Il Tirreno

Versilia

Dario Ramacciotti Il figlio d’arte che gira il mondo

di Massimo Guidi
Dario Ramacciotti Il figlio d’arte che gira il mondo

La carriera del giocatore dello Sporting non è decollata come sperava: ma anche il beach soccer dà soddisfazioni

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VIAREGGIO. La qualità della vita di fronte alla possibilità di tentare la carriera nel mondo del calcio. Così la pensa Dario Ramacciotti, talento del calcio versiliese rimasto incompiuto anche per motivi, come si suol dire, legati al carattere. «Rimpianti per non avere sfondato tra i professionisti? No. Anche perché ho sempre preferito la qualità della vita alla possibilità di andare a giocare in posti che non mi piacevano. Come a San Giovanni Valdarno. Firmai il contratto poi dopo pochi giorni chiesi di rescindere perché mi ero accorto che quella avventura non mi entusiasmava troppo. Poi per arrivare in alto ci vuole anche fortuna. Io ad esempio avevo tre anni di contratto con la Lucchese che poi fu coinvolta nel fallimento». Ventisei anni torrelaghese, Dario è uno dei tanti figli d’arte. Suo padre Massimo è stato infatti apprezzato centrocampista che ha vestito tra le altre le maglie di Reggiana, Olbia e Messina (con Scoglio allenatore).

Qualcuno negli ambienti calcistici sostiene che se Dario avesse avuto la stessa testa del padre ora non sarebbe a giocare tra i dilettanti.

Ma il ragazzo non è d’accordo. «Sì l’ho sentito dire da qualcuno. Ma non ne sono d’accordo. Se fossi stato così bravo probabilmente non sarei in Prima Categoria. Anzi devo dire grazie a Nicola Batori e Gionata Gori, diesse e tecnico dello Sporting BM che mi hanno dato fiducia».

Una fiducia che il ragazzo è stato ben felice di ripagare domenica scorsa.

Non doveva giocare contro il Barga. Problemi muscolari avevano consigliato il tecnico Gori a lasciare in panchina uno dei suoi giocatori più dotati tecnicamente. Ma all’inizio della ripresa, sul risultato in bianco, il tecnico massarosese ha tentato l’azzardo mandandolo in campo.

E Dario lo ha ripagato segnando un gol pesante come un macigno che consente allo Sporting di continuare a navigare nelle zone alte della classifica. Peccato che pochi minuti dopo l’attaccante abbia di nuovo accusato problemi che lo hanno costretto a lasciare il rettangolo di gioco.

«Il mister mi aveva tenuto in panchina – racconta – perché da qualche giorno lamentavo dolori ai muscoli aduttori. Poi visto che ce ne era bisogno mi ha mandato in campo. Giusto in tempo per segnare il gol della vittoria. Peccato che poi sono dovuto uscire».

Nella sua carriera Dario ha comunque vinto un campionato d’Eccellenza con il Viareggio ed uno di serie D, a 18 anni, con il Varese guidato da uno dei tecnici che al momento vanno per la maggiore: Devis Mangia.

«Era molto giovane. Se non sbaglio alla prima o alla seconda stagione che allenava. Uno che non aveva mai giocato a calcio ma che si vedeva che ci teneva a fare carriera».

Le soddisfazioni Dario se le sta togliendo con il beach soccer vestendo la maglia del Viareggio del Milan (con cui ha giocato recentemente il Mundialito) e della Nazionale (oltre 50 le presenze in azzurro). Insomma, un altro modo di vedere e vivere il calcio ceh regala soddisfazioni.

«Mi diverto perché è un mondo dove c’è meno stress. Il beach soccer mi ha permesso anche di girare mezzo mondo: Dubai, Iran, Qatar, Russia, posti che forse non avrei mai visto».

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