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Il Cassano della Versilia che fa vincere il Corsanico

di Massimo Guidi
Il Cassano della Versilia che fa vincere il Corsanico

Il bomber Matrone in quindici gare ha segnato diciotto gol e punta a quota cento: «Se quindici anni fa avessi avuto la testa di adesso giocherei in serie B»

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VIAREGGIO. «Se avessi avuto quindici anni fa la testa di adesso giocherei in serie B».

È l’inizio promettente della chiacchierata con Alessandro Matrone, 32 anni, super bomber del Corsanico con 18 reti segnate in 15 gare. Un personaggio genuino il quale non ha problemi ad ammettere che se non è riuscito ad arrivare nel calcio che conta è esclusivamente colpa sua: «Mi piaceva troppo andare in giro e in discoteca, uno stile di vita che non è compatibile per puntare in alto».

Peccato perché ad Alessandro il talento non faceva difetto ma è sempre andato a cozzare con un carattere per così dire esuberante che lo ha portato a scontrarsi verbalmente con molti dei suoi allenatori. Alessandro cresce in una famiglia amante del calcio. Il padre Vincenzo è stato apprezzato centravanti tra i dilettanti: un attaccante alla Boninsegna di quelli che non si lasciavano picchiare dai difensori. Lo zio Tonino invece giocava a centrocampo ed è arrivato ad esordire in serie C nel Viareggio buttato nella mischia da Enzo Riccomini. La prima squadra del nostro ragazzo è il National ed è lì che lo notano gli scout della Lucchese che a tredici anni lo portano in rossonero. Rimane per tre anni a Lucca poi all’alba del nuovo secolo, quando ha appena compiuto 17 anni ha la prima chance tra i professionisti nel Montichiari con il quale fa l’esordio in C/2. Ma tenere un viareggino con sangue napoletano nelle vene tra le nebbie della Padania è impossibile così Alessandro torna in Toscana al Grosseto in serie D. Ma anche in Maremma l’avventura dura poco perché ha qualche divergenza di opinioni con il tecnico e così va alla Pistoiese per giocare nella squadra Primavera. Ma anche qui l’avventura dura il breve volgere di un anno. Insomma le occasioni per il decollo ci sono state ma Alessandro non le ha sapute cogliere. Inizia così l’avventura nel mondo del calcio dilettantistico: Calangianus, Borgo a Buggiano, Lamporecchio, Appennino Pistoiese, Bozzano, Villa Basilica. Stagioni di gol a grappoli e qualche immancabile litigata con gli allenatori. Poi il passaggio al Corsanico: 26 reti il primo mezzo campionato di Terza Categoria, 48 (battuto il record di Angeli) la passata stagione culminata con la promozione in Seconda Categoria e 18 nel campionato attuale che vede la formazione collinare allenata da Tiziano Farnocchia tra le protagoniste del torneo. Da due mesi la compagna Rosa gli ha dato una bambina, Benedetta, la quale ha contribuito a responsabilizzare ancora di più il Cassano della Versilia che si sveglia alle quattro del mattino per andare a lavorare. Poi il pomeriggio tutto calcio: prima per allenare i bambini della scuola calcio del Centro Giovani Calciatori e poi a Corsanico per mettersi agli ordini del tecnico Farnocchia.

Alessandro grazie ai tuoi gol il Corsanico vola: a quale quota di reti ti sei prefisso di arrivare?

«Non lo so. Intanto cercherò di raggiungere il traguardo delle cento reti con la maglia del Corsanico. Poi vedremo».

Come è nata la tua avventura con la formazione collinare?

«Ero a Villa Basilica ma mi pesava un po’ il viaggio. E così quando il mio amico Mirko Farnocchia mi ha chiesto di venire al Corsanico ho detto subito di sì. E non mi sono pentito perché ho trovato veramente un ambiente splendido, una famiglia che speriamo di ripagare centrando l’obiettivo della Prima Categoria».

Tante reti nel calcio dei dilettanti ma il tuo talento avrebbe potuto portarti ben più in alto.

«Il mio carattere non mi ha aiutato. Certo se avessi avuto la testa di adesso non ti dico in serie A ma almeno la serie B l’avrei potuta fare. Però le occasioni vanno colte quando capitano. Mi piaceva andare a zonzo, fare tardi la sera in discoteca, cose che non vanno bene per chi vuole fare dello sport una professione».

Il tuo primo impatto con il calcio di un certo livello è con le giovanili della Lucchese.

«Mi presero dal National e mi mandarono a giocare con i giovanissimi professionisti. Con me c’erano Daniele Mannini e Nicholas Guidi. L’allenatore era Massimo Barbuti il quale mi diceva che dentro l’area ero il più forte di tutti. Ma poi faceva giocare da titolare Cesare Bertolucci. Nonostante l’impiego part time segnai sedici reti».

Tre anni a Lucca poi il Montichiari in C/2 ad appena 17 anni. La tua prima vera occasione tra i professionisti.

«Mi segnalò Mimmo Santoro. Giocai in Coppa Italia contro la Carrarese e poi qualche spezzone di partita in campionato. Ma non mi trovavo bene. Vivevo in un convitto e anche per uscire ad andare a prendere un gelato dovevo chiedere l’autorizzazione ad un dirigente. E allora tornai a casa».

La seconda occasione te la fornisce il Grosseto.

«Giulio Zanni e Maurizio Barcellandi mi portarono a Grosseto che era in Interregionale. Avrei avuto anche un buon trattamento economico perché puntavano su di me. Ma l’allenatore Magrini non mi vedeva. Mi teneva fuori o mi faceva giocare fuori ruolo e allora chiesi di cambiare aria. Passai alla Primavera della Pistoiese dove trovai i miei amici Sacchelli, Palazzolo e Romanini».

Ma anche qui la tua avventura è di breve durata. Cosa successe?

«Mi capitò un infortunio alla caviglia. Poi litigai con il preparatore atletico Sorbello e la mia avventura in arancione finì».

Dopo Pistoia inizia la trafila nelle squadre dilettantistiche dove confermi che il tuo talento in quelle categorie è sprecato.

«Me lo hanno detto in molti. Tra questi Maurizio Macchioni il mio tecnico all’Uzzanese e Maurizio Antonucci che ho avuto al Villa Basilica. Antonucci aveva sempre sentito parlare delle mie doti e dopo avermi visto all’opera mi disse che avrei potuto tranquillamente giocare in serie C».

Tra le tue esperienze ce ne è anche una in Sardegna, al Calangianus in serie D.

«Avevo venti anni. La squadra era allenata da Garau che vestiva anche i panni del giocatore. Non mi faceva giocare e allora me ne tornai a casa. Giocavo nel campionato Uisp nella squadra con la quale giocava anche Matteo Valenti. La sua morte mi colpì molto e decisi di rimanere a giocare con quei ragazzi fino alla fine della stagione. Poi la stagione seguente ripresi con il Lamporecchio per poi passare al Borgo a Buggiano dove segnai ventidue reti e vincemmo il campionato di Prima Categoria. Non fui confermato, non so perché, e così arrivarono le stagioni con Bozzano, Appennino Pistoiese, Bozzano fino al Corsanico».

Oltre a giocare alleni anche i bambini del Cgc. Nel tuo futuro c’è una carriera da allenatore?

«Alleno i bambini del 2007 con i quali sto veramente bene. Più avanti cercherò di prendere il patentino poi vedremo».

Alla luce delle tue esperienze qual è la dote che deve avere un buon allenatore?

«Sicuramente quella di saper capire i giocatori a livello umano».

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