affermare che, almeno sulla carta, è la miglior squadra in Italia, e rimane la favorita per lo scudetto: disperarsi per un trofeo perso è inutile, la squadra a mio avviso deve solo abituarsi e fare un po' di rodaggio. Anche la scorsa stagione perdemmo la Supercoppa, poi però ci riprendemmo alla grande».
Si sarebbe aspettato questo risultato in Supercoppa da parte del Forte?
«Sinceramente no: parlando con molti amici in Italia ho capito che la gara di andata è stata giocata meglio dal Forte, che forse si sarebbe meritato anche di vincere. Ho visto invece in streaming il match di sabato, e mi aspettavo qualcosa di più dato che giocavano in casa, davanti al pubblico del PalaForte: hanno gestito male la tensione in avvio di gara, mentre il Lodi ha fatto una partita molto intelligente. Alla fine si è meritato la vittoria ma, ripeto, è inutile drammatizzare: sempre meglio vincere i trofei, ma la stagione è lunga e può succedere di tutto».
Il 14 gennaio, in Eurolega, lei tornerà in Versilia da avversario: ha già segnato in rosso la data sul calendario?
«Sto contando i giorni, sul serio. Forte dei Marmi mi manca molto, ho passato tre anni bellissimi sia come sportivo che come uomo di famiglia. Ho scelto lo Sporting quest'anno perché qui l'hockey è vissuto con un professionismo che in Italia manca ancora, ma a gennaio per me sarà come tornare a casa. Spero di rivedere il palasport strapieno e di ritrovare i tanti amici che ho lasciato lì in Versilia: nei 50 minuti sarò un avversario, e sarà molto difficile per me, ma finita la partita correrò ad abbracciare i tifosi del Forte».
La fascia di capitano quest'anno è andata ad Enric Torner: ha qualche consiglio da dare al suo successore?
«Nessuno la merita più di lui. Quel che posso dirgli è che la fascia di capitano non è qualcosa che va indossata con leggerezza: bisogna avere la consapevolezza che è una responsabilità e si è un punto di riferimento non solo per la squadra ma anche per i tifosi. Enric è giovane, ma sono sicuro che se la caverà alla grande».
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