Il Tirreno

Versilia

Verdi, il difensore di ferro che fa sognare il Real Forte

di Massimo Guidi
Verdi, il difensore di ferro che fa sognare il Real Forte

Da globetrotter del calcio a leader dei nerazzurri insieme a capitan Arzelà «La promozione in serie D? A questo punto il destino è nelle nostre mani...»

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FORTE DEI MARMI. E' il caudillo della difesa del Real Forte Querceta, una delle meno battute del girone e che nelle ultime cinque gare (tutte vinte dai nerazzurri) ha subito appena tre reti. Assieme a capitan Arzelà è uno dei leader riconosciuti della squadra, ruolo che Matteo Verdi (35 anni e mezzo) si è guadagnato lottando come una furia su tutti i palloni. Un esempio per i più giovani che lo stanno seguendo verso il traguardo della serie D, ormai ad un respiro dopo i risultati dell'ultimo turno. Emiliano della provincia di Reggio, Matteo conosce il calcio che conta con il Parma: gioca per tre anni nella Primavera, con la quale partecipa alla Coppa Carnevale al fianco di Apolloni (attuale tecnico dei ducali) e del futuro campione del mondo Simone Barone. Ed ha anche l'occasione di vivere da vicino il Parma dei tempi d'oro, quello che ha la difesa blindata da Thuram, Sensini e Cannavaro ai quali il giovane Matteo cerca di rubare qualche segreto.

Dopo una stagione al Carpi (C/2) arriva l'esperienza francese, a Nizza, dove contribuisce alla promozione in serie A della formazione della Costa Azzurra. Poi il ritorno in Italia che gira da Nord (Biella) a Sud (Potenza) passando anche una prima volta dalla Toscana (Carrarese ed Aglianese) prima di approdare, nell'estate del 2006, al Forte dei Marmi di Cristiano Ciardelli fresco di promozione in serie D dopo un digiuno di oltre trenta anni. «Mi ero appena sposato ed avevo cercato una sistemazione vicino a La Spezia la città di mia moglie». Ma la stagione finisce con la retrocessione e soprattutto con insanabili problemi societari ed allora Matteo riparte. Forcoli, Montichiari (quattro stagioni) e Sestri Levante. Poi tre anni fa il ritorno al Forte (in Promozione) dove questa volta trova una società solida, decisa a salire in alto. In carriera ha giocato in sei categorie diverse dalla serie B alla Promozione e vanta oltre 200 presenze tre i professionisti.

Matteo, i risultati dell'ultimo turno vi hanno aperto le porte della serie D. E' d'accordo?

«Piano. Ancora non c'è niente di deciso perché ci sono ancora tre gare da giocare».

I due punti di vantaggio sono comunque un buon tesoretto.

«Sapevamo che chi sbagliava qualcosa in quest’ultimo mese di campionato si sarebbe poi trovato in difficoltà. Ora il pallino è nelle nostre mani. E dunque saremo solo noi a decidere il nostro destino».

Anche perché il vostro calendario è migliore rispetto a quello del Camaiore: voi due gare in casa su tre, i bluamaranto devono giocare due volte in trasferta.

«Sicuramente il calendario è dalla nostra parte. Il Camaiore ha due trasferte su campi come quelli di San Gimignano e Lammari che hanno rettangoli di gioco molto brutti dove le squadre che giocano a calcio si trovano in difficoltà. Comunque noi dobbiamo solo pensare a giocare le ultime tre gare come fossero la finale di Champions. Dobbiamo vincere quelle tre gare e allora il Camaiore non ci potrà raggiungere. Ecco perché ho detto che saremo noi gli artefici del nostro destino».

Per il Real Forte sarebbe un doppio successo: vincere da favoriti non è mai facile e poi riscattereste la stagione scorsa. Quali sono le differenze tra le due squadre?

«Anche alla vigilia dello scorso campionato ci davano tutti come favoriti numero uno, poi sappiamo tutti come è andata a finire. Le differenze con la passata stagione? Direi che quest’anno siamo stati bravi a non lasciarci andare sul piano dei nervi nei momenti di difficoltà».

Quanto conta avere in squadra un terminale offensivo come Arzelà?

«E' determinante perché ogni anno sa garantire un bottino importante di reti».

Ma anche la difesa, di cui lei è la guida, sta facendo bene. Soddisfatto del suo reparto?

«Abbiamo avuto qualche difficoltà. Poi grazie anche ai rientri di Petri e Chimenti il reparto ha ritrovato l'assetto. E adesso tra difesa ed attacco c'è un buon equilibrio. Quello che serve per vincere i campionati».

Quanti campionati ha vinto in carriera?

«Ho vinto la serie B francese con il Nizza e la serie D a Montichiari».

A proposito di Nizza, come nasce la sua esperienza in Costa Azzurra?

«Mi ha portato Walter Salvioni che era stato il mio tecnico nella Primavera del Parma. Con me c'era anche Ghidini, un altro ragazzo del settore giovanile del Parma. Una bella esperienza. Bella città e poi da quelle parti il calcio viene vissuto in maniera meno esasperante che da noi».

E dell'esperienza a Parma cosa ricorda?

«Sono stati tre anni bellissimi durante i quali ho giocato a fianco di ragazzi che poi sono arrivati in Nazionale come Apolloni e Barone. Ho avuto modo di vedere da vicino giocatori importanti ed un grande tecnico come Carlo Ancelotti».

Segnatamente al suo ruolo qual è stato il giocatore di quel Parma che lo ha maggiormente impressionato?

«C'era gente come Cannavaro e Sensini. Ma il più forte di tutti era Thuram: tecnica, fisico e grande senso tattico. Un fuoriclasse».

Lei è rimasto tifoso del Parma?

«Mai stato tifoso dei gialloblù. Fino da piccolo ho sempre tenuto per l'Inter, una malattia che mi ha trasmesso il mio babbo Liberto».

A chi dedicherà la vittoria del campionato?

«Mi piacerebbe dedicarla a mia moglie Francesca e a mio figlio Gregorio che ha tre anni e mezzo. Quando giochiamo in casa sono sempre presenti a fare il tifo».

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