Italia
Tutti gli uomini di patron Marrai: «Gruppo splendido»
L’anima del Tc Italia si gode il primo, storico scudetto: «Quando ci ho creduto davvero? Dopo il trionfo con Genova»
di Gabriele Noli
FORTE DEI MARMI
Un quarto di secolo di sacrifici quotidiani con il sogno mai sbandierato di arrivare, un giorno, a vincere qualcosa di importante, che riconoscesse il valore di tanti sforzi. Il trionfo del Tennis Club Italia nel campionato di A1 a squadre – vinto sabato dopo il successo in finale a Rovereto contro l'Ata Battisti – parte da lontano. Esattamente dal 1986: l'anno in cui Sergio Marrai è diventato la figura di riferimento del circolo di via dell'Acqua. Ha visto i suoi ragazzi alzare la coppa ed ha condiviso con loro una gioia grandissima. Specie perché spedisce nel dimenticatoio la delusione per la finale persa nel 2011 contro il Castellazzo. Eppure Sergio Marrai, in mezzo ad un fiume impetuoso di festeggiamenti, è riuscito a conservare lucidità e autocontrollo.
Finalmente. Trova le parole adatte, patron Marrai. Sotto ogni aspetto. Inevitabile che il primo commento a caldo sia comunque logica conseguenza di una vittoria tanto attesa: «E' andata benissimo – spiega – meglio di quanto pensassi. Abbiamo disputato tre incontri di singolare splendidi, mentre Walter (Trusendi, ndr) forse non era al meglio ed ha avuto la sfortuna di incontrare Grigelis, che ha giocato davvero bene. Poi abbiamo deciso di schierare il nostro doppio migliore: nel primo set non abbiamo fatto bene, al contrario del secondo. Al super tie-break siamo stati bravi ad annullare quattro match point, prima di avere la meglio. Avevamo già incontrato Trento ad inizio campionato e in quell'occasione perdemmo. Stavolta la buona sorte ci ha aiutato, perché serve anche quella, oltre alla bravura».
Consapevolezza. Marrai è sempre stato convinto delle potenzialità della sua squadra. Anche se riconosce che all'inizio non c'era così tanto ottimismo relativamente alle possibilità di vincere il tricolore: «Devo essere sincero: prima che iniziasse il campionato non credevo che fossimo attrezzati per arrivare in fondo, poi siamo cresciuti di partita in partita». E se gli si chiede quando ha capito che il Tc Italia poteva puntare molto in alto, il patron ha le idee chiare: «Quando abbiamo vinto contro Genova. Quella domenica per noi è stata la svolta».
Contro ogni pronostico. In pochi, se non in pochissimi, avrebbero scommesso sul circolo fortemarmino, tradizionalmente competitivo sulla terra rossa, ma molto meno sul veloce: «E' vero che il fattore campo può influire – analizza Marrai – ma alla fine è da diverse settimane che ci allenavamo e giocavamo sul veloce: le gare di Modena e Parma sono state utili e così abbiamo preso confidenza anche su superfici a noi poco congeniali».
L'importanza del fuoriclasse. E' grazie a Filippo Volandri che il Tc Italia ha compiuto il definitivo salto di qualità. Marrai lo ha voluto con insistenza ed ha avuto ragione: «Anche in finale ha trovato giocate fuori dal normale. A 30 anni ha ancora voglia di giocare e lo fa sempre con tanto entusiasmo». Ritengo che questa squadra sia forte quanto quella degli anni '80 con Barazzutti e Bertolucci, ma quella era più una accozzaglia di talenti, mentre questo è un gruppo unito».
Aprire un ciclo. L'apoteosi di Rovereto è un punto di partenza e non certo di arrivo: «La nostra scalata negli ultimi anni è stata costante. Ma non ci sentiamo certo appagati. La nostra mentalità è chiara: ci godiamo questa vittoria, ma a breve ricominciamo subito a lavorare, pensando al prossimo obiettivo». Ed il patron non esclude anche possibili rinforzi: «Se le finanze ce lo permettono, acquisteremo un doppista di livello».
Tutti importanti. Sergio Marrai ci tiene a riconoscere i meriti di chi ha contribuito alla conquista del tricolore: oltre a Volandri, Trusendi, Marrai, Giorgini ed al capitano non giocatore Andrea Parenti, il patron non si dimentica anche di Olaso e Bramanti (che hanno disputato qualche partita nel corso del campionato) e dei dirigenti del circolo: «Il 50% lo ha fatto chi ha vinto sul campo, ma l'altro 50% va attribuito a chi ha lavorato dietro le quinte, aiutando in tutto e per tutto i giocatori».
La dedica. Oltre a ringraziare i tifosi saliti a Rovereto per incitare il Tc Italia nella due giorni di finale, Marrai vuole dedicare il successo al presidente del circolo, Franco Gracci: «Purtroppo essendo all'ospedale non è potuto essere dei nostri. Comunque ci ha visto in televisione e ci ha fatto i complimenti quando ci sentiamo per telefono». Ma quanta è stata la gioia provata sabato pomeriggio? «Devo dire la verità, io sono contento anche perché stiamo portando avanti da anni il nostro lavoro».
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