Il Tirreno

Versilia

Motaran, il capitano che portava con sé sia il Forte che il Cgc

di Gabriele Buffoni
Motaran, il capitano che portava con sé sia il Forte che il Cgc

Insuperabile in difesa e con un tiro da grande goleador «Ma senza Mariotti non avremmo avuto la stessa grinta»

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FORTE DEI MARMI. Un colosso in difesa con il tiro micidiale del bomber e la precisione di un cecchino: è lui il capitano della nazionale italiana di hockey su pista che pochi giorni fa ad Alcobendas ha trascinato la selezione azzurra, dopo 24 anni di "digiuno", sul tetto d'Europa. Ma Davide Motaran, vercellese di 29 anni (ne compirà 30 il prossimo novembre), è ormai anche un "versiliese d'adozione" dato che ha militato nelle fila del Cgc Viareggio (ricoprendo anche il ruolo di capitano dopo l'addio di Alberto Orlandi) e che vestirà nella prossima stagione la maglia rossoblù del Forte dei Marmi: insomma, anche l'intramontabile capitano azzurro ha portato con sé un po' di Versilia nel successo italiano.

Successo, però, che non ti aspettavi, non è vero?

«Penso che nessuno di noi si aspettasse di arrivare all'oro: le nostre ambizioni erano frenate da Spagna e Portogallo che sono state negli ultimi anni le dominatrici indiscusse del palcoscenico europeo e mondiale. Puntavamo al raggiungimento di una medaglia, sapendo però che sarebbe stata un'impresa».

Invece quest'Italia ha sorpreso tutti: qual è stata la carta vincente che vi ha permesso di strappare il trofeo dalle mani degli iberici?

«Non so, forse il cuore e il coraggio di dare il tutto per tutto in pista. Diversamente dalla Spagna, che ha campioni stellari come Pedro Gil e Bargallò, o dal Portogallo noi non siamo per nostra natura una squadra "schiacciasassi": fatichiamo a concludere a rete, puntiamo tutto sul gioco e sulla difesa. Però stavolta abbiamo saputo soffrire, mettendoci la grinta giusta e ribaltando spesso la situazione in pista».

Contro Spagna e Portogallo non si poteva fare di più, ma non sempre si è vista un'Italia formidabile: quando hai capito che potevate puntare all'oro?

«Ho iniziato a pensare all'oro solo dopo la vittoria con la Francia nell'ultimo turno, quando l'argento era già assicurato. Però il match contro la Germania secondo me è stato risolutivo in questo senso, quando a 8' dalla fine eravamo sotto per 2-0: in quel momento ho sentito la "scintilla" giusta, quella che ci ha dato la svolta più importante».

I timeout "coloriti" di Mariotti hanno fatto il giro d'Europa: quanto è stato utile l'incitamento dalla panchina?

«Tanto, davvero: Mariotti è un motivatore incredibile e tra i migliori allenatori in Italia. Ognuno di noi però ha guardato dentro di sé per risvegliare l'orgoglio che ci ha fatto vincere la Coppa».

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