Il presidio
Cavalcante, il muro del Bargecchia
L’esperto difensore fra i protagonisti della prima vittoria stagionale dei collinari
VIAREGGIO. Il Bargecchia ha finalmente conquistato la prima vittoria del suo tribolato campionato. E tra i protagonisti non poteva mancare Enzo Cavalcante, il “caudillo” della difesa che per una volta è arrivata al novantesimo ed oltre senza subire reti.
Trentotto anni compiuti proprio ad inizio mese, Enzo gioca ancora con tanto entusiasmo senza tirare indietro il piede. Ma su questo non potevano esserci dubbi. Basta domandare in giro ai tanti tecnici che lo hanno allenato. Risponderanno che è uno di quei giocatori che vuoi sempre in squadra. Viareggio e Castelnuovo in C/2 poi Cecina e Savona in serie D e poi Calenzano, Lunigiana, Sammargheritese, Folgor Marlia e Vorno tra i dilettanti sono le tappe della sua vita calcistica. «Mi diverto ancora tanto a scendere in campo – racconta - anche perché fisicamente sto bene. Avevo iniziato la stagione nel campionato amatori poi quando mi ha chiamato Paolo Bartolini sono andato a Bargecchia».
Come tanti bimbetti viareggini Enzo inizia a giocare in pineta, molto spesso campo di allenamento della Stella Rossa di Ilario Niccoli, il “Carrara”. Poi il passaggio alla Croce Verde e quindi al Viareggio dove lo porta Bruno Cestari altro personaggio carismatico del calcio versiliese. E proprio a Viareggio dopo avere disputato importanti campionati con la Berretti (a quel tempo, siamo agli inizi degli anni novanta, le squadre di serie C giocavano anche con quelle di A e B) ecco che arriva l’esordio in C/2 con la prima squadra diretta dal tandem Baldini-Tentorio. «Mi fecero esordire a Civitanova. Perdemmo per 4-1 ma comunque quella giornata la ricordo sempre piacevolmente anche perché avevo solo 17 anni». Orgoglioso di vestire la maglia della squadra della sua città Enzo rimane in bianconero anche dopo il secondo fallimento della storia del Viareggio e nel 1995 è tra i protagonisti della cavalcata vincente in Eccellenza. «Una bella soddisfazione. Eravamo uno squadrone con Mannini, Vignali, Pasquini, Manetti ed altri ancora. Un campionato dilettanti difficile perché incontravi squadre con giocatori che scendevano dalla C. Ma noi eravamo troppo più forti».
Poi di seguito cinque anni a Castelnuovo con una vittoria nel campionato di serie D e tante belle stagioni in C/2. Arriva in Garfagnana voluto fortemente da Favarin che lo fa giocare nel quartetto di centrocampo sulla corsia mancina. «Favarin mi aveva voluto dopo avermi conosciuto a Cecina. E’ uno dei tecnici che mi ha insegnato di più assieme a Tentorio. L’anno che arrivammo ai playoff segnai sette reti, mi sono divertito anche se c’era da fare una grande fatica». E proprio al Castelnuovo è legato un episodio che gli fa ancora luccicare gli occhi. «Nel girone c’era anche la Fiorentina o Florentia, come si chiamava in quella stagione. A Firenze giocammo di fronte a trentamila spettatori. Ho ancora la foto scattata sotto la curva Fiesole gremita. Roba da brividi. Un ricordo indelebile».
Massimo Guidi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
