Il Tirreno

Versilia

Sfottò e stadi pieni «Ecco il mio derby con il Pietrasanta»

di Massimo Guidi
Sfottò e stadi pieni «Ecco il mio derby con il Pietrasanta»

L’amarcord di Ceragioli, storico ex dirigente del Camaiore «Ma domenica non ci sarò, non mi sembrerebbe corretto»

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CAMAIORE. Domenica al XIX Settembre la sua assenza non passerà inosservata, perché Brunello Ceragioli ha scritto pagine importanti nella storia del Camaiore e del calcio versiliese più in generale. Non ci sarà a seguire il derby tra Pietrasanta ed il “suo” Camaiore. «No, non ci sarò, non mi sembrerebbe corretto», ma sarà su un altro campo: «Andrò a vedere il Seravezza o il Viareggio», così tanto per tenersi aggiornato su quello che succede in categoria. In vista di una possibile chiamata di qualche società che abbia bisogno dell’esperienza e della capacità di chi per oltre quaranta anni ha allestito la formazione del Camaiore, andando a pescare spesso giocatori ad altri sconosciuti.

«L’anagrafe è impietosa - sorride mentre aspira una boccata dall’inseparabile sigaro - ma non mi sento ancora del tutto fuori dall’ambiente. Se si presentasse l’opportunità di una collaborazione con una società che ha voglia di crescere non mi tirerei certo indietro». Tornando al derby, va rilevato che Ceragioli ne ha vissuti una bella fetta dei quarantaquattro di campionato, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. «Era la prima volta che il Camaiore approdava in serie D, categoria nella quale rimanemmo per cinque stagioni consecutive. disputando tanti derby interessanti con il Pietrasanta. Eravamo un po’ la bestia nera del Pietrasanta, che ogni anno allestiva squadre più competitive della nostra ma che specialmente a Camaiore non riusciva a spuntarla». A Camaiore erano gli anni di Corrado Orrico, agli inizi della carriera come allenatore, e di un diciottenne fortemarmino, Paolo Rosi, che la Fiorentina aveva mandato a giocare in bluamaranto per una specie di punizione. «Giocò quasi tutte la gare segnando anche qualche rete, e l’anno dopo tornò a Firenze», ricorda Ceragioli. Ma anche di Quinto Bertoloni e del mitico Arnaldo Romboni «che dopo avere sostituito Benaglia – ricorda ancora Brunello - guidò i bluamaranto ad una clamorosa salvezza. Nel Pietrasanta c’erano Tentorio, Nimis, tutta gente che aveva giocato in categorie superiori». Erano gli anni in cui i derby versiliesi erano ancora molto sentiti. «Con il Viareggio in serie C, quello con il Pietrasanta assumeva una veste importante. Erano partite che richiamavano oltre mille persone sia a Camaiore che a Pietrasanta. E i giorni che precedevano la partita servivano a caricare l’ambiente. Ricordo ancora con piacere gli sfottò tra i dirigenti delle due squadre, la prevendita dei biglietti già dal lunedì e le riunioni al circolo bluamaranto. Tutte cose che appartengono al passato, perché oggi manca il senso di appartenenza per la squadra della città in cui vive e la maggioranza delle persone preferisce seguire le partite in televisione. Non curandosi più di andare allo stadio, magari con amici, per seguire una partita di quello che continuo a definire il vero calcio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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