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Hockey: Pedro Gil e il “giallo” della squalifica

Hockey: Pedro Gil e il “giallo” della squalifica

Il Forte ritarda il versamento della tassa di iscrizione del campione spagnolo e scatta la polemica

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FORTE DEI MARMI. «Può un giocatore straniero non autorizzato a scendere in pista, perché non è stata pagata la tassa di partecipazione, scontare ugualmente una giornata di squalifica?». La domanda in questione, che ha scatenato un vero vespaio sui social media, è comparsa su Facebook giorni fa postata da alcuni tifosi del Cgc Viareggio all'indirizzo degli eterni rivali del Forte dei Marmi in merito alla situazione di Pedro Gil, capitano rossoblù costretto agli spalti nelle prime due gare ufficiali della squadra fortemarmina (la Supercoppa e la prima trasferta di campionato a Trissino) per via di una squalifica rimediata la scorsa stagione in Coppa Italia. Fino alla scorsa settimana però il nome di Gil non figurava nell'elenco degli autorizzati a scendere in pista, dato che ancora non erano stati versati i 6mila euro di tassa dovuti alla federazione. Da qui il quesito: la sfida di Supercoppa può contare per Gil come una delle due giornate di squalifica? «Assolutamente sì - risponde il consigliere federale Marcello Bulgarelli - dato che le squalifiche si scontano in base al tesseramento: Gil ha dunque scontato le due giornate nelle prime due partite che avrebbe potuto potenzialmente disputare. È stata poi una decisione della società Hockey Forte - spiega Bulgarelli - pagare più tardi la tassa, dato che è possibile saldare il conto fino a 4 giorni prima dell'effettivo ingaggio in pista».

Piccata la risposta del presidente del Forte Piero Tosi. «Fino a prova contraria non devo rendere conto delle spese della società ai tifosi del Cgc - dichiara il patron rossoblù - io il regolamento lo conosco bene, so quello che faccio e come amministrare la mia società. Per quante ne sanno loro, avremmo anche potuto aspettare l'eventuale vincita della Supercoppa e pagare con quella i 6mila euro: non avendo necessità di schierare Gil, abbiamo solo preferito aspettare».

G.B.

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