Dai prof all’Eccellenza per star vicino alla moglie
La scelta di vita di Marco Granaiola, 26 anni, sceso nei dilettanti dopo le nozze «Niente rimpianti. E poi questo Seravezza è una società da categoria superiore»
di Massimo Guidi
Un centrocampista di quantità ma anche di qualità. Uno che può giocare da mezz'ala o da "braccetto" secondo il nuovo alfabeto del calcio del duemila ma anche da vertice basso ovvero da regista per tornare ad una definizione del calcio del secolo scorso. E' il ritratto di Marco Granaiola, l'acquisto di maggior spessore operato in estate dalla dirigenza dal Seravezza, formazione che milita nel campionato di Eccellenza. Un innesto azzeccato che ha contribuito al buon inizio di stagione della formazione del presidente Vannucci (segnando già due reti in altrettanti match di campionato), data tra le favorite del torneo nei pronostici della vigilia. Ventisei anni, pietrasantese, Marco vanta una carriera di tutto rispetto come segnalano le 102 presenze tra i prof con Cuoiopelli, Olbia e Celano e le oltre cento in serie D ancora con Celano, Vis Pesaro e Scandicci. Cresciuto nel fertile vivaio della Don Bosco Mazzola, che in passato ha sfornato tanti buoni giocatori, Marco ha avuto tra i primi allenatori Paolo "Chiodino" Mariani. «È stato il mio primo allenatore - confessa - ed è stato determinante per le cose che mi ha insegnato». Ha poi militato nelle giovanili del Versilia prima di passare al Margine Coperta e poi all'Empoli dove ha vestito la maglia della Primavera. Da Empoli il passaggio alla Cuoiopelli (C/2) dove rimane per due stagioni quindi un campionato ad Olbia e quattro a Celano tra C/2 e serie D. Poi nelle ultime due stagioni le esperienze con la Vis Pesaro e lo Scandicci.
Hai avuto modo di frequentare un vivaio importante come quello dell'Empoli: cosa ricordi di quelle stagioni?
«Sono stati anni importanti che hanno contribuito a formarmi. Ho avuto modo di giocare con ragazzi che poi sono arrivati fino in serie A come Tonelli, Fabbrini (ora al Birmingham, ndr) e Caturano che in questo inizio di stagione sta segnando a raffica a Lecce».
Hai qualche rimpianto per non essere arrivato ai massimi livelli?
«No. Assolutamente. Sono contento per il percorso che ho effettuato con la consapevolezza di essermi guadagnato i traguardi raggiunti con l'impegno nel lavoro quotidiano».
Qual è stato il tuo modello giovanile?
«Nel mio ruolo non ne ho mai avuto uno in particolare. In assoluto il mio idolo calcistico è sempre stato Baggio».
Per quale squadra tifi?
«Per l'Inter che al di là della vittoria sulla Juventus regala più sofferenza che gioie».
Ma veniamo al tuo presente. Sei approdato per la prima volta tra i dilettanti. Perché questa scelta?
«In estate mi sono sposato e dunque avevo piacere di stare a casa. Ho avuto un colloquio con il presidente Vannucci, una persona che mi ha fatto una buona impressione, e dunque ho accettato quello che mi proponeva. E non mi sono pentito perché di seguito ho avuto modo di vedere che il Seravezza ha un'organizzazione societaria da categoria superiore».
E l'impatto con la realtà dei dilettanti come è stato?
«Vivo il calcio prima di tutto come passione. Non smetto mai di giocare nemmeno d'estate, quindi per me la categoria conta relativamente».
Oltretutto hai iniziato alla grande segnando due gol in altrettante gare...
«Il gol non è il mio mestiere. In carriera il mio record è di tre reti realizzate nella passata stagione con lo Scandicci. In queste prime partite il mister mi ha impiegato da mezz'ala con licenza di inserirmi ed ecco che sono arrivati i gol».
Anche se siamo all'inizio quali sono le ambizioni del Seravezza?
«Non ci possiamo certo nascondere dietro un dito. Diciamo che puntiamo ad arrivare tra le prime cinque. Non sarà facile perché ho avuto l'impressione che ci siano parecchie squadre di buon livello».
Come ti sei trovato con i nuovi compagni di squadra?
«Bene. Conoscevo solo Mancini e Barbetti perché sono di Pietrasanta. La rosa è stata parecchio rinnovata rispetto alla scorsa stagione ma siamo riusciti subito a fare gruppo e credo sia un fattore importante per ottenere i risultati».
E a proposito di risultati la stagione è iniziata nel migliore dei modi: pareggio all'esordio in trasferta e poi vittoria in goleada nel derby con il Pietrasanta già superato due volte in Coppa Toscana. Cosa hai provato a sconfiggere la squadra della tua città?
«Una certa emozione. E' vero che abbiamo affrontato i biancocelesti per la terza volta nel giro di pochi giorni. Comunque giocare contro la squadra della propria città fa sempre effetto anche se non ho mai indossato la maglia del Pietrasanta».
Vieni descritto come un bravo ragazzo ed un calciatore corretto. Ci vuoi raccontare come ti sei beccato dieci giornate di squalifica nell'ultima stagione a Celano? Una roba da far impallidire Sivori e Boninsegna.
«Sì una punizione severa soprattutto se si considera che non avevo fatto niente. Durante la partita ero stato espulso per proteste. Quindi a fine gara quando è successo un po' di parapiglia nel tunnel che portava agli spogliatoi non ero nemmeno presente. Evidentemente l'arbitro non era riuscito ad individuare chi aveva scatenato la rissa e ci ho rimesso io che ero il capitano. Una ingiustizia che mi ha fatto finire il campionato già a marzo».
Sei ancora giovane ma hai già pensato se ti piacerebbe restare nel calcio anche dopo aver appeso le scarpe al chiodo?
«Ho solo 26 anni e quindi mi sembra prematuro immaginarmi in un ruolo diverso da quello di calciatore. E' poi mi piace troppo giocare a calcio e quindi mi piacerebbe poter andare in campo fino a 40 anni».
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