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A 22 anni va in Russia per diventare allenatore
Andrea Bianchi, tecnico dei ragazzini del Piano di Mommio, sta svolgendo uno stage allo Zenit San Pietroburgo: «Un’opportunità unica per crescere»
VIAREGGIO. A ventidue anni si può vedere il calcio anche da una prospettiva diversa. A quell’età si parla solitamente di giovani promettenti, di belle speranze. Andrea Bianchi, invece, ha deciso di compiere prestissimo il grande salto. Da tre anni, infatti, allena i ragazzini del Piano di Mommio. «Ho smesso di giocare a 17 anni - dice - non mi divertivo più, avevo perso gli stimoli». Pensa in grande, l’aspirante tecnico viareggino. Al punto che dal 5 settembre è a San Pietroburgo, in Russia, per uno stage (ci resterà sino al 25). Per la squadra dell’ex tecnico Luciano Spalletti Andrea nutre una passione sfegatata. Non è quindi un azzardo parlare di sogno realizzato. Sta infatti seguendo gli allenamenti delle squadre giovanili del club, sotto la supervisione di Alexandre Nizelik, in passato collaboratore proprio di Spalletti e pure di Fabio Capello, ct della nazionale russa. «Me lo ha fatto conoscere Giorgio Eritreo - spiega Bianchi - Quest’estate facevo parte del gruppo di allenatori che curavano il camp estivo per ragazzi russi a Forte dei Marmi. È stata un’opportunità da cogliere al volo. Potrò accrescere il mio bagaglio di esperienza, sia sul profilo calcistico che su quello umano. Ero già stato a San Pietroburgo in primavera». Bianchi sta bruciando rapidamente le tappe. Il suo percorso formativo è passato anche da Bologna: per dieci giorni ha potuto conoscere dal vivo i metodi di lavoro del club felsineo, che col Piano di Mommio ha instaurato un rapporto di collaborazione volto alla valorizzazione dei rispettivi vivai.
In realtà, la carriera di Bianchi era cominciata a Lido di Camaiore. «Per sei mesi ho seguito Alessandro Oggiano (che ha portato i ragazzini gialloblu alla conquista della Ringo Cup): è stata una figura preziosa».
Il risultato conta, ma non è tutto, per Andrea. «Parliamo di ragazzini, in palio non c’è un Mondiale. Più cresci e più capisci la differenza tra il calcio giovanile e quello professionistico. Al momento preferisco nettamente stare con i bambini: voglio che si divertano e che imparino a rispettare regole ed avversari. In questo mi posso ritenere fortunato. Da parte dei genitori ho trovato la massima collaborazione, loro sono contenti del mio operato. Cerco sempre di fare gruppo, di non escludere nessuno. E soprattutto i ragazzi non dicono parolacce. Già questa per me è una grande vittoria. Prima le famiglie si lamentavano perché i loro figli giocavano poco. Con me questo problema non si pone - conclude - perché i calciatori hanno lo stesso minutaggio, a prescindere dalla loro bravura».
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