Il Tirreno

Versilia

Olimpiadi, quando il bob parlava anche fortemarmino

di Massimo Guidi
Olimpiadi, quando il bob parlava anche fortemarmino

Vent’anni fa Stefano Ticci conquistò uno storico bronzo ai giochi invernali di Lillehammer «Oggi questa disciplina è in crisi perché non si investe più nella ricerca dei materiali»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Venti anni fa l’Italia ottenne alle Olimpiadi invernali norvegesi di Lillehammer il suo miglior risultato di sempre, tutt’ora imbattuto, piazzandosi al quarto posto della classifica finale con venti medaglie. Grazie alla splendida Manuela Di Centa (cinque medaglie) ai suoi colleghi fondisti, con la staffetta capace di battere i beniamini di casa superfavoriti. Poi le medaglie di Deborah Compagnoni, Tomba, i ragazzi dello slittino e quelli dello short track. Ma una delle medaglie più gradite, perché arrivata a spezzare un digiuno che durava da ventidue anni (Sapporo 1972) fu indubbiamente il bronzo nel bob a due. A spingere, è proprio il caso di dirlo, l’equipaggio azzurro verso il podio il fortemarmino Stefano Ticci che grazie ai suoi trascorsi nell’atletica leggera era stato arruolato per consentire al pilota Gunther Huber di non perdere troppo nella delicatissima fase di partenza, quella che può incidere in maniera determinante nell’andamento della gara. «Gunther veniva dallo slittino – ricorda Stefano – e dunque perdeva un po’ in fase di spinta. Ma nelle quattro manches di quella gara riuscimmo a fare sempre uno dei migliori tempi di spinta».

Una medaglia inattesa per chi non seguiva la specialità ma non per i due ragazzi azzurri. «L’anno prima avevamo vinto la Coppa del Mondo e in una gara disputata proprio sulla pista di Lillehammer avevamo superato i due equipaggi svizzeri che poi si sarebbero piazzati ai primi due posti. Quindi nutrivamo la speranza di fare una gara da podio». Ricorda ancora perfettamente quella gara. «Siamo sempre stati tra i primi tre (addirittura primi dopo la terza discesa, ndr) ed abbiamo perso l’oro per una manciata di centesimi (venti) e l’argento per un soffio (cinque centesimi). Ma a quel punto conquistare l’argento o il bronzo faceva poca differenza. Eravamo comunque contenti perché era tanto che l’Italia mancava dal podio. Quel giorno ci andò tutto bene anche a livello climatico perché la temperatura rimase abbondantemente sotto i meno dieci ed i pattini del nostro bob scivolavano meglio con le basse temperature. Ma d’altra parte per ottenere i grandi risultati è indispensabile anche la componente fortuna».

Il podio olimpico è stata una vittoria personale, a livello umano, per l’atleta fortemarmino, che da ragazzo aveva scoperto di essere dislessico. Proprio come Muhammad Alì o Magic Johnson tanto per rimanere in ambito sportivo. «Questo disturbo non mi ha certo limitato. Anzi dalle difficoltà incontrate ho tirato fuori quella forza emotiva che mi ha consentito di arrivare ad ottenere grandi risultati. Per questo dico ai ragazzi che soffrono di questo disturbo di non mollare mai e di praticare sport».

A Lillehammer nella specialità del bob parteciparono atleti provenienti da altre discipline come Edwin Moses, leggenda dei 400 ostacoli o personaggi come il principe Alberto di Monaco che Ticci ha avuto modo di conoscere e al quale è legato per un gustoso episodio capitato qualche anno dopo.

«Cinque o sei anni fa visitò Pietrasanta per ordinare una statua per il padre. Il suo elicottero atterrò allo stadio ed io ero lì per servizio. Quando scese mi riconobbe quasi subito e mi guardò con stupore, forse non pensava che fossi ancora in Polizia, poi mi abbraccio in modo caloroso tra lo stupore di tutti i presenti».

Naturalmente è rimasto in contatto con l’ex compagno Huber. «Ci sentiamo spesso per telefono. L’anno dopo Lillehammer io smisi, dopo dodici anni ero un po’ saturo, mentre Gunther proseguì vincendo tra l’altro l’oro nelle olimpiadi seguenti».

Ormai da tempo fuori dall’ambiente ha comunque una sua idea sul perché della crisi del bob azzurro che non riesce più a rinverdire i fasti del passato. «Credo che il problema principale sia quello economico. Il bob è un po’ come la Formula Uno, c’è molto da investire sui materiali. E poi come in tutti gli sport ci sono i cicli vincenti. Speriamo che in Italia se ne possa riaprire uno al più presto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera